La stella che non c'è

Trama e Recensione:

La stella che non c'è
Voto: 8,0/10

Trama

Vincenzo Buonavolontà (Sergio Castellitto) è un manutentore specializzato nel controllo macchine e dopo che la sua acciaieria in disarmo è stata ricomprata da una delegazione cinese, Vincenzo trova una falla nel macchinario che potrebbe mettere in pericolo gli operai. Non riuscendo a farsi ascoltare parte per la Cina per consegnare a mano la sua modifica al congegno, con l'aiuto di Liu Hua (Tai Ling) una ragazza ventenne traduttrice simultanea, si metterà in viaggio per cercare la sua fabbrica?

Recensione

Gianni Amelio è uno di quei registi che hanno il dono della parola e dell'immagine insiti in tutto ciò che fanno. In questo caso la realtà che ha ritenuto importante da scoprire è stata quella cinese, con le sue contraddizioni e la sua ancora troppa chiusura sia politica che sociale. Lo fa, questo viaggio, attraverso uno dei migliori attori che abbiamo qui nel bel paese, Sergio Castellitto, che con la sua intensità ha saputo rappresentare una figura professionale alquanto estinta, o in via di estinzione, ovvero "il qualificato altruista". La particolarità di questo attore è sicuramente il carattere che conferisce ai personaggi, sempre un po' nevrotici e impazienti, naturalmente comici solo grazie alla strategia del cambio di tonalità nella voce. Lo scopo del viaggio di Vincenzo Buonavolontà in Cina è quello di consegnare ad una fabbrica un marchingegno più sicuro per modificare un macchinario di un'acciaieria comprata da cinesi in Italia. Nessuno sembra capirlo, tantomeno ascoltarlo, eccetto una traduttrice simultanea in erba Liu Hua, che decide di accompagnarlo attraverso una Shanghai sempre troppo grigia (Vincenzo:" ma quel bel paesaggio che c'è sempre nelle cartoline?" Liu:" Fanno le foto quando c'è il sole? una volta l'anno"), d'acciaio e di fuoco, quello delle fiamme ossidriche, di diffidenza, ma anche pervasa da un disperato grido di aiuto.
La situazione dei bambini, qui introdotta marginalmente ma sempre parte integrante della storia, cambia la vita di Vincenzo e il suo atteggiamento verso un paese che credeva di conoscere, ma che gli si è rivelato più ingiusto e impassibile che mai. La stella che non c'è, sulla bandiera cinese, è quella del rispetto e "ne mancano molte altre" sostiene il protagonista, ormai forgiato dalla rabbia e dall'impotenza di fronte a deserti sconfinati, piccoli senza nome e ostacoli linguistici. Se a questo paese manca qualcosa, anche all'Italia, com'è specificato, manca molto di più di quello che sembra: l'onestà e la chiarezza, la sicurezza e la volontà. Ed ecco che un uomo, con un cognome che è quasi un fardello oltre che una definizione di quello che è, ricerca se stesso, completamente estraniato da ciò che era la sua realtà in patria. Nulla che rimandi a qualche affetto lasciato in Italia, nessun particolare della vita privata del protagonista, solo questa sua voglia di salvare, salvare gli operai da incidenti gravi, dalla povertà, dall'apparente freddezza, finendo per salvare se stesso, un uomo da sempre concentrato sul proprio lavoro e sul benessere degli altri tanto da trascurarsi e trascurarli, lasciandoli alla propria vita quando ritiene che loro lo vogliano. E così poco importa se la sua opera e la sua nuova miglioria tecnologica verranno usate o meno, accettate oppure no, l'unico modo per sapere è vivere, e chissà se non proprio in un continente lontano?