Monografia: Park Chan-Wook - Intervista
Intervista
La
quasi totalità dell'opera di Park Chan-wook è permeata di un sottotesto
ironico che diviene palese in alcune opere, mentre in altre resta sottinteso, a
volte velato e in alcuni casi solo sussurrato. Il trionfo di questa ironia è
rappresentato dal poetico I'm a Cyborg,
but that's ok che, tralasciando per il momento la tematica della vendetta
centralissima nella prima parte della sua produzione, gli consente di esprimere
al meglio il suo talento capace di esplosioni pirotecniche e nel contempo di
profonde immersioni nell'animo umano. La parte maniacale del film richiama gli
eccessi delle sue opere precedenti, come la famosa scena del polipo o quella
ancora più emblematica del corridoio e del martello, entrambe presenti in Old
Boy, mentre solo successivamente l'autore trova spazio per la
rappresentazione della follia tout court, che diviene poesia nel momento in cui
si abbandona il giudizio e se ne esplora il contenuto. Anche in Sympathy
for Lady Vengeance avevamo avuto un assaggio della capacità di Park di
contenere l'orrore all'interno del sottotesto ironico e della sua
predilezione per la rappresentazione dell'eccesso come strumento di denuncia.
Nel progetto corale If You Were Me il
tema della denuncia viene mostrato più chiaramente e la storia di Park spicca
per la capacità espressiva delle sole immagini, cosa peraltro privilegiata dal
regista.
Park
nasce a Seoul il 23 agosto 1963 da una famiglia cattolica e borghese e dichiara
di ricordare il momento esatto in cui al liceo vide La donna che visse due
volte di Alfred Hitchcock. Dopo il liceo decide per l'Università
cattolica di Sogang, dove si iscrive a filosofia. Contemporaneamente si dedica
al cinema impegnandosi nelle attività del circolo cinematografico
universitario. Inizia a scrivere di cinema pubblicando saggi e recensioni. Dal
1988 lavora sul campo svolgendo i compiti più diversi e diventa così primo
aiuto regista di Kwak Jae-young. E' in questo periodo che vedono la luce i
suoi primi lavori The Moon is? The Sun's Dream, che
racconta la storia di due fratellastri, uno fotografo e l'altro gangster a
Pusan che si combattono a causa della donna e dei soldi che il primo ha
sottratto al secondo, e Trio incentrato su due balordi che mentre tentano
una rapina si fanno coinvolgere da una donna nella ricerca del figlio di lei. Nel
1999 produce Judgement, che viene selezionato al festival di
Clermont-Ferrand. Malgrado lo scarso successo di Trio, l'importante
casa di produzione Myung Films era rimasta colpita dal talento del regista e nel
2000 propone a Park di curare l'adattamento per il grande schermo del romanzo
di Park Sang-yun DMZ. Nasce così il giallo politico JSA - Joint
Security Area, straordinario successo in patria e all'estero, diventato
istantaneamente uno dei classici della produzione contemporanea. La trama è una
complessa storia che si svolge a Panmunjom, un villaggio al confine tra le due
Coree. Quando due soldati del nord vengono trovati uccisi, i sospetti si
accentrano su un soldato del sud, Lee Soo-Hyuk, trovato ferito nella terra di
nessuno. Le due Coree si accusano l'un l'altra e invocano l'intervento di
una forza di pace composta da stati neutrali. Sophie E. Lang é incaricata di
seguire il caso, aiutata da un capitano svedese deve affrontare la ostinata
reticenza sia di Lee Soo-Hyuk che del sergente Oh Kyung-Pil, l'unico
sopravvissuto nel posto di guardia. Cercando tra mille difficoltà di vincere le
difese dei due uomini, Sophie si trova presto davanti ad una situazione più
complessa del previsto, complicata dal suicidio del principale testimone e
quando porterà a termine le indagini scoprirà una verità insospettabile. E'
in questo primo successo internazionale che si incominciano a notare le capacità
di Park il quale sfrutta a dovere l'ambientazione, chiudendo i personaggi in
interni spesso angusti e illuminati in maniera spettrale: non è affatto un caso
che l'unico vero esterno, non considerando tale quello comunque claustrofobico
della base militare dove si svolgono le indagini, sia proprio il ponte tagliato
dal 38° parallelo che impariamo a conoscere già dalle primissime immagini, ai
lati dei quali lavorano le due guardie protagoniste. La tensione sprigionata
dagli interni diventa ben presto palpabile, mentre non si avverte nemmeno per un
secondo l'ombra di un qualche cliché nel confronto tra i personaggi, si ha
tempo per ammirare la bravura degli attori, il pudore di Park nel trattare
l'amicizia e l'intelligenza con cui viene sfruttato narrativamente
l'emergere del passato del maggiore. Se il film è diretto con grande
conoscenza dei generi, quello che è davvero sorprendente è che un quasi
esordiente sia riuscito a fare un ritratto tanto lucido delle ragioni di
entrambi i paesi, riuscendo al contempo ad essere estremamente critico verso il
proprio; i nordcoreani vestono una divisa, ma nonostante la propaganda di regime
si pongono domande a cui vorrebbero fosse data una risposta, i sudcoreani invece
hanno la testa imbottita di precetti militari a cui sembrano dare sin troppo
ascolto. E quel finale lirico, ma limpidamente polemico, in cui si rievoca
l'incidente diplomatico, con entrambe le parti intente a spararsi, è
lancinante anche per chi non condivide il retroterra culturale coreano.
Park
diventa improvvisamente un cineasta acclamato e nel 2002, sfruttando la sua
fama, riesce a trovare i finanziamenti per un progetto a cui stava lavorando da
cinque anni: Sympathy for Mr. Vengeance. Definito dallo stesso regista un
omaggio a La vendetta è mia (1979) di Imamura Shohei, il film divide
profondamente il pubblico coreano ma diviene un cult presentato in numerosi
festival internazionali. Ryu è un sordomuto che ha una sorella che necessita di
un operazione costosa. La sua unica risorsa è vendere un rene e metterci pure i
soldi che ha da parte per far si che la sorella abbia l'operazione in tempi
brevi. Ovviamente si sveglierà senza rene né soldi. Nel frattempo l'ospedale
lo contatta per l'operazione di sua sorella, ma i soldi che gli occorrono sono
andati col suo rene. Lungi dall'arrendersi Ryu insieme con la fidanzata decide
di rapire la figlia di un facoltoso imprenditore. E da questo punto in poi il
film si fa da action ad incredibile, tutto quello che succede sembra davvero
troppo, ma noi non ne abbiamo abbastanza e lasciamo che il regista ci porti
sull'ottovolante delle sue fantasie con spensierata ingenuità, motivo per cui
ogni pugno nello stomaco che prenderemo ce lo saremo cercato.
Sebbene immaturo rispetto ai successivi, questo lavoro spicca per
dinamismo e per originalità. Chan-Wook Park ha comunque una capacità tecnica
assolutamente superiore e la sua regia sebbene ancora in via di definizione, ha
un tratto deciso che gli vale l'attenzione della critica. Symphaty
for Mr Vengeance ha dalla sua una grossa spontaneità che nelle successive
opere verrà stemperata a favore di una regia più pulita e quindi in alcuni
casi superlativa, i suoi attori hanno una maschera espressiva e nel contempo
anonima che li rende pericolosissimi. Nessuno ha paura del proprio tranquillo
vicino ma, nel mondo di Chan Wook-Park questa è una leggerezza che può costare
cara. Concetto che viene portato all'estremo nel successivo Old Boy,
tratto dall'omonimo fumetto giapponese scritto da Garon Tsuchiya e disegnato
da Nobuaki Minegishi. Oh Dae-Su, un uomo qualunque con una vita molto anonima,
viene rapito e rinchiuso per un certo numero di anni, senza avere la più
pallida idea del perché e di chi abbia deciso una simile operazione ai suoi
danni. La moglie intanto viene uccisa e lui ricercato per il crimine che non ha
mai commesso. A questo punto la vendetta sembra essere l'unica ragione di vita
e fine ultimo del malcapitato. Infatti appena si trova fuori, con una rabbia
accumulata che ha avuto quindici anni per lievitare, si scatena in una tale
sarabanda di avventure da far temere per la sua incolumità. Famosissima la
scena del corridoio e del martello, una scena da annali del cinema action, con
un sottotesto ironico che affiora solo alla fine e ridefinisce il tutto a favore
di una celebrazione dell'ironia come superamento della violenza inspiegabile
ed immotivata che la società ci costringe a subire. Molte anche le polemiche
intorno alla famosa scena del polipo, che ha sguinzagliato gli animalisti di
tutto il mondo in una ridicola caccia alle streghe ai danni del regista. Old
Boy è un'opera assai più matura, rispetto a Mr.
Vengeance e il racconto serrato ci fa dimenticare alcune piccole ingenuità
nel plot, che comunque resta un gioiello in fatto di contorsioni mentali e il
finale rimane quanto di più incredibile ed assolutamente asiatico si possa
concepire.
Il
film fa registrare ottimi incassi al botteghino nazionale e nel 2004 vince il
Gran Premio della giuria al Festival di Cannes. L'anno precedente aveva
diretto l'episodio NEPAL (Never Ending Peace and Love) del
progetto collettivo sui diritti umani If You Were Me e successivamente
prende parte al progetto corale Three... Extremes
in collaborazione con Fruit Chan e Miike Takashi, realizzando
l'episodio Cut, che rientra
ampiamente nella saga della vendetta. Ryu Ji-Ho un affermato regista con una
bella moglie pianista rincasa una sera e realizza di non essere solo. Un
individuo si è introdotto in casa sua ed ha legato sua moglie al pianoforte con
delle corde che le tranceranno di netto le dita se lui non deciderà di uccidere
una bambina inerme seduta là nel suo soggiorno. Riflettendo freneticamente
sulle sue possibilità Ryu realizza di aver già visto il suo sequestratore, si
tratta di un attore con cui aveva lavorato. Siamo di fronte a un lavoro molto
accurato, incentrato sull'odio per la posizione sociale e sulla paranoia che
questo può generare. Lo stile di regia è pulito, la fotografia richiama il
barocco con piccoli guizzi di cattiveria, le gocce di sangue sul bianco dei
tasti o l'orrore sul viso della donna e tutto sembra cominciare seriamente a
funzionare come in un meccanismo ben congegnato. Interrogato circa questa sua
predilezione per la vendetta il regista ci illustra la sua personale concezione
secondo la quale "vivere senza odiare è quasi impossibile, non c'è niente
di male nel fantasticare circa la vendetta, tutti abbiamo questi sentimenti,
l'importante è non agire" inoltre aggiunge "nei miei film si parla di
paura e dolore, la paura prima dell'azione violenta, il dolore dopo e questo
si applica sia alla vittima che al carnefice".
Nel 2005 con Sympathy
for lady Vengeance, invitato
in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, realizza il coronamento della sua trilogia della
vendetta. Geum-Ja viene accusata del rapimento e dell'omicidio di un bambino.
Quello che nessuno sa è che lei ha accettato di andare in prigione al posto del
vero assassino per salvare la sua stessa figlioletta. Tutta la seconda parte del
film è incentrata sulla vendetta della protagonista. Vendetta che vede
coinvolti tutti i genitori dei bambini assassinati dal vero killer. La parte che
riguarda la costruzione dell'esercito dei genitori vendicatori, con tanto di
video che mostrano i bambini a poca distanza dalla morte, lascia un amaro in
bocca assai difficile da dimenticare. E la scena finale, che molto deve ad
Assassinio sull'Orient Express, è incredibilmente agghiacciante e talmente
eccessiva da richiedere un fuoricampo e da far sorgere il dubbio di un intento
più ironico di quel che appare ad una prima visione. Sul piano stilistico
quest'opera rimane assolutamente perfetta, anche alla luce dello splendore del
successivo film che brilla per follia creativa e per tenerezza, elementi questi
ancora assenti in Lady Vengeance mentre
la regia acquisisce mano a mano complessità e il tratto diviene più sicuro ed
originale.
Successivamente si dedica alla lavorazione di I'm
a Cyborg, but that's ok poetica
storia di follia ambientata in un manicomio in cui Cha Young-goon che
lavora in una fabbrica un giorno, mentre segue le indicazioni di un
nastro registrato sulle procedure della catena di montaggio si conficca i cavi
elettrici nel polso, convinta in questo modo di ricaricarsi. Nulla di strano dal
momento che lei è un cyborg, notizia appresa di prima mano dalla sua stessa
nonna, che mentre l'ambulanza dell'ospedale psichiatrico la portava via, le
ha lanciato un messaggio nel quale le rivelava lo scopo della sua vita. In
ospedale incontra dei personaggi assai particolari, tra cui Park ll-sun, un
giovane elettrotecnico affetto da una strana forma di sociopatia e la cui madre
è fuggita portandosi dietro tutti gli spazzolini elettrici di casa. Il
manicomio è un posto assai lontano da qualsiasi idea si potesse avere su un
posto del genere, e popolato tra l'altro da pazienti niente affatto
narcotizzati e in libera espressione creativa, il sogno di Freud, insomma.
Young-goon è una dolce fanciulla che nel preservare il ricordo della nonna,
convinta di essere un topo, fa un po' di confusione e si convince di essere un
cyborg. Fatto questo che pone subito il problema del cibo "che succede se
mangio?" si dice la spaesata neo-cyborg, una volta convintasi che per
ricaricarsi le occorrono le pile e non il riso, la faccenda assume connotati
surreali. Nel frattempo tutto il manicomio reagisce, come spesso succede ai
sistemi osmotici, alla nuova arrivata che viene adottata da una grassona che le
mangia tutto il cibo, per evitarle il fastidio della nutrizione forzata. ll-sun
giovane assai creativo, con problemi di
mamma, si affeziona a lei e dapprima le ruba la compassione, su sua esplicita
richiesta e poi le salva la vita, costruendole un riso-convertitore. Scena
questa assai commovente, con tanto di contorno di abitanti dell'ospedale che
provano a mangiare insieme a lei, e applaudono al riuscito esperimento del
giovane. Gli attori sono molto nella parte, praticamente tutti, con una menzione
speciale per i due protagonisti che brillano di ingenuità e follia creativa. La
regia, come ultimamente in Park è pulitissima e molto accurata, a dimostrazione
che l'esperimento di raffinatezza di Lady Vendetta non è stato un caso.
Filmografia
1992 The Moon is ? the Sun's Dream
1997 Trio
(aka The Threesome)
1999 Judgement
2000 Joint Security Area
(Gongdong-gyungbi-guyeok JSA)
2002 Sympathy for Mr. Vengeance (Boksuneun
naui geot)
2003 If You Were Me (Yeoseotgaeui
Siseon)
2003 Old Boy
2004 Three... Extremes
2005 Sympathy for Lady Vengeance
(Chinjeol-han
Geum-ja-ssi)
2006 I'm a Cyborg, But That's OK (Ssaibogeu-jiman
goenchanha)
Anna
Maria Pelella
Contenuto
La
quasi totalità dell'opera di Park Chan-wook è permeata di un sottotesto
ironico che diviene palese in alcune opere, mentre in altre resta sottinteso, a
volte velato e in alcuni casi solo sussurrato. Il trionfo di questa ironia è
rappresentato dal poetico I'm a Cyborg,
but that's ok che, tralasciando per il momento la tematica della vendetta
centralissima nella prima parte della sua produzione, gli consente di esprimere
al meglio il suo talento capace di esplosioni pirotecniche e nel contempo di
profonde immersioni nell'animo umano. La parte maniacale del film richiama gli
eccessi delle sue opere precedenti, come la famosa scena del polipo o quella
ancora più emblematica del corridoio e del martello, entrambe presenti in Old
Boy, mentre solo successivamente l'autore trova spazio per la
rappresentazione della follia tout court, che diviene poesia nel momento in cui
si abbandona il giudizio e se ne esplora il contenuto. Anche in Sympathy
for Lady Vengeance avevamo avuto un assaggio della capacità di Park di
contenere l'orrore all'interno del sottotesto ironico e della sua
predilezione per la rappresentazione dell'eccesso come strumento di denuncia.
Nel progetto corale If You Were Me il
tema della denuncia viene mostrato più chiaramente e la storia di Park spicca
per la capacità espressiva delle sole immagini, cosa peraltro privilegiata dal
regista.
Park
nasce a Seoul il 23 agosto 1963 da una famiglia cattolica e borghese e dichiara
di ricordare il momento esatto in cui al liceo vide La donna che visse due
volte di Alfred Hitchcock. Dopo il liceo decide per l'Università
cattolica di Sogang, dove si iscrive a filosofia. Contemporaneamente si dedica
al cinema impegnandosi nelle attività del circolo cinematografico
universitario. Inizia a scrivere di cinema pubblicando saggi e recensioni. Dal
1988 lavora sul campo svolgendo i compiti più diversi e diventa così primo
aiuto regista di Kwak Jae-young. E' in questo periodo che vedono la luce i
suoi primi lavori The Moon is? The Sun's Dream, che
racconta la storia di due fratellastri, uno fotografo e l'altro gangster a
Pusan che si combattono a causa della donna e dei soldi che il primo ha
sottratto al secondo, e Trio incentrato su due balordi che mentre tentano
una rapina si fanno coinvolgere da una donna nella ricerca del figlio di lei. Nel
1999 produce Judgement, che viene selezionato al festival di
Clermont-Ferrand. Malgrado lo scarso successo di Trio, l'importante
casa di produzione Myung Films era rimasta colpita dal talento del regista e nel
2000 propone a Park di curare l'adattamento per il grande schermo del romanzo
di Park Sang-yun DMZ. Nasce così il giallo politico JSA - Joint
Security Area, straordinario successo in patria e all'estero, diventato
istantaneamente uno dei classici della produzione contemporanea. La trama è una
complessa storia che si svolge a Panmunjom, un villaggio al confine tra le due
Coree. Quando due soldati del nord vengono trovati uccisi, i sospetti si
accentrano su un soldato del sud, Lee Soo-Hyuk, trovato ferito nella terra di
nessuno. Le due Coree si accusano l'un l'altra e invocano l'intervento di
una forza di pace composta da stati neutrali. Sophie E. Lang é incaricata di
seguire il caso, aiutata da un capitano svedese deve affrontare la ostinata
reticenza sia di Lee Soo-Hyuk che del sergente Oh Kyung-Pil, l'unico
sopravvissuto nel posto di guardia. Cercando tra mille difficoltà di vincere le
difese dei due uomini, Sophie si trova presto davanti ad una situazione più
complessa del previsto, complicata dal suicidio del principale testimone e
quando porterà a termine le indagini scoprirà una verità insospettabile. E'
in questo primo successo internazionale che si incominciano a notare le capacità
di Park il quale sfrutta a dovere l'ambientazione, chiudendo i personaggi in
interni spesso angusti e illuminati in maniera spettrale: non è affatto un caso
che l'unico vero esterno, non considerando tale quello comunque claustrofobico
della base militare dove si svolgono le indagini, sia proprio il ponte tagliato
dal 38° parallelo che impariamo a conoscere già dalle primissime immagini, ai
lati dei quali lavorano le due guardie protagoniste. La tensione sprigionata
dagli interni diventa ben presto palpabile, mentre non si avverte nemmeno per un
secondo l'ombra di un qualche cliché nel confronto tra i personaggi, si ha
tempo per ammirare la bravura degli attori, il pudore di Park nel trattare
l'amicizia e l'intelligenza con cui viene sfruttato narrativamente
l'emergere del passato del maggiore. Se il film è diretto con grande
conoscenza dei generi, quello che è davvero sorprendente è che un quasi
esordiente sia riuscito a fare un ritratto tanto lucido delle ragioni di
entrambi i paesi, riuscendo al contempo ad essere estremamente critico verso il
proprio; i nordcoreani vestono una divisa, ma nonostante la propaganda di regime
si pongono domande a cui vorrebbero fosse data una risposta, i sudcoreani invece
hanno la testa imbottita di precetti militari a cui sembrano dare sin troppo
ascolto. E quel finale lirico, ma limpidamente polemico, in cui si rievoca
l'incidente diplomatico, con entrambe le parti intente a spararsi, è
lancinante anche per chi non condivide il retroterra culturale coreano.
Park
diventa improvvisamente un cineasta acclamato e nel 2002, sfruttando la sua
fama, riesce a trovare i finanziamenti per un progetto a cui stava lavorando da
cinque anni: Sympathy for Mr. Vengeance. Definito dallo stesso regista un
omaggio a La vendetta è mia (1979) di Imamura Shohei, il film divide
profondamente il pubblico coreano ma diviene un cult presentato in numerosi
festival internazionali. Ryu è un sordomuto che ha una sorella che necessita di
un operazione costosa. La sua unica risorsa è vendere un rene e metterci pure i
soldi che ha da parte per far si che la sorella abbia l'operazione in tempi
brevi. Ovviamente si sveglierà senza rene né soldi. Nel frattempo l'ospedale
lo contatta per l'operazione di sua sorella, ma i soldi che gli occorrono sono
andati col suo rene. Lungi dall'arrendersi Ryu insieme con la fidanzata decide
di rapire la figlia di un facoltoso imprenditore. E da questo punto in poi il
film si fa da action ad incredibile, tutto quello che succede sembra davvero
troppo, ma noi non ne abbiamo abbastanza e lasciamo che il regista ci porti
sull'ottovolante delle sue fantasie con spensierata ingenuità, motivo per cui
ogni pugno nello stomaco che prenderemo ce lo saremo cercato.
Sebbene immaturo rispetto ai successivi, questo lavoro spicca per
dinamismo e per originalità. Chan-Wook Park ha comunque una capacità tecnica
assolutamente superiore e la sua regia sebbene ancora in via di definizione, ha
un tratto deciso che gli vale l'attenzione della critica. Symphaty
for Mr Vengeance ha dalla sua una grossa spontaneità che nelle successive
opere verrà stemperata a favore di una regia più pulita e quindi in alcuni
casi superlativa, i suoi attori hanno una maschera espressiva e nel contempo
anonima che li rende pericolosissimi. Nessuno ha paura del proprio tranquillo
vicino ma, nel mondo di Chan Wook-Park questa è una leggerezza che può costare
cara. Concetto che viene portato all'estremo nel successivo Old Boy,
tratto dall'omonimo fumetto giapponese scritto da Garon Tsuchiya e disegnato
da Nobuaki Minegishi. Oh Dae-Su, un uomo qualunque con una vita molto anonima,
viene rapito e rinchiuso per un certo numero di anni, senza avere la più
pallida idea del perché e di chi abbia deciso una simile operazione ai suoi
danni. La moglie intanto viene uccisa e lui ricercato per il crimine che non ha
mai commesso. A questo punto la vendetta sembra essere l'unica ragione di vita
e fine ultimo del malcapitato. Infatti appena si trova fuori, con una rabbia
accumulata che ha avuto quindici anni per lievitare, si scatena in una tale
sarabanda di avventure da far temere per la sua incolumità. Famosissima la
scena del corridoio e del martello, una scena da annali del cinema action, con
un sottotesto ironico che affiora solo alla fine e ridefinisce il tutto a favore
di una celebrazione dell'ironia come superamento della violenza inspiegabile
ed immotivata che la società ci costringe a subire. Molte anche le polemiche
intorno alla famosa scena del polipo, che ha sguinzagliato gli animalisti di
tutto il mondo in una ridicola caccia alle streghe ai danni del regista. Old
Boy è un'opera assai più matura, rispetto a Mr.
Vengeance e il racconto serrato ci fa dimenticare alcune piccole ingenuità
nel plot, che comunque resta un gioiello in fatto di contorsioni mentali e il
finale rimane quanto di più incredibile ed assolutamente asiatico si possa
concepire.
Il
film fa registrare ottimi incassi al botteghino nazionale e nel 2004 vince il
Gran Premio della giuria al Festival di Cannes. L'anno precedente aveva
diretto l'episodio NEPAL (Never Ending Peace and Love) del
progetto collettivo sui diritti umani If You Were Me e successivamente
prende parte al progetto corale Three... Extremes
in collaborazione con Fruit Chan e Miike Takashi, realizzando
l'episodio Cut, che rientra
ampiamente nella saga della vendetta. Ryu Ji-Ho un affermato regista con una
bella moglie pianista rincasa una sera e realizza di non essere solo. Un
individuo si è introdotto in casa sua ed ha legato sua moglie al pianoforte con
delle corde che le tranceranno di netto le dita se lui non deciderà di uccidere
una bambina inerme seduta là nel suo soggiorno. Riflettendo freneticamente
sulle sue possibilità Ryu realizza di aver già visto il suo sequestratore, si
tratta di un attore con cui aveva lavorato. Siamo di fronte a un lavoro molto
accurato, incentrato sull'odio per la posizione sociale e sulla paranoia che
questo può generare. Lo stile di regia è pulito, la fotografia richiama il
barocco con piccoli guizzi di cattiveria, le gocce di sangue sul bianco dei
tasti o l'orrore sul viso della donna e tutto sembra cominciare seriamente a
funzionare come in un meccanismo ben congegnato. Interrogato circa questa sua
predilezione per la vendetta il regista ci illustra la sua personale concezione
secondo la quale "vivere senza odiare è quasi impossibile, non c'è niente
di male nel fantasticare circa la vendetta, tutti abbiamo questi sentimenti,
l'importante è non agire" inoltre aggiunge "nei miei film si parla di
paura e dolore, la paura prima dell'azione violenta, il dolore dopo e questo
si applica sia alla vittima che al carnefice".
Nel 2005 con Sympathy
for lady Vengeance, invitato
in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, realizza il coronamento della sua trilogia della
vendetta. Geum-Ja viene accusata del rapimento e dell'omicidio di un bambino.
Quello che nessuno sa è che lei ha accettato di andare in prigione al posto del
vero assassino per salvare la sua stessa figlioletta. Tutta la seconda parte del
film è incentrata sulla vendetta della protagonista. Vendetta che vede
coinvolti tutti i genitori dei bambini assassinati dal vero killer. La parte che
riguarda la costruzione dell'esercito dei genitori vendicatori, con tanto di
video che mostrano i bambini a poca distanza dalla morte, lascia un amaro in
bocca assai difficile da dimenticare. E la scena finale, che molto deve ad
Assassinio sull'Orient Express, è incredibilmente agghiacciante e talmente
eccessiva da richiedere un fuoricampo e da far sorgere il dubbio di un intento
più ironico di quel che appare ad una prima visione. Sul piano stilistico
quest'opera rimane assolutamente perfetta, anche alla luce dello splendore del
successivo film che brilla per follia creativa e per tenerezza, elementi questi
ancora assenti in Lady Vengeance mentre
la regia acquisisce mano a mano complessità e il tratto diviene più sicuro ed
originale.
Successivamente si dedica alla lavorazione di I'm
a Cyborg, but that's ok poetica
storia di follia ambientata in un manicomio in cui Cha Young-goon che
lavora in una fabbrica un giorno, mentre segue le indicazioni di un
nastro registrato sulle procedure della catena di montaggio si conficca i cavi
elettrici nel polso, convinta in questo modo di ricaricarsi. Nulla di strano dal
momento che lei è un cyborg, notizia appresa di prima mano dalla sua stessa
nonna, che mentre l'ambulanza dell'ospedale psichiatrico la portava via, le
ha lanciato un messaggio nel quale le rivelava lo scopo della sua vita. In
ospedale incontra dei personaggi assai particolari, tra cui Park ll-sun, un
giovane elettrotecnico affetto da una strana forma di sociopatia e la cui madre
è fuggita portandosi dietro tutti gli spazzolini elettrici di casa. Il
manicomio è un posto assai lontano da qualsiasi idea si potesse avere su un
posto del genere, e popolato tra l'altro da pazienti niente affatto
narcotizzati e in libera espressione creativa, il sogno di Freud, insomma.
Young-goon è una dolce fanciulla che nel preservare il ricordo della nonna,
convinta di essere un topo, fa un po' di confusione e si convince di essere un
cyborg. Fatto questo che pone subito il problema del cibo "che succede se
mangio?" si dice la spaesata neo-cyborg, una volta convintasi che per
ricaricarsi le occorrono le pile e non il riso, la faccenda assume connotati
surreali. Nel frattempo tutto il manicomio reagisce, come spesso succede ai
sistemi osmotici, alla nuova arrivata che viene adottata da una grassona che le
mangia tutto il cibo, per evitarle il fastidio della nutrizione forzata. ll-sun
giovane assai creativo, con problemi di
mamma, si affeziona a lei e dapprima le ruba la compassione, su sua esplicita
richiesta e poi le salva la vita, costruendole un riso-convertitore. Scena
questa assai commovente, con tanto di contorno di abitanti dell'ospedale che
provano a mangiare insieme a lei, e applaudono al riuscito esperimento del
giovane. Gli attori sono molto nella parte, praticamente tutti, con una menzione
speciale per i due protagonisti che brillano di ingenuità e follia creativa. La
regia, come ultimamente in Park è pulitissima e molto accurata, a dimostrazione
che l'esperimento di raffinatezza di Lady Vendetta non è stato un caso.
Filmografia
1992 The Moon is ? the Sun's Dream
1997 Trio
(aka The Threesome)
1999 Judgement
2000 Joint Security Area
(Gongdong-gyungbi-guyeok JSA)
2002 Sympathy for Mr. Vengeance (Boksuneun
naui geot)
2003 If You Were Me (Yeoseotgaeui
Siseon)
2003 Old Boy
2004 Three... Extremes
2005 Sympathy for Lady Vengeance
(Chinjeol-han
Geum-ja-ssi)
2006 I'm a Cyborg, But That's OK (Ssaibogeu-jiman
goenchanha)
Anna
Maria Pelella