“E’ nata una stella”. Tre film (ma ne è
stata annunciata una quarta versione con
Jennifer Lopez e Will Smith): il primo
del 37 di William Wellman con Janet
Gaynor e Fredric March; il terzo del 76
di Frank Pierson con Barbra Streisand e
Kris Kristofferson. Ma il più celebrato,
e meritatamente, è questo secondo: del
54, regia di George Cukor, protagonisti
Judy Garland e James Mason. Il film
costituisce, si può dire, il testamento
artistico della Garland, ottima attrice
drammatica e sicuramente la più grande
stella femminile che Hollywood abbia
prodotto nel campo dei musical (Frank
Sinatra disse: “The rest of us will be
forgotten, never Judy“ e Tony Bennett:
“Judy was the star of the century” ).
L’intero film è centrato su di lei (e
infatti il ruolo di co-protagonista era
stato rifiutato da Cary Grant e Humphrey
Bogart vista la preminenza del ruolo
femminile). Film che ha avuto vita
difficile: numerose le depressioni, i
crolli psicofisici, le continue assenze
dal set della Garland; budget
preventivato raddoppiato (4milioni e
mezzo di dollari, cifra record per
l‘epoca); riprese durate oltre dieci
mesi, anche perché erano già
incominciate quando si decise di rifare
il tutto nel nuovo sistema in
cinemascope; il taglio di molte scene e
di bellissimi numeri musicali decisi
dalla Warner (ma ora fortunatamente
visibili nella versione in DVD)…
Nonostante ciò il film risulta una
pietra miliare dell’arte ineguagliabile
di questa attrice tanto ammirata, tanto
sfruttata, tanto sofferente (un delitto
di lesa maestà non averla premiata con
l'Oscar), e un capolavoro di questo
tipico genere hollywoodiano nonché uno
dei pilastri dell’intero cinema
americano.