Mein Fuhrer - La veramente vera verità su Hadolf Hitler

Trama e Recensione:

Voto: 7,5/10

Trama

Germania 1944. La guerra totale che il reich aveva concepito sta miseramente fallendo e il primo ministro assolda un famoso attore ebreo Adolf Grunbaum (Ulrich Muhe) per risollevare l'umore di Hitler ormai in depressione e rinchiuso nella cancelleria del Reich. Il primo giorno dell'anno 1945 il ministro Goebbels ha pianificato un discorso per riaccendere gli animi del popolo tedesco e per riportare il Fuhrer ai vecchi fasti, l'attore ebreo e il Fuhrer dovranno stare a stretto contatto per raggiungere questo scopo.

Recensione

Dopo il Grande Dittatore di Charlie Chaplin forse non è più politicamente scorretto ridere di una situazione tragicamente vera come la pazzia che dilagò durante la seconda guerra mondiale. Basta farlo con una certa intelligenza, concepire la comicità in modo rispettoso, senza dimenticare i risvolti drammatici, lavoro più duro per il regista, che per lo spettatore.
Non è il caso comunque di parlare di senso di colpa se la figura tragicamente depressa e troppo umanizzata di Hitler portata in questa pellicola stimola la risata, con sottile ironia Dani Levy scrive e dirige la "veramente vera verità" sui fatti che precedettero la caduta definitiva del reich, verità modificata a suo piacimento e rielaborata "perchè in noi rimane sempre la speranza di capire il perchè" per spiegare gli atteggiamenti disumani e indecenti di cui tutti noi siamo a conoscenza.
Helge Schneider crea un'aura di tenerezza intorno al personaggio del fuhrer, puntando sull'espressività degli occhi, sui ricordi dell'infanzia e sul linguaggio del corpo, per creare un collegamento con l'attore ebreo Grunbaum, ancora una volta reso in maniera eccellente dalla bravura di Muhe, intelligente e pieno di speranza, dopo il campo di concentramento e la beffa del lavoro che gli viene assegnato. Come se il peggio non fosse già abbastanza.
Si può trovare di cattivo gusto o meno, questo tipo di umorismo, ma non c'è tentativo di trovare scusanti per una storia triste, nè di celare gli orrori che ha portato con sè, con alcuni spunti divertenti si cerca di inserire una nota sarcastica e sbeffeggiante di una figura autoritaria, che vince sempre, che rappresenta la perfezione, ma che qui fa esercizi respiratori con una tuta da ginnastica, abbaia e non risulta essere un grande amante. La sezione amara del film riguarda il destino degli ebrei rimasti al campo di concentramento di Sachsenhausen, quelli che Adolf non riuscirà mai a salvare. Il nostro protagonista rappresenta la bontà, il sacrificio e la forza di chi ancora crede nell'umanità e riesce a leggerci sempre il lato migliore, anche se smentito nel peggiore dei modi.
Mein Fuhrer è un noir atipico, poichè ne ha tutto l'aspetto e la struttura, basato su una storia vera con immagini di repertorio e riprese amatoriali, con tanto di Eva Braun (Katja Riemann) e Martin Bormann (Udo Kroschwald), aquile dorate, carte con i lager al posto dei semi e facciate ricostruite ad hoc, per coprire le macerie di una sconfitta annunciata, ma mai accettata, con la sceneggiata come filo conduttore di un Bel film. E basta.