The Killer Inside Me
Recensione
Lou Ford è un simpatico, noioso, banale vicesceriffo. Vive in città da sempre e tutti pensano di
conoscerlo. Lou ha un sorriso affabile e una bella faccia schietta, di quelle di cui ci si può fidare al
primo sguardo. Ma di Lou sarebbe in realtà meglio non fidarsi. Quando incontra Joyce, una giovane
e avvenente prostituta, Lou intreccia una relazione clandestina con lei, e nel frattempo tesse la trama
per una vendetta. Una di quelle che costerà la vita a un certo numero di persone, alcune delle quali
del tutto innocenti. Ma Lou è uno psicotico del tutto fuori controllo e nulla di quello che fa sembra
realmente toccarlo nel profondo.
Tratto da un interessante romanzo del famoso Jim Thompson, The Killer inside me mette in scena
una convincente discesa nell'inferno della follia apparentemente compensata. Una di quelle che
esplode di colpo e lascia solitamente le persone a interrogarsi sul motivo e sulla reale prevedibilitÃ
di tali derive. Ma la follia, si sa spesso è sotterranea, e ancor più spesso inspiegabile, se non a
posteriori e di solito con l'ausilio di uno specialista. Lou rappresenta un certo numero di personaggi
archetipi, primo fra tutti l'individuo segnato da un passato inconfessabile. Subito dopo sarà la
convincente incarnazione del vicino con la faccia carina, che nel segreto delle mura di casa si
lascia andare a cose inimmaginabili. Infine vedremo emergere il reale Lou: uno psicotico talmente
amorale da riuscire a organizzare la sua vita fino alla fine, con la stessa meticolosa precisione con
cui ha messo a punto i suoi omicidi.
Anni prima delle perizie balistiche e dei test sul Dna, Lou può pensare di farla franca uccidendo
persone e organizzando le scene del crimine come fossero dei set cinematografici. Le sue vittime
sono in parte complici con la loro incredula passività , che ammanta il tutto della sgradevole
sensazione di assistere a una malsana fantasia. Le sue donne muoiono con la rassegnata
consapevolezza di essersi votate all'uomo sbagliato, un'intuizione che sfortunatamente arriverà con
un ritardo tale da impedire a chiunque di porre rimedio all'errore commesso.
La stessa triste consapevolezza che alla fine vedremo comparire anche sul volto di Lou, sottolineata
dall'immortale Donizetti nella più classica delle rivelazioni del sentimento altrui: Una furtiva
lacrima che spunta persino negli occhi di chi si accorge troppo tardi del peso di un amore che non
conosce limiti e che travolge anche la follia, per poi trascinare tutto là dove nessuno potrà mai
recuperarlo.
Un bravissimo Casey Affleck presta il volto a Lou, in una performance esattamente a metà tra le
physique du rôle e una riuscita, glaciale interpretazione del maniaco dell'appartamento accanto.
Jessica Alba mostra una insospettata capacità di contenere la recitazione in una misurata e
convincente rappresentazione di innocenza e stupidità , sentimenti questi che ci si immagina da
sempre alberghino nel cuore di tutte le sfortunate prostitute protagoniste dei noir.
L'ottima mano del regista segue i protagonisti nell'imminenza della tragedia, senza mai dare la
sensazione di suggerire nulla, mentre la fotografia solare e molto retrò ci rimanda senza sforzo
all'interno delle riuscite atmosfere del romanzo.
Ma The Killer inside me in realtà va ben oltre la rappresentazione leale dell'opera di un riconosciuto
maestro del genere noir. Il film di Winterbottom si colloca esattamente al centro delle mai sopite
diatribe sull'impatto che la rappresentazione del male, inspiegabile e mai motivato, può avere sulle
menti deboli. Inoltre la comprensibile rabbia scatenata da scene violente di cui sono protagoniste
donne indifese e che non si difendono, anzi prendono i pugni in faccia col dolore scritto in viso e
quel dolore è di natura morale, è quello dell'incomprensione di fronte al tradimento di chi si ama, è
il solo sentimento possibile nel marasma di reazioni e prese di posizione post femministe improntate
più alla rassicurante rappresentazione della mercificazione del cervello femminile presente nei vari
Sex in the city e consimili, tutti incentrati su donne che si credono forti e sexy solo perché parlano
come gli uomini e comprano scarpe a bizzeffe coi loro personali guadagni.
The Killer inside me ci pone di fronte all'ipocrisia insita nel cuore di tutti quelli che pensano che
la rappresentazione debba infine esimere dal reale sguardo sul male che alberga nel cuore degli
uomini. Un male che ha cambiato faccia mille volte, e la cui rappresentazione ha subito alterne
vicende, ma che non è mai scomparso, neanche nelle epoche più ottimiste in cui quello che non
piaceva finiva spazzato sotto il tappeto del politicamente corretto. Da che esistono i tappeti usati
per lo più come copertura, non ci si è mai potuti esimere dal dargli una energica sbattuta di tanto in
tanto, anche solo per fare spazio alle altre cose che aspettano di esservi seppellite sotto.