Voto medio: 8/10
Numero recensioni: 1

Recensioni

  • Leo Pellegrini - Voto: 7/10

    Se gli Americani andassero di più al
    cinema forse gente come Bush non sarebbe
    al potere. Sconvolgente e allucinante la
    storia fantapolitica (?) che Jonathan
    Demme racconta e che ci tiene
    attanagliati per più di due ore senza un
    attimo di stanchezza (dalla Corea del
    1952 e da quel terribile capitolo che fu
    il Maccartismo, temi del film di
    Frankenheimer, ci spostiamo alla recente
    guerra del Golfo e allo strapotere delle
    multinazionali made in America).
    E’ il corrispettivo nella fiction (?) di
    "Fahrenheit 9/11" e se quest’ultimo è
    piaciuto, "The Manchurian candidate" è
    senz’altro da vedere. «Volevo che questo
    film fosse un thriller psicologico –ha
    dichiarato il regista- ma sullo sfondo
    c'è ovviamente tutto quello che sta
    accadendo oggi negli Stati Uniti dove le
    corporation hanno un ruolo fondamentale
    nelle decisioni prese ai vertici della
    politica».

    Il film non è esente da difetti:
    eccessivo ricorso ad effetti speciali
    (inutili), varie incongruenze nella
    trama e soprattutto un finale da
    dimenticare: messo probabilmente per
    esigenze di produzione e di generale
    buonismo a stelle e strisce (se Demme
    avesse tagliato gli ultimi dieci minuti
    il film avrebbe avuto ben altro
    spessore).
    Interpreti superlativi (anche perché al
    regista interessano non tanto le
    «tecniche» sul lavaggio del cervello,
    quanto i personaggi, sia quelli che
    ordiscono la terribile macchinazione sia
    le loro vittime): Liev Schreiber è
    bravissimo, Denzel Washington offre una
    delle sue migliori interpretazioni e…
    Meryl Streep… Che dire? Da applauso come
    non mai nel caratterizzare un
    personaggio, per lei inusuale, odioso
    fin dalle prime inquadrature e che la
    conferma, ancora una volta, la numero 1
    del cinema mondiale.