Elisabeth: The golden age
Note di produzione
La vincitrice
dell'Oscar® CATE BLANCHETT ritorna al ruolo che, nel 1998, l'ha resa una star
nel film, candidato a sette premi Oscar®, della Working Title Films, Elizabeth.
L'attrice si ri-unisce ai colleghi di quel grande trionfo internazionale ? il
vincitore dell'Oscar® GEOFFREY RUSH e il regista, candidato ai Golden Globe e
ai BAFTA, SHEKHAR KAPUR ? in questo avvincente dramma storico che si intreccia
a tradimenti e storie d'amore: Elizabeth: The Golden Age. Si
unisce al cast di questo nuovo film epico il vincitore del Golden Globe e
candidato all'Oscar® CLIVE OWEN (Children of Men) nel ruolo di Sir
Walter Raleigh, un focoso navigatore da cui Elisabetta è fortemente tentata e
attratta.
E' il 1585 e,
dopo aver regnato l'Inghilterra per quasi tre decenni, la Regina Elisabetta I (Blanchett) continua a fare fronte alla sete di sangue per il suo trono e
alla duratura minaccia costituita dal tradimento familiare. Al di là della
Manica, un'ondata distruttiva di cattolicesimo fondamentalista, guidata dal re
di Spagna Filippo II (JORDI MOLLA di Sultanes del Sur), si abbatte
sull'Europa del 16° secolo. Sostenuto dalla Chiesa di Roma e armato con
l'Inquisizione, Filippo ? con il suo potente esercito e la sua Armada che
domina i mari ? costituisce un'imminente minaccia per la Regina e la sua nazione? il cupo e devoto re è determinato a strappare l' "eretica"
Protestante dal trono e a riportare l'Inghilterra alla gloria della Chiesa
Cattolica di Roma.
Preparandosi
alla guerra per difendere il suo impero, Elisabetta lotta anche per tenere in
equilibrio gli antichi doveri reali e l'inaspettata vulnerabilità del suo amore
per Raleigh che ? nonostante il suo status di commoner (cittadino che non ha
alcun titolo nobiliare) ? rimane proibito per una Regina che ha giurato corpo
e anima alla sua nazione. Incapace di e riluttante a inseguire la sua passione,
Elisabetta incoraggia la sua dama di corte preferita, Bess (ABBIE CORNISH di Stop
Loss di prossima uscita), di stringere amicizia con Raleigh e tenerlo
vicino.
Ma questa
strategia fa trovare Elisabetta al centro del loro corteggiamento, posizione nella
quale lei non ha altra scelta che fare da spettatrice alla loro crescente
intimità. Nell'impetuoso e avventuroso Raleigh, lei non vede solo un suo pari
nell'intelletto e nello spirito, ma anche il richiamo di terre lontane, il
globo inesplorato, l'infinito? la libertà.. Scegliendo Bess per prendere il
suo posto, Elisabetta è alla fine costretta a fare l'angosciosa scelta tra
essere una donna e essere una Regina.
E mentre la Regina segue la politica estera, il suo fidato consigliere, Sir Francis Walsingham (Rush), continua
magistralmente a tenere le fila della sua Corte ? e della sua campagna per
rinforzare il potere assoluto. Attraverso un'intricata rete di spie, Walsingham
scopre un complotto di assassinio che potrebbe rovesciare il trono. Ma
smascherando i traditori, tra i quali potrebbe esserci anche la stessa cugina
di Elisabetta Maria Stuarda (la due volte candidata all'Oscar® SAMANTHA MORTON di
In America), Walsingham mette inconsapevolmente l'Inghilterra in grave
pericolo.
Elizabeth:
The Golden Age narra l'emozionante storia di un'epoca? la storia della
crociata di una donna per tenere l'amore sotto controllo, sconfiggere i nemici
e assicurare la sua posizione come amata icona del mondo occidentale.
Diretto da Shekhar
Kapur, da una sceneggiatura originale di WILLIAM NICHOLSON (Il Gladiatore)
e MICHAEL HIRST (Elizabeth), Elizabeth: The Golden Age è prodotto
da TIM BEVAN (Espiazione) e ERIC FELLNER (Orgoglio & Pregiudizio),
della Working Title e da JONATHAN CAVENDISH (la serie Bridget Jones). I
produttori esecutivi sono DEBRA HAYWARD (United 93), LIZA CHASIN (Orgoglio
e Pregiudizio) e MICHAEL HIRST.
Dietro le quinte i
realizzatori del film hanno messo insieme una squadra stellare di artigiani per
ri-creare e re-immaginare la scintillante corte di Elisabetta I (insieme alla
misera realtà della vita quotidiana nel 16° secolo), spesso usando alcuni tra i
luoghi storici più significativi dell'Inghilterra come ambienti per il dramma
epico ? oltre a girare nei leggendari Shepperton Studios fuori Londra. Molti
degli 'artigiani' ritornano a lavorare con Kapur, dopo aver già lavorato in Elizabeth,
tra questi il direttore della fotografia REMI ADEFARASIN; la montatrice JILL
BILCOCK; la costumista ALEXANDRA BYRNE; e la truccatrice e parrucchiera JENNY
SHIRCORE. I 'nuovi' artisti includono lo scenografo GUY HENDRIX DYAS e i
compositori CRAIG ARMSTRONG e AR RAHMAN.
LA PRODUZIONE
"Mi chiamano la Regina Vergine.
Nubile, non ho Padrone.
Senza figli, sono Madre del mio popolo.
Che Dio mi dia la forza di sopportare questo pesante fardello"
style='font-weight:normal'>?la Regina Elisabetta I
Uscito nel 1998,
il coraggioso e intenso Elizabeth, partito come un ottimo film per cinefili
? sostenuto da una brava, poi diventata vera stella in ascesa, Cate
Blanchett, da un abile cast, una narrazione superlativa e da bellissimi costumi
e ambientazioni ? è poi diventato un fenomeno internazionale. Elizabeth
è stato nominato per un totale di sette Oscar® (tra cui Miglior Film e Miglior
Attrice per Blanchett, con la vittoria della truccatrice Jenny Shircore), 11
BAFTA (di cui sei vinti) e tre Golden Globe (con Blanchett che ne ha vinto
uno). La magia sembrava essere nella visione dei realizzatori del film di una
magnifica epica storica narrata in un modo iconoclastico e contemporaneo ? un
approccio che lo rendesse accessibile ad un pubblico moderno ? e nella regia di
Shekhar Kapur (una reinvenzione del film in costume attraverso una sensibilità
decisamente orientale).
Durante la
produzione di Elizabeth, i realizzatori hanno discusso l'idea di
raccontare la storia di Elisabetta I ? dalla giovane ragazza fino alla Regina
che ha regnato quasi 45 anni ? in una trilogia. Il produttore Tim Bevan dice:
"L'intero regno di Elisabetta I non può essere effettivamente raccontato in un
solo film ? è stato davvero lungo e tante cose sono successe nel suo corso, e
lei ha incontrato moltissime persone straordinarie."
Incoraggiata dal
successo di Elizabeth in tutto il mondo, la discussione è continuata
negli anni successivi, e circa cinque anni dopo la realizzazione di Elizabeth,
la squadra ha capito che era giunto il momento di dare l'incarico agli
sceneggiatori Michael Hirst (che ha scritto il primo film) e William Nicholson di
cominciare a scrivere la sceneggiatura che poi sarebbe diventata Elizabeth:
The Golden Age.
In Elizabeth,
la storia era centrata sui primi (e in qualche modo incerti) anni del regno
dell'inesperta regina. La giovane sovrana fronteggiava una difficile lotta per
mantenere il suo trono, sconfiggendo con astuzia i cospiratori e gli
imbroglioni in qualsiasi momento. Mai sicura di chi fidarsi della sua corte e
dei suoi consiglieri, la caparbia e intelligente Elisabetta emergeva alla fine del
film come una Regina, fermamente padrona del suo destino?
Elizabeth:
The Golden Age comincia un decennio dopo il periodo coperto in Elizabeth
e prende in esame i gloriosi anni di mezzo del suo regno. Su un piano politico,
il film esplora il conflitto di Elisabetta con Filippo II di Spagna, che ? come
governatore del suo impero cattolico e con il significativo sostegno della
Chiesa di Roma, per non citare il potere della spietata Inquisizione ? veniva
considerato l'uomo più potente del mondo. Religiosamente devoto, Filippo II
aveva giurato di portare il mondo al Cattolicesimo, qualunque ne fosse il
prezzo.
Quando
Elisabetta successe al trono come Protestante nel 1558, quasi metà della
popolazione inglese rimase cattolica, ma ? con una delle sue tante e
caratteristiche abili mosse ? lei decise di considerare la sua gente semplicemente
come suoi sudditi, nonostante la loro fede, sostenendo che l'amore del suo
popolo per lei venisse prima dell'essere protestanti o cattolici. ("Non
desidero guardare all'interno dell'anima degli uomini" spiegò? in pratica
significando "pensate ciò che volete, ma agite come miei sudditi protestanti." Per
tutto il corso del suo regno, Elisabetta I si è mostrata estremamente
tollerante nei confronti dei suoi sudditi cattolici e li ha costantemente
protetti dalle proteste virulente e dalle volontà di persecuzione, molte delle
quali sorsero proprio all'interno del suo Parlamento). Il nuovo film vuole
prendere in esame il concetto di tolleranza religiosa come contrario al
fondamentalismo ? tema attuale allora e che ancora oggi fa pensare.
Il regista Kapur
crede che: "scavando nella Storia, si finisce per raccontare una storia contemporanea
che parla di noi stessi. Perché fare oggi un film che non sia legato al nostro
tempo? Perché fare un film che non sia attinente agli attuali modi di pensare
individuali, politici o psicologici? Elizabeth: The Golden Age parla di
Cate Blanchett, che sta interpretando Elisabetta per i tempi moderni. Parla del
conflitto tra fondamentalismo e tolleranza, della ricerca di sé e della
divinità. Parla di mortalità e immortalità. Sono tutte cose con le quali
abbiamo a che fare tutti i giorni nella nostra vita."
Su un piano più
personale, The Golden Age guarda al di là dei conflitti politici per
occuparsi di Elisabetta come donna, interiormente combattuta mentre si trova
nel suo viaggio dalla mortalità alla divinità ? soprattutto a causa di uno dei
più forti coinvolgimenti sentimentali della sua vita, quello per il soldato e
avventuriero Sir Walter Raleigh. Al centro di questo c'è l'esplorazione di un
rapporto triangolare tra Raleigh, Elisabetta e la sua dama di corte preferita, Bess
Throckmorton. La Regina gioca una costosa partita a scacchi con il focoso
Raleigh e la bella Bess? gettandosi alla fine (attraverso la giovane
Throckmorton) in una relazione sostitutiva con Raleigh che lei stessa è
costretta a negarsi. In qualche modo, Elisabetta spera di tenere legate a sé la
mente e l'anima di Raleigh, dandogli il suo corpo nella forma di Bess. In
questo costoso azzardo, finisce per perdere il gioco e, alla fine, il controllo
del cuore di Raleigh.
Per la terza
volta (ha prodotto entrambi i film Bridget Jones), Jonathan Cavendish
produce il film in collaborazione con la Working Title Films di Tim Bevan e Eric Fellner. Cavendish afferma: "Avere l'opportunità di
lavorare con Shekhar mi attraeva molto e si è rivelata un'esperienza
enormemente stimolante. Lui è molto collaborativo. Porta costantemente nuove
idee, respingendo quelle vecchie, e ha il coraggio e l'immaginazione per
continuare a farsi domande sulle cose. Lui lavora su livelli metaforici e
mitici, sempre lasciando che due o tre idee scorrano al di sotto della
superficie, in questo modo la scena sembra parlare di una cosa, ma spesso parla
anche e soprattutto di qualcos'altro."
Con una
sceneggiatura in cantiere, i realizzatori del film si sono preparati a riunire
la squadra creativa il cui lavoro su Elizabeth lo aveva reso un film
così acclamato ? nello specifico, il direttore della fotografia Remi Adefarasin,
la costumista Alexandra Byrne e la truccatrice e parrucchiera Jenny Shircore, tutti
candidati all'Oscar®, e con la vittoria di Shircore. Ritornano al progetto
anche la montatrice Jill Bilcock, che ha ricevuto una nomination ai BAFTA per
il suo montaggio di Elizabeth. Infine, i realizzatori hanno portato a
bordo lo scenografo Guy Hendrix Dyas, le cui audaci idee sono evidenti in film
come X2 e Superman Returns.
lang=EN-US>Scegliere gli attori:
Il
Ritorno della Regina
style='text-decoration:none'>
Dato che la
storia parla di Elisabetta, era, naturalmente, essenziale assicurarsi Cate
Blanchett per la parte. "Senza Cate nei panni di Elisabetta, Elizabeth: The
Golden Age non avrebbe potuto essere realizzato" dichiara chiaramente
Kapur.
Fatto interessante,
la vincitrice dell'Oscar® e impegnatissima Blanchett non è stata subito
attratta dall'idea di ritornare a questo ruolo. Kapur e Rush l'hanno portata a
cena e hanno cercato di convincerla, e solo più tardi lei ha accettato di ri-interpretare
la sovrana. Blanchett spiega: "Ha aiutato il fatto che ho interpretato Hedda
Gabler in una produzione a Sydney, e poi, 18 mesi più tardi, a New York. Ho
capito che ritornare ad un ruolo ti permette di scavare più in profondità."
"Ho imparato
molto su questo mestiere dal tempo di Elizabeth" continua l'attrice. "Detto
questo, è un ruolo complicato e ci sono state volte in cui ho pensato di aver
sbagliato tutto e avrei avuto voglia di cominciare tutto daccapo. Credo che
questo provi che si tratta di un personaggio davvero potente e complesso ? ci
sono un infinito numero di modi per interpretarlo? ma, dato che il film ha dei
tempi, questo è il modo che abbiamo scelto allora. Elisabetta è un personaggio
che continua ad affascinare il pubblico; ecco perché sono state raccontate così
tante versioni della sua vita. Quello che si rivela di lei dipende
dall'angolazione dalla quale si è deciso di guardarla."
"Per Cate" dice Kapur,
"questa è una parte molto più difficile e stimolante, nella quale lei è più
attiva che reattiva ? Elisabetta è diventata molto più complessa. Cate ha dato
un'interpretazione che mantiene la vulnerabilità già espressa in Elizabeth
ma che ora, sta sotto la superficie di questa donna molto più forte."
Il concetto di apparenza
? letteralmente Elisabetta I ha vissuto e regnato al centro di un palcoscenico
teatrale? è una delle cose che hanno intrigato Blanchett: "Elizabeth ha
esplorato la negazione, le parti di sé stessa di cui una persona deve liberarsi
per poter comandare. Ha trasformato sé stessa in un'icona, un'immagine che lei
ha levigato e lustrato per fini politici? e, io sospetto, per proteggersi
emotivamente. Il viaggio di The Golden Age, per molti versi, parla di
accettazione. Quello che ho cercato di fare in questo film è stato dare il
senso di una donna vuota ? senza un compagno, un marito, un figlio ? che è alla
ricerca di qualcosa che riempia questo vuoto."
"Elisabetta
aveva un vigile senso dell'autocontrollo" continua Blanchett. "Era molto
attenta alla sua immagine. Quello che il film affronta, tra gli altri temi, è
che quando lei comincia ad invecchiare, la sua possibilità di sposarsi e
formare alleanze con altre nazioni ? un'arma molto potente ? viene meno. La sua
attrattiva fisica e la capacità di avere dei figli vengono messe in
discussione. Si tratta della pressione politica, ma anche della pressione che
viene da dentro. Le cose che lei ha tenuto represse così a lungo esplodono in
superficie, specialmente nella sua relazione con Raleigh."
lang=EN-US>Per Blanchett, il suo rapporto con Raleigh è stato l'aspetto più
motivante per tornare a interpretare la parte. Nel corso della scrittura
della sceneggiatura, l'esplorazione del triangolo amoroso che si sviluppa tra
Elisabetta, Raleigh e Bess ha assunto un'importanza predominante.
Un'altra spinta
per la protagonista ad accettare la parte è stata l'opportunità di ri-lavorare
con il regista Kapur. "Ci capiamo" dice l'attrice. "Ci capiamo sempre.Lui se
ne esce con dei modi per entrare in una scena che sono assolutamente unici, ma
allo stesso tempo, è davvero collaborativo e ama genuinamente quello che gli
attori portano sul set. E' capace di riadattare una scena intorno ad un momento
che l'attore ha portato, se funziona."
Kapur aggiunge:
"Cate ha una straordinaria combinazione di talento, controllo, comprensione,
intelletto e emozione. Queste qualità ? insieme ad un'incredibile disciplina ?
le permettono di spostarsi agilmente tra le diverse parti del personaggio che
interpreta. Non l'ho mai vista non lavorare sulla parte. Lei lavora tutto il
tempo. Se ha due minuti di pausa, ascolta le sue battute al registratore e ci
pensa. E' imbattibile."
Il produttore
Tim Bevan aggiunge: "Cate si è resa conto nel primo film di parlare a donne
contemporanee; quello che ha fatto in questo film è stato esplorare il prezzo
che si paga per avere tutto. Per Elisabetta è la carriera, il prezzo di essere
onnipotente e il prezzo di essere una donna in un mondo di uomini. Credo che
questo parlerà a tutte le donne."
Geoffrey Rush ci
ha dato un memorabile ritratto del consigliere di Elisabetta Walsingham in Elizabeth,
e ha ri-firmato per il ruolo ancor prima che la Regina accettasse. L'attore premio Oscar® era più che desideroso di scandagliare ancora una
volta le profondità di un uomo così potente, che qualcuno considerava tanto
viscido quanto saggio. Rush commenta: "Walsingham era una spia magistrale. Si è
fatto strada fino ad arrivare ad una posizione di grande potere all'interno
della corte di Elisabetta e, per il 1580, era diventato il cervello di una
delle reti di spionaggio più grandi in Europa. Era un intellettuale dell'epoca
ed è stata la persona che ha creato il potente concetto del regnante come
figura divina. Era una persona di grande disciplina e controllo, come la sua
Regina."
In The Golden
Age questo autocontrollo viene minacciato quando Walsingham scopre il
tradimento di suo fratello. Anche se non è storicamente provato, questo punto
della trama è stato incluso per una ragione specifica, come spiega Rush: "Shekhar
era interessato ad esplorare cosa succede quando delle potenti figure pubbliche
vengono corrose dai loro dilemmi personali? e attraverso il coinvolgimento di
suo fratello nella storia, possiamo vedere l'insicurezza e la vulnerabilità di
Walsingham."
L'opportunità di
portare il personaggio più lontano di quanto era stato fatto in Elizabeth
è stato un fattore determinante per la decisione di Rush di riprendere il
ruolo. Walsingham era stato un mentore per la giovane Elisabetta, ha guidato la
donna incerta verso le responsabilità del comando con un punto di vista sicuro,
leale e filosofico. Ora, decenni più tardi, il grande consigliere si ritrova
costretto in un ruolo più da uomo di stato, il cui peso politico e la cui
influenza su Elisabetta sono indeboliti.
Il produttore
Cavendish dice: "Il percorso di Walsingham in questo film è estremamente
toccante. I suoi poteri si affievoliscono. Non è più il numero 1. E Geoffrey da'
alla caratterizzazione una gravità davvero sorprendente da vedere."
Come Blanchett, il
fatto di avere di nuovo Kapur alla regia ha convinto Rush a ritornare: "Shekhar
è uno dei filmmaker più avventurosi e estetici con cui ho lavorato" dice
l'attore. "Quando parla con gli attori o con qualsiasi membro della troupe, lo
fa con immagini davvero seducenti più che dando istruzioni. Comunica in un modo
molto immaginativo e durante le riprese di un film, l'immaginazione è una cosa
importante da mantenere viva. Lo fa con grande umorismo e in maniera molto
giocosa ? e talvolta con una serietà rinfrescante ? e parla degli aspetti più
profondi delle vite dei nostri personaggi. Ti da qualcosa di più con cui recitare,
qualcosa che non è limitata dalla minuzia delle motivazioni psicologiche e
dalla precisione storica. Questi eventi sono così complicati che devi trovare
una forma drammatica ? alla fine, la storia che racconti deve catturare gli
elementi primari di cosa succede tra questi popoli, queste nazioni."
Alla corte di questa
abile Regina e del suo leone il cui ruggito affievolisce arriva il coraggioso e
sfrontato esploratore Sir Walter Raleigh ? una figura piena di colore che
richiama tanti miti quasi quanto Elisabetta I. I realizzatori del film avevano
intenzione di scegliere un attore con le qualità e le caratteristiche fisiche
in grado di dare vita a questo eroe. Ed ecco Clive Owen, la cui imponente, spontanea
e tagliente interpretazione in Closer lo ha portato ad una nomination
agli Oscar® e la cui matura interpretazione in Children of Men del 2006
è stata elogiata da tutti. Nei panni di Sir Walter Raleigh, un ambizioso
navigatore che riesce a farsi strada a Corte e a sedurre il cuore della Regina,
Owen cattura senza sforzi lo spirito del ruolo. Bevan lo elogia: "In questa amalgama
è arrivato Clive Owen, che ha letto la parte di Raleigh e ha deciso che era sua
? cosa che è stata assolutamente fantastica."
Il regista dice:
"Clive è un attore straordinario e ha la personalità e la faccia che io credo siano
davvero di Raleigh. E' indubbiamente credibile come particella vagante che
arriva e crea il caos."
Per Owen, è
stato il miscuglio tra Vecchio Mondo e caratteristiche contemporanee a rendere
l'interpretazione del ruolo così divertente. L'attore dice: "Raleigh porta un alito di aria fresca, libertà, energia. Era una miscela complicata
? attraente e ben educato, ma anche schietto e incredibilmente arrogante allo
stesso tempo. Il suo atteggiamento altezzoso sorprende molti e molti offende."
Blanchett descrive
l'affezione del suo personaggio per Raleigh non propriamente come amore, ma
come una combinazione di amore e invidia : "Non è la vitalità e l'esuberanza
giovanile di cui ha fatto esperienza con Dudley in Elizabeth. E' un
desiderio più malinconico, un 'se solo potessi essere lui'. Credo che
sia possibile innamorarsi di qualcuno che vogliamo emulare, e in qualche modo
stare con questa persona è come vivere attraverso questa persona, essere dentro
di lei e guardare il mondo attraverso i suoi occhi ? vivere un'altra vita,
essere qualcun'altro. Anche se colta, istruita, eloquente e intelligente come
era Elisabetta, lei non ha mai lasciato le coste dell'Inghilterra, e in Raleigh,
ha visto un eroe che aveva scoperto un mondo nuovo e che aveva letteralmente
viaggiato dove le mappe finiscono."
Sul rapporto nel
film tra Elisabetta e Raleigh, Owen spiega: "Raleigh può essere stato molte
cose, tra cui ambizioso non era l'ultima. La sua priorità è di assicurarsi i
denari per un'altra spedizione, e il suo piano per raggiungere questo è
conquistare il favore della Regina. Ma viene inaspettatamente colpito e
attratto da lei. Era molto schietto, cosa che lo rendeva differente dalla maggior
parte delle persone a corte, ed è proprio questa sua caratteristica,
probabilmente, ad aver catturato l'interesse della Regina."
Owen è stato
anche un fan del primo film. "La cosa più straordinaria di Elizabeth è
stata la visione di Shekhar, dove ha scelto di mettere la cinepresa" dice
l'attore. "Gli eventi sembravano epici, coraggiosi, di enorme importanza.
lang=EN-GB>In questo film Shekhar usa gli stessi strumenti. Come attori
noi non siamo limitati dalle sue idee pre-costituite. Se lui vede degli attori
lavorare in una maniera particolare, lavorerà per svilupparla. E' un modo di
lavorare molto stimolante e creativo."
Anche il peso di
interpretare una figura storica ha impressionato Owen, ma l'attore ha adottato
una filosofia che combaciava perfettamente con i punti di vista dei
realizzatori del film su questo aspetto: "In ogni film che esplora un
personaggio realmente esistito c'è un elemento comune ? ad un certo punto il
film deve imporsi sulla Storia, ed è mia responsabilità interpretare Raleigh
come lo vedono i realizzatori."
Il terzo
elemento del triangolo, la giovane e attraente dama di corte di Elisabetta, Elizabeth
"Bess" Throckmorton, era un ruolo fondamentale per i realizzatori del film. Jonathan
Cavendish spiega: "Volevamo qualcuno che esprimesse freschezza, gioventù ed
energia, qualcuno in cui Elisabetta potesse rispecchiarsi come in una versione
più giovane di sé stessa. Volevamo un'attrice che non fosse conosciutissima, ma
che fosse comunque brava e avesse il carisma per sostenere il suo opposto Cate."
Abbie Cornish rispondeva perfettamente a questi criteri, dopo la sua
interpretazione rivelatrice nel film australiano per diciottenni Somersault
che ha provato il suo considerevole talento.
Il suo
co-protagonista Geoffrey Rush, con il quale l'attrice ha lavorato nel recente
film australiano Paradiso Inferno, dice: "La cinepresa la adora. Non
c'è scuola, nessun backgroud tecnico, è una pura abilità artistica innata. Lei
è uno di quei grandi talenti che costantemente allerta su cosa sta succedendo
interiormente."
La venticinquenne Cornish ha pregustato la
prospettiva di interpretare un personaggio di un mondo a lei completamente
sconosciuto, insieme a un cast così emozionante. L'attrice dice: "C'è qualcosa
di intrigante in Bess, perché lei è insieme luminosa e scura. Shekhar ha una
grande capacità di immergersi ed esplorare cose senza fine e senza limiti,
senza confini alcuni."
La 'politica'
sessuale e romantica è stata molto stimolante anche per Blanchett, che dice: "E'
stato interessante per me interpretare una Regina che aveva fatto la scelta di
usare la sua verginità, il suo status da single, come strumento politico. Visto
il destino di sua madre, Anna Bolena, - e quello di molte donne del tempo
rispetto al dare alla luce dei figli - il matrimonio e tutto quello che
questo implicava non esercitava nessun attrazione su Elisabetta.
lang=EN-GB>Che cosa ne avrebbe guadagnato? Lei manda Bess, come
Prospero fa con Ariel, a fare un'esperienza che lei stessa non può fare . E fin
quando lei ha il controllo della partita tra Bess e Raleigh, delle loro mosse
l'uno verso l'altro, prova del piacere. Naturalmente le regole cambiano quando
i due si innamorano e Elisabetta si rende conto di non aver più il controllo
del gioco."
Ci sono delle partite
più grandi all'orizzonte della Regina Protestante ? letteralmente proprio al di
là del mare ? e hanno la forma del re cattolico Filippo II di Spagna. La parte
è stata assegnata alla star spagnola Jordi Molla, che ha sorpreso e deliziato i
realizzatori del film con la sua interpretazione del ruolo. Molla dice:
"Shekhar ha descritto il personaggio come una talpa ? che prega sempre al buio
? che, allo stesso tempo, è l'uomo più potente del mondo. Mi è piaciuta l'idea
di allargare questo concetto, il fatto che lui fosse un uomo così potente ma
anche un uomo con un enorme complesso. Lo volevo interpretare con una voce
molto debole e con un'andatura insolita? peculiarità che avrebbero potuto fare
di lui oggetto di scherno e fornire una ragione per il suo complesso." (Parte
della sua ostilità nei confronti dell'usurpatrice Elisabetta ? a parte la sua
fede religiosa - poteva essere data dal fatto che Filippo era stato sposato
con la sorellastra maggiore di Elisabetta, Maria I, la figlia del re Enrico
VIII e di Caterina d'Aragona, che ha regnato l'Inghilterra per meno di cinque
anni prima di morire senza figli, con il trono passato dunque alla seconda
figlia di Enrico, Elisabetta I. Nel corso del breve regno di Maria, la sua
zelante campagna per riportare l'Inghilterra al cattolicesimo ha portato a 280
esecuzioni per eresia ? da qui il suo soprannome "Maria la Sanguinaria").
Un'altra Maria nella
storia inglese è stata Maria Regina di Scozia, cugina di Elisabetta, figlia di
Giacomo V di Scozia e di Maria di Guisa, ricordata per la sua bellezza,
sfortuna e per la sua inettitudine politica. Per le leggi di successione inglesi,
Maria era la seconda erede al trono dopo Elisabetta I ? e, agli occhi di molti
cattolici, la legittima regina. Ecco perché, sotto Elisabetta,
Maria venne imprigionata per 19 anni.
Determinata a
non versare il sangue di un'altra regina, Elisabetta sollevava obiezioni ogni
volta che l'idea di un'esecuzione di Maria le veniva consigliata dai suoi
alleati politici. Alla fine, le continue implicazioni di Maria in complotti
volti ad assassinare Elisabetta e a piazzarsi sul trono, hanno portato alla sua
rovina (l'ultimo, il complotto Babington, viene considerato da alcuni una
cospirazione che partiva da Walsingham ? cosa che The Golden Age esplora).
Quando Maria venne giustiziata per tradimento al Castello di Fotheringhay nel
1587, Elisabetta aveva 44 anni. Ed è stata l'esecuzione di Maria che ha portato
a e che ha alimentato l'attacco da parte dell'Armada di Filippo contro
Elisabetta e la sua nazione.
La due volte candidata
all'Oscar® Samantha Morton (per Accordi e disaccordi di Woody Allen e
per la sua struggente interpretazione nel ruolo di un'immigrata irlandese nel
film drammatico In America) ha accettato con piacere l'opportunità di
impersonare una donna così leggendaria e controversa. Morton dice: "Ho trovato
che Maria fosse un personaggio affascinante, e ho trovato il punto di vista di Shekhar
nei suoi riguardi molto eccitante, rinfrescante e molto audace ? non con
l'intenzione di andare in cerca di polemiche, ma per catturare davvero la sua
essenza. Shekhar si avvicina ad ogni personaggio in un modo fresco e originale.
Sceglie di non portarsi dietro nessun peso o costrizione nei confronti di ciò
che è già stato fatto o detto, e sebbene abbia un sano rispetto per i temi che
tratta, da' anche all'attore al loro interno completa libertà artistica."
Delle sue scelte, il
regista Kapur dice: "Non direi che ci siamo presi delle libertà con la Storia, perché la Storia è interpretazione. Mettiamo per esempio che io e te facciamo una
conversazione oggi e domain, quando racconti a qualcuno di quella conversazione
? vecchia solo un giorno ? ne stai dando la tua interpretazione.
lang=EN-GB>Così 400 anni più tardi, le interpretazioni sono differenti. Bisogna
ricordare che in questi anni, la Storia è stata scritta da persone che la
scrivevano per le corti regnanti ? scrivevano la Storia per i sovrani del tempo, e se a quel sovrano di turno non piaceva faceva loro tagliare
la testa. Per questo, a quei tempi, la Storia doveva essere interpretata a favore del regnante. E quello che io faccio, oggi, qui e adesso, è
semplicemente raccontare una storia dalla quale sono attratto per ragioni
moderne? ragioni che risuonano dentro di me."
Costumi e Trucco adatti
a una Regina
La costumista Alexandra
Byrne ha creato, ancora una volta dopo Elizabeth, uno spettacolare
guardaroba per Cate Blanchett come Elisabetta. Byrne spiega: "Il vantaggio di
aver fatto il primo film è che conoscevo già molto bene quel periodo storico
perché avevo fatto tutte le ricerche necessarie. In qualche modo, questo mi ha
dato una libertà maggiore di guardare a quell'epoca in maniera più trasversale,
di leggere di più su Elisabetta, invece che guardare solamente il materiale di
riferimento."
"Più ho letto su
di lei" continua Byrne, "più ho scoperto cose sul suo meraviglioso aspetto, sui
suoi sbalorditivi vestiti e sulla sua bellezza, e ho pensato che fosse
importante trasmettere tutto questo al pubblico, rendendo il suo aspetto,
forse, più accessibile a noi di quanto non facciano di solito i film storici."
L'ispirazione
per il tono che Byrne stava cercando, le è arrivato dallo stilista spagnolo Balenciaga,
che aveva reinterpretato molti dipinti storici nella sua couture del 1950, tra
cui alcuni pezzi elisabettiani. Alexandra Byrne dice: "Questo per me è stato
il grande salto? Elisabetta era un'icona della moda al suo tempo e io ho
pensato che questo fosse il modo per renderla più attuale per il pubblico di
oggi."
Blanchett dice:
"Elisabetta programmava il suo aspetto a seconda di quale immagine di sé avesse
bisogno di dare ? e noi abbiamo portato questo concetto nel film. Alcuni costumi
e trucchi sono molto più rivelatori e connessi con il sottotesto del film. Morag
Ross ha creato 16 parrucche, la maggior parte per riflettere il suo stato
d'animo ? alcune sono vivaci, altre tragiche. Abbiamo parlato molto della
personalità privata e di quella pubblica. Alex Byrne ha creato dei costumi
straordinari. Il suo senso del colore è emotivo e colpisce visivamente. Una
delle più eccitanti progressioni di costumi è stata quella in cui Elisabetta si
muove verso Tilbury e indurisce il suo cuore nei confronti di Raleigh ? l'abito
diventa armatura nella visione di lei sul cavallo bianco, Elisabetta come
guerriera, come Giovanna d'Arco."
Geoffrey Rush concorda:
"Gran parte del pubblico ha una sorta di idea di come fosse quel periodo, ma
raramente si pensa agli aspetti originali e vivaci, sexy e eccitanti che devono
esserci stati. Alex ha apportato dei piccoli cambiamenti e ha giocato,
riuscendoci, con i ritratti degli abiti del tempo. Li ha resi più vivi e molto
più accessibili ai nostri occhi del 21° secolo."
Ritornare
all'evoluzione del personaggio di Elisabetta ha permesso a Byrne di espandere
la sua visione artistica del primo film. La costumista dice: "In Elizabeth,
troviamo una ragazza, una principessa veramente, che diventa regina. Fa delle
scelte coscienti su come presentarsi, talvolta rinforzando la sua fiducia in sé
stessa attraverso l'abito. Ora ha instaurato il suo regno, siede fermamente sul
trono, i suoi palazzi le somigliano e il suo stile nel vestire rispecchia tutto
questo. E' sicura di sé, è la regina? ed è in viaggio verso l'immortalità".
Una
delle difficoltà che Byrne ha dovuto affrontare è stata che non esiste
un'immagine della "Regina incoronata che siede sul trono. La stabiliamo noi con
il vestito rosso all'inizio del film ? un abito formale che lei indossa quando
è a lavoro come regina. Da qua, stabiliamo che lei ha un abbigliamento formale
e informale, sempre molto consapevole della sua personae pubblica."
Forse una delle
apparizioni pubbliche più importanti della sovrana è stata quella di fronte
alle sue truppe prima della battaglia contro l'Armada spagnola. L'attrice, il
regista e la costumista erano perfettamente d'accordo che il suo abito dovesse
trasmettere la sua volontà di essere vista come uno dei suoi soldati, la
volontà di servire, combattere e morire con loro. Il look che ne è risultato ?
una valorosa donna-soldato, vestita da un'armatura quasi medievale, con i
capelli sciolti, in sella ad un cavallo bianco ? ricorda un'altra famosa donna guerriera.
Per Byrne: "In un certo senso è sia un esercizio di PR che una realtà. Vuole
ricordare, ovviamente, al pubblico tutte le immagini di Giovanna d'Arco? ma se
la regina indossasse davvero un'armatura come quella o montasse in sella a
cavalcioni, noi non lo sappiamo, ma per il racconto della nostra storia è
davvero un momento chiave."
Di grande importanza
per Kapur era il rapporto tra Elisabetta e Bess, il fatto che loro sono "la
stessa persona ? Bess è la parte mortale di Elisabetta la divina. Gli abiti per
Bess erano molto importanti come risposta all'altra metà. Si è rivelato molto
interessante, dato che loro sono due attrici molto diverse, e che hanno dovuto
rispecchiarsi a vicenda, talvolta fare da eco una all'altra. E poi, tra di
loro, c'è Raleigh."
Un uomo elisabettiano
di normali mezzi ? e Raleigh è un uomo senza titolo, il cui
sostentamento dipende da un supporto finanziario ? avrà posseduto, molto
probabilmente, un unico abito, per questo la produzione non ha avuto il piacere
di vestirlo come ha fatto con i cortigiani. Byrne spiega: "Ci sono molte stampe
che presentano Raleigh ma, stranamente, lo si vede vestito da cortigiano nel
mezzo delle Indie Occidentali o in posti del genere, chiaramente perché è così
che volevano percepirlo a corte. La realtà è che un gentiluomo di quei tempi
aveva forse un solo abito - con il quale andava per mare, e che si bagnava, poi
si asciugava; si strappava e veniva riparato. Inoltre probabilmente doveva
mettersi più strati per comodità. Per questo abbiamo lavorato partendo
dall'idea che i suoi abiti fossero andati con lui per mare e che si fossero 'evoluti'
nel corso del viaggio? e, ricordate, fra andata e ritorno lui stava via più
della metà di un anno?"
La costumista ha
lavorato con Owen nello sviluppo dei suoi costumi, assicurando l'attore che "le
braghe sarebbero state ok! Owen era un po' preoccupato per questo. Credo che
verso la fine delle riprese fosse entusiasta delle sue braghe? erano diventate
parte di lui. Danno un certo modo di camminare e una certa figura. Lui le
porta come nessun altro!"
Jenny Shircore, che ha
vinto sia l'Oscar® che il BAFTA per il suo trucco e le sue acconciature in Elizabeth;
ha accettato con piacere allora l'opportunità di far evolvere il look di
Elisabetta, da giovane ragazza che, adempiendo al suo destino, matura e diventa
Regina d'Inghilterra. Con Elizabeth: The Golden Age, Shircore era
ugualmente entusiasta di continuare il viaggio di Elisabetta, portandola da
donna di mezza età a eternamente divina.
Le prime ricerche di
Shircore hanno ruotato intorno ai ritratti dell'epoca, e lei è tornata a questo
materiale di riferimento per stabilire il look di Elisabetta nei suoi anni
centrali. Shircore racconta: "Una creatura luminosa, questa è la visione che
Shekhar aveva di Elisabetta, sia in Elizabeth che in Elizabeth: The
Golden Age, e questo è quello che noi abbiamo cercato di ottenere. Insieme
a questo, abbiamo anche voluto trasmettere l'idea di questa donna molto
potente, che gestiva un'immagine molto controllata e costruita con attenzione."
Morag Ross, il makeup artist
personale di Blanchett nel film, aggiunge: "Per me si trattava di creare l'essenza
di Elisabetta. Ci sono stati molti film su Elisabetta I e noi abbiamo pensato
che fosse importante ? per catturare l'attenzione del pubblico ? tentare
qualcosa di nuovo mentre presentavamo comunque un'immagine familiare. Mi piace
pensare che abbiamo ottenuto quell'immagine iconica, con delle piccole
variazioni."
Cogliere
il periodo storico:
lo stile e i set
Per essere in
linea con l'approccio "fresco e elettrizzante" del regista sull'argomento, è
stato scelto a collaborare con Kapur e i suoi veterani Elisabettiani Adefarasin,
Byrne e Shircore, e la montatrice Bilcock, il giovane e innovativo scenografo Guy
Hendrix Dyas, che ha iniziato la sua carriera come illustratore / artista
concettuale di molti importanti progetti e che ha curato le scenografie di blockbuster
come X2 e Superman Returns .
Per Dyas: "Già
dal mio primo incontro con i produttori ho capito chiaramente che loro avevano
un'idea molto precisa su cosa volevano per il film, avendone parlato e avendoci
lavorato per anni. Era molto importante espandere il mondo che era già stato
creato in Elizabeth, e io ho pensato che fosse una fantastica idea
concettuale della Working Title creare un film storico in costume coraggioso e
moderno."
"E' stata una
sfida stimolante dovermi occupare della creazione di quello di cui stavano
parlando" continua Dyas. "La grande differenza tra Elizabeth e Elizabeth:
The Golden Age, in termini di scenografia, è la proporzione di Elisabetta
rispetto al suo ambiente. In Elizabeth, lei è schiacciata
dall'architettura che la circonda. Questo aiutava a rendere il senso di
isolamento di una giovane donna persa nella politica del tempo. In Elizabeth:
The Golden Age, la regina è più padrona del suo mondo, e per questa
ragione, doveva apparire metaforicamente più grande rispetto all'architettura."
Questa idea ha
guidato la squadra nella ricerca delle location e nella creazione degli
ambienti. Alla fine, ha scelto di portare The Golden Age alle maestose
e architettonicamente significative cattedrali del sud dell'Inghilterra, Wells e
Winchester, dove le misure sono imponenti ma i dettagli all'interno delle
architetture sono di scala minore (per es. invece di un'enorme colonna di
pietra, vediamo Elisabetta che cammina intorno ad un gruppo di colonne che
occupano lo stesso spazio). Questo stare all'interno di una scala di misure
diversa la fa apparire più forte rispetto al suo ambiente. Nello stesso tempo,
in queste location ci sono delle caratteristiche più classicamente femminili ?
motivi floreali nelle sculture di pietra, doccioni più "delicati", un
colore della pietra più caldo e cremoso. Tutto questo rinforza fisicamente
l'idea che la Regina si trova chiaramente più a suo agio negli spazi che le
appartengono.
Dyas era felice
di avere la possibilità di lavorare in questi luoghi: "Era fondamentale. A
prescindere dalle nostre immaginazioni, idee o gusti, l'architettura di queste
cattedrali è incredibile, semplicemente spettacolare e sarebbe stato folle non approfittare
di questi spazi. Danno al film delle proporzioni meravigliose e Shekhar e Remi
Adefarasin sono molto bravi a osservare gli spazi e a decifrare molto
velocemente dei modi per farli sembrare ancora più ampi e più drammatici."
Essendosi
appropriati degli spazi ecclesiastici di molte cattedrali per farli sembrare
l'ambiente di una Corte, Dyas e la sua squadra hanno lavorato soprattutto a
legare questi spazi tra loro con i set creati e costruiti agli Studios di Shepperton.
I risultati: la Camera Privata e i Quartieri Privati della Regina, entrambi
creati con grandissima attenzione ai dettagli e all'autenticità.
Gli anni di
esperienza di Dyas come illustratore gli sono stati utili per le minuzie e
l'attenzione ai dettagli ? considerare come scende l'acqua da un muro, come il
legno invecchia in ambienti diversi. Questi blocchi di edifici sono stati
armonizzati per produrre un "linguaggio visivo" per la scenografia del film. Questo
approccio agli ambienti ha avuto il vantaggio non solo di produrre dei set
sbalorditivi che erano in linea con le location del periodo, ma hanno anche fornito
agli attori un mondo credibile e autentico in cui dare vita ai loro personaggi.
Un altro
vantaggio delle particolareggiate e complete scenografie di Dyas? Kapur è noto
per le sue decisioni dell'ultimo momento su dove mettere la cinepresa. Dyas osserva:
"Se lui decide di girare la testa di un attore proprio davanti ad una certa
parete, io avrei molti problemi se quella parete non fosse il più realistico
possibile, e con le cineprese ad alta definizione, questi alti livelli di
rifinitura diventano ancora più necessari."
Tutto questo ha
soltanto aggiunto una gran mole di lavoro alla squadra delle scenografie, dato
che alcuni dei tessuti e delle rifiniture che questa sperava di creare,
potevano essere realizzate solo passando attraverso i processi che gli
artigiani eseguivano secoli fa. "Io devo essere sicuro di dare a Shekhar la
libertà di puntare la cinepresa in qualsiasi direzione e sapere che quello che
vede è autentico e reale, e che il pubblico non verrà distratto da qualcosa che
sembra essere fuori posto" dice Dyas.
Dyas pensa che
la creazione delle scenografie della Camera Privata della Regina sia stata una
delle sfide più difficili della sua carriera - Kapur lo aveva incaricato di
inventarsi un set privo di pareti, perché l'idea era quella di creare una serie
di archi e colonne leggermente obliqui attraverso cui il regista e il suo
direttore della fotografia potevano girare senza alcuna restrizione fisica. Questo
avrebbe dato loro la possibilità di muovere la cinepresa intorno e di creare la
profondità variando continuamente inquadratura sempre mantenendo un senso
visivo vivo interessante per il pubblico. Parte dello stile di regia di Kapur è
dato da voci fuori campo, con il pubblico che deve cercare chi sta parlando ?
la cinepresa spesso fa una carrellata intorno fino a che non scopre i
personaggi. Dyas ha creato il massimo del set per Kapur ? un puzzle visivo con
una serie infinita di potenziali angolazioni e collocazioni per la cinepresa.
L'autenticità non è
stata raggiunta solo attraverso un ponderato progetto scenografico ma anche
attraverso l'attenta considerazione dei materiali che sarebbero stati usati per
le costruzioni. Usando materiali veri ? granito per i pavimenti sia della
Camera Privata che per quelli degli Appartamenti Privati della Regina;
meravigliosa ed elaborata falegnameria creata da un mix di legno arricchito da
figure scolpite in gesso, poi scolorito e passato con la cera per somigliare al
legno di quel tempo ? lo scenografo ha creato un ambiente che non solo appare vero,
ma suona vero. Jonathan Cavendish Commenta: "Guy è degno di nota, un grande
talento. La sua attenzione ai dettagli e la sua spinta verso la perfezione sono
straordinarie."
Oltre al palazzo, Dyas
ha dovuto creare la nave di Raleigh The Tyger, una costruzione fuori dal comune
(le misure sono reali) che doveva essere usata dagli uomini di Raleigh per
difendere l'Inghilterra dall'Armada spagnola. Per massimizzare le spese della
produzione, The Tyger? ri-vestita e ripresa da un'altra angolazione ? ha funzionato
nel film anche come nave spagnola.
Kapur spiega: "Non
potevamo fare compromessi sulla nave. Facendo un film con l'Armada spagnola
sullo sfondo, era assolutamente essenziale per noi avere una nave che avremmo
potuto riprendere da tutte le parti per mostrare com'era la vita in mare. Il
personaggio di Raleigh è seducente e attraente per la sua vita in mare, per
questo la nave era enormemente importante."
La struttura
finale misurava in lunghezza 55 metri ed è stata costruita con tavole di legno
da dieci metri fissate con chiodi ad un'enorme struttura di acciaio. The Tyger è
stata messa su una sospensione cardanica, una grande struttura che permette il
movimento che imita una nave in mare in una gran varietà di condizioni ? da
calmo a in tempesta a sotto attacco. La costruzione ha richiesto parecchi
mesi, dato che dopo che la struttura in acciaio è stata imbullonata sulla
sospensione, ogni singola struttura di legno è stata trattata con un
procedimento molto energico ? il legno è stato bruciato per rimuovere alcune
delle fibre esterne e lasciare solo le fibre più robuste, essenziali, in modo
da dare l'effetto di una nave che ha subito gli anni e l'usura del mare.
Dopo il processo
di invecchiamento, sono arrivati i pittori ed è stata costruita un'impalcatura
per permettere alla troupe di lavorare sui ponti, e aggiungere i dettagli che
servivano a creare l'aspetto di una robusta nave da guerra di quel periodo:
completa di parapetti, scale e polene splendidamente incise. Anche le vele
sono state cucite, poi invecchiate, strappate e rattoppate (in un modo rozzo,
da marinaio) per dare il senso che le palle di cannone le avevano colpite e
squarciate.
Poi è arrivato
l'enorme e complicatissimo compito di attrezzare la nave, lavoro che consisteva
nell'usare metodi storicamente precisi per legare migliaia di metri di corde ricoperte
di catrame. "Deve essere il sogno di ogni scenografo, avere almeno una volta
nella sua carriera l'opportunità di ideare e costruire una nave di qualunque
tipo" dice Dyas. "Francamente, più la nave è vecchia più ha carattere e più è
interessante. Costruire The Tyger e vedere Clive così eroico sul suo ponte ?
beh, è stato un grande onore e uno dei momenti più importanti della mia
carriera".
lang=EN-US>Sulla strada:
Le riprese in location di Elizabeth:
The Golden Age
Le
location in Elizabeth: The Golden Age hanno dato alla produzione
l'opportunità di fare un giro delle più magnificenti cattedrali della nazione ?
oltre a chiese, palazzi nobiliari e parchi nazionali ? e di ambientare la
storia in luoghi straordinari, ognuno dei quali ha giocato un ruolo importante
nella Storia inglese.
Le riprese in location sono
iniziate con la Cattedrale di Westminster, la più grande e importante Chiesa
Cattolica d'Inghilterra e Galles. Stare al centro di questa cattedrale ? lo
spazio immenso che appare, privo di supporti o colonne ? ispira semplicemente
meraviglia e timore reverenziale. Questa ampiezza è tipica dell'esotico stile
bizantino della cattedrale ? privilegiato dal suo architetto John Francis Bentley
? che si presta perfettamente a diventare il palazzo spagnolo El Escorial,
circa 1588, con pochissime modifiche. Qui la produzione ha girato per due
notti, catturando scene di Filippo II di Spagna, a quel tempo l'uomo più
potente del mondo.
Kapur
osserva: "E' stato un luogo fantastico in cui girare. E' stato difficile perché
è così enorme e vorresti racchiuderlo tutto nell'inquadratura, ma devi fare
delle scelte. La grandezza è l'abilità della cinepresa di muoversi e continuare
a muoversi. E continuare a trovare cose."
La
produzione ha poi viaggiato verso Hatfield House, nello Hertfordshire, la casa
del Marchese di Salisbury, e una delle case nobiliari più famose d'Inghilterra.
Qui, i realizzatori del film hanno vestito la Sala dell'entrata nord e la Sala d'Armi, sostituendo i rivestimenti in legno con la pietra e trasformado le Sale
negli Appartamenti Privati di Maria, la Regina di Scozia, a Chartley Hall, dove è stata per un periodo imprigionata prima di essere giustiziata. I
realizzatori hanno usato parti di Hatfield House ? nello specifico la Sala del Marmo, la Grande Scalinata e la Lunga Galleria ? anche per la casa di Londra di Walsingham.
La chiesa St.
Bartholomew è uno dei tesori di Londra e uno dei suoi segreti meglio mantenuti.
La bellissima Chiesa normanna è nascosta dalle stradine strette e dai passaggi
di Smithfield, e qui, la produzione ha girato uno dei momenti più importanti
del film: la decapitazione della Regina di Scozia Maria (che realmente ha avuto
luogo nel Castello di Fotheringhay, raso al suolo nel 1627). Con la necessità
di condensare le ultime tre terribili ma magnifiche ore di vita di Maria in
pochi minuti di film, i realizzatori hanno selezionato dai documenti storici
dei momenti chiave e li hanno intrecciati in una scena magistrale che vede
Maria entrare (ignorando le preghiere protestanti dell'arciprete di Peterborough),
salire sul patibolo, svestirsi per mostrare la sottoveste cremisi (il colore
del martirio cattolico) sotto al vestito nero, concedere il perdono ai suoi
esecutori e, alla fine, mettere la testa sul ceppo.
Il ricercatore storico Justin
Pollard ricorda: "La scena ha avuto un effetto impressionante sulla troupe e
sui più di 100 attori e comparse nella stanza. Nonostante le luci e le
cineprese, sembrava che stessimo veramente assistendo all'esecuzione". Ad
aumentare l'effetto sui presenti il tema musicale dei compositori del film Craig
Armstrong e AR Rahman, che si è levato sulla scena silenziosa e ha echeggiato
intorno alle antiche pareti della chiesa mentre Samantha Morton (nei panni di
Mary) faceva i suoi ultimi passi.
Poi la Cattedrale di Winchester, una sontuosa struttura nell'ovest dell'Inghilterra, la cui
costruzione è iniziata nel 1079, 13 anni dopo che Guglielmo il Conquistatore
aveva invaso l'Inghilterra dalla Normandia. La parte orientale della Chiesa è
stata allargata intorno al 1200 e la navata è stata completamente rifatta intorno
al 1400. La produzione ha trascorso quattro giorni di riprese in questa
Cattedrale, che nel film vediamo come la Cattedrale di St. Paul (la St. Paul originale è stata distrutta nel Grande Incendio di Londra nel 1666 e poi è stata
demolita per fare spazio alla nuova cattedrale).
Con i suoi
enormi soffiti a volta e le enormi finestre a vetrate istoriate, Winchester è impressionantemente
simile a come doveva essere la Cattedrale di St. Paul. La produzione ha usato la Cappella delle Donne per la Cappella Reale (dove Elisabetta va a pregare e dove incontra il
suo sedicente assassino), e ha anche girato nella spettacolare navata (in cui si
svolge una delle scene più drammatiche di The Golden Age ? Elisabetta
che chiama tutti alle armi contro l'Armada spagnola).
Sotto
Elisabetta, a Londra sono stati costruiti tantissimi nuovi edifici, e i
realizzatori del film hanno abbracciato l'idea dello scenografo Dyas di
mostrare St. Paul come work-in-progress, con tanto di ponteggi. Questo ha avuto
anche il vantaggio di dare al regista Kapur la possibilità di filmare
attraverso gli 'ostacoli'. (Dato che erano davvero in corso dei lavori di
ristrutturazione alla Cattedrale di Winchester nei giorni delle riprese, i
realizzatori hanno usato come comparse i veri scalpellini che hanno tagliato
pietre vere nel corso della scena).
Poi, la
produzione si è spostata al College St. John, a Cambridge, il secondo college
per grandezza dei college dell'Università di Cambridge. St. John è stato
fondato nel 1511 da Lady Margaret Beaufort, madre del Re Enrico VII (e quindi
bisnonna di Elisabetta) nell'area dell'ospedale medievale di St. John. La
prima corte interna a St. John è stata costruita tra il 1511 e il 1520, e
questo la ha resa un setting perfetto per una delle scene più leggendarie del
regno di Elisabetta: il primo incontro tra la Regina e Raleigh, dove lui, a quanto si dice, gettò a terra il suo mantello per coprire una pozzanghera fangosa
sulla strada ? impedendo così al Piede Reale di sporcarsi.
Ma è vera questa
storia? Il ricercatore storico Pollard commenta: "Non è registrata in nessun
documento del tempo e il primo riferimento che io conosco è di Thomas Fuller nel
1663. Ma è certamente il genere di cose che Raleigh avrebbe potuto fare e
proprio il genere di presentazione che piaceva alla Regina. Abbiamo deciso di
usare la scena, in parte perché è davvero iconica, in parte perché ancora oggi,
così tanti secoli dopo, è un modo meraviglioso per far incontrare per la prima
volta Raleigh e la Regina."
La produzione è
rimasta a Cambridge per filmare la Lancia Reale ( dove Walsingham affronta il delicato tema di Elisabetta e il matrimonio mentre i due viaggiano sul Tamigi
per raggiungere Londra). La lancia ha il suo valore storico, essendo stata
usata, tra gli altri film, nel classico Un uomo per tutte le stagioni. Qui
la produzione è stata ostacolata da una pioggia torrenziale che ha messo a dura
prova tutti quanti, specialmente i reparti costumi e scene che hanno lottato
contro il vento e la pioggia per tenere gli attori (e gli oggetti) asciutti e
con un aspetto degno di un sovrano.
Un'altra
meravigliosa Cattedrale normanna è stata la location successiva: la Cattedrale Ely, costruita su quella che, nel 12° secolo, era "un'isola" nella vasta distesa
di paludi conosciuta come the Fen. In questo mondo piatto e pieno d'acqua, la
cattedrale sembrava fluttuare nella palude e si è guadagnata il nome "La Nave della Palude". Ely ha sostituito la corte di Elisabetta a Whitehall.
"La scelta di questo
luogo e di tutte le altre cattedrali" spiega Pollard, "è per dare una scala ?
un'idea della magnificenza e della grandezza della corte da una parte e della
vulnerabilità e fragilità dell'uomo collocato davanti alle fredde e pietrose
facciate dall'altra. E' anche, naturalmente, un'opportunità per celebrare
l'importanza e il virtuosismo dell'eredità architettonica inglese."
La produzione ha
trascorso quasi due settimane a Ely, filmando prima nella navata le scene
chiave in cui Elisabetta confronta l'Ambasciatore spagnolo con il complotto
spagnolo, e la sua reazione alla notizia che Maria è stata giustiziata.
Quest'ultima scena è tipica dello stile di Kapur, girata dall'alto
nell'ottagono della cattedrale, mostra Elisabetta come una fragile forma umana
stagliata sulla vasta volta di pietra. Pollard dice: "L'edificio diventa
parte della storia: una grandiosa, echeggiante, immobile risposta alle emozioni
di Elisabetta."
Poi, la Lady Chapel, rimodellata dallo scenografo Dyas come ambiente per la prima presentazione di
Raleigh a corte ? un altro momento iconico di Raleigh, dove lui fa conoscere la
patata e il tabacco portate dal Nuovo Mondo. E ambiente anche per il banchetto
che Elisabetta da in onore dell'Arciduca Carlo d'Austria, un potenziale
pretendente. Pollard dice: "L'arrivo del pretendente di Elisabetta fornisce
l'occasione per un sontuoso banchetto, nel quale noi speriamo di aver creato
qualcuno degli esotici sapori della Corte come sfondo per l'azione che si
concentra su Elisabetta, Walsingham, Bess Throckmorton e Raleigh."
Intorno al 1580,
il mondo era stato esplorato dagli Europei per meno della metà, con la promessa
seducente di terre strane e ricchezze favolose proprio dietro l'orizzonte. I
realizzatori del film hanno scelto di dare un sapore esotico a quello che
avrebbe dovuto essere stata una tradizionale scena di banchetto ? cose come
una meravigliosa selezione di piatti del tempo preparati seguendo ricette
originali e illustrazioni, con pasticcio di airone, frutta candita, pavone
ripieno ed elefanti di zucchero. Per intrattenimento, questa regale occasione offre
uno sfoggio di animali del serraglio reale che include pappagalli del Nuovo Mondo,
un pitone indiano, una scimmia e anche una zebra. (Pollard riflette: "Animali
di questo tipo venivano spesso regalati alla Corona da altri sovrani, e c'era
una notevole competizione per acquisire esemplari particolarmente rari.")
Fermata
successiva, la West Country, Brean Down ? uno dei paesaggi più d'effetto
della costa del Somerset ? per filmare il fa
Elisabeth: The golden age
Note di produzione
La vincitrice
dell'Oscar® CATE BLANCHETT ritorna al ruolo che, nel 1998, l'ha resa una star
nel film, candidato a sette premi Oscar®, della Working Title Films, Elizabeth.
L'attrice si ri-unisce ai colleghi di quel grande trionfo internazionale ? il
vincitore dell'Oscar® GEOFFREY RUSH e il regista, candidato ai Golden Globe e
ai BAFTA, SHEKHAR KAPUR ? in questo avvincente dramma storico che si intreccia
a tradimenti e storie d'amore: Elizabeth: The Golden Age. Si
unisce al cast di questo nuovo film epico il vincitore del Golden Globe e
candidato all'Oscar® CLIVE OWEN (Children of Men) nel ruolo di Sir
Walter Raleigh, un focoso navigatore da cui Elisabetta è fortemente tentata e
attratta.
E' il 1585 e,
dopo aver regnato l'Inghilterra per quasi tre decenni, la Regina Elisabetta I (Blanchett) continua a fare fronte alla sete di sangue per il suo trono e
alla duratura minaccia costituita dal tradimento familiare. Al di là della
Manica, un'ondata distruttiva di cattolicesimo fondamentalista, guidata dal re
di Spagna Filippo II (JORDI MOLLA di Sultanes del Sur), si abbatte
sull'Europa del 16° secolo. Sostenuto dalla Chiesa di Roma e armato con
l'Inquisizione, Filippo ? con il suo potente esercito e la sua Armada che
domina i mari ? costituisce un'imminente minaccia per la Regina e la sua nazione? il cupo e devoto re è determinato a strappare l' "eretica"
Protestante dal trono e a riportare l'Inghilterra alla gloria della Chiesa
Cattolica di Roma.
Preparandosi
alla guerra per difendere il suo impero, Elisabetta lotta anche per tenere in
equilibrio gli antichi doveri reali e l'inaspettata vulnerabilità del suo amore
per Raleigh che ? nonostante il suo status di commoner (cittadino che non ha
alcun titolo nobiliare) ? rimane proibito per una Regina che ha giurato corpo
e anima alla sua nazione. Incapace di e riluttante a inseguire la sua passione,
Elisabetta incoraggia la sua dama di corte preferita, Bess (ABBIE CORNISH di Stop
Loss di prossima uscita), di stringere amicizia con Raleigh e tenerlo
vicino.
Ma questa
strategia fa trovare Elisabetta al centro del loro corteggiamento, posizione nella
quale lei non ha altra scelta che fare da spettatrice alla loro crescente
intimità. Nell'impetuoso e avventuroso Raleigh, lei non vede solo un suo pari
nell'intelletto e nello spirito, ma anche il richiamo di terre lontane, il
globo inesplorato, l'infinito? la libertà.. Scegliendo Bess per prendere il
suo posto, Elisabetta è alla fine costretta a fare l'angosciosa scelta tra
essere una donna e essere una Regina.
E mentre la Regina segue la politica estera, il suo fidato consigliere, Sir Francis Walsingham (Rush), continua
magistralmente a tenere le fila della sua Corte ? e della sua campagna per
rinforzare il potere assoluto. Attraverso un'intricata rete di spie, Walsingham
scopre un complotto di assassinio che potrebbe rovesciare il trono. Ma
smascherando i traditori, tra i quali potrebbe esserci anche la stessa cugina
di Elisabetta Maria Stuarda (la due volte candidata all'Oscar® SAMANTHA MORTON di
In America), Walsingham mette inconsapevolmente l'Inghilterra in grave
pericolo.
Elizabeth:
The Golden Age narra l'emozionante storia di un'epoca? la storia della
crociata di una donna per tenere l'amore sotto controllo, sconfiggere i nemici
e assicurare la sua posizione come amata icona del mondo occidentale.
Diretto da Shekhar
Kapur, da una sceneggiatura originale di WILLIAM NICHOLSON (Il Gladiatore)
e MICHAEL HIRST (Elizabeth), Elizabeth: The Golden Age è prodotto
da TIM BEVAN (Espiazione) e ERIC FELLNER (Orgoglio & Pregiudizio),
della Working Title e da JONATHAN CAVENDISH (la serie Bridget Jones). I
produttori esecutivi sono DEBRA HAYWARD (United 93), LIZA CHASIN (Orgoglio
e Pregiudizio) e MICHAEL HIRST.
Dietro le quinte i
realizzatori del film hanno messo insieme una squadra stellare di artigiani per
ri-creare e re-immaginare la scintillante corte di Elisabetta I (insieme alla
misera realtà della vita quotidiana nel 16° secolo), spesso usando alcuni tra i
luoghi storici più significativi dell'Inghilterra come ambienti per il dramma
epico ? oltre a girare nei leggendari Shepperton Studios fuori Londra. Molti
degli 'artigiani' ritornano a lavorare con Kapur, dopo aver già lavorato in Elizabeth,
tra questi il direttore della fotografia REMI ADEFARASIN; la montatrice JILL
BILCOCK; la costumista ALEXANDRA BYRNE; e la truccatrice e parrucchiera JENNY
SHIRCORE. I 'nuovi' artisti includono lo scenografo GUY HENDRIX DYAS e i
compositori CRAIG ARMSTRONG e AR RAHMAN.
LA PRODUZIONE
"Mi chiamano la Regina Vergine.
Nubile, non ho Padrone.
Senza figli, sono Madre del mio popolo.
Che Dio mi dia la forza di sopportare questo pesante fardello"
style='font-weight:normal'>?la Regina Elisabetta I
Uscito nel 1998,
il coraggioso e intenso Elizabeth, partito come un ottimo film per cinefili
? sostenuto da una brava, poi diventata vera stella in ascesa, Cate
Blanchett, da un abile cast, una narrazione superlativa e da bellissimi costumi
e ambientazioni ? è poi diventato un fenomeno internazionale. Elizabeth
è stato nominato per un totale di sette Oscar® (tra cui Miglior Film e Miglior
Attrice per Blanchett, con la vittoria della truccatrice Jenny Shircore), 11
BAFTA (di cui sei vinti) e tre Golden Globe (con Blanchett che ne ha vinto
uno). La magia sembrava essere nella visione dei realizzatori del film di una
magnifica epica storica narrata in un modo iconoclastico e contemporaneo ? un
approccio che lo rendesse accessibile ad un pubblico moderno ? e nella regia di
Shekhar Kapur (una reinvenzione del film in costume attraverso una sensibilità
decisamente orientale).
Durante la
produzione di Elizabeth, i realizzatori hanno discusso l'idea di
raccontare la storia di Elisabetta I ? dalla giovane ragazza fino alla Regina
che ha regnato quasi 45 anni ? in una trilogia. Il produttore Tim Bevan dice:
"L'intero regno di Elisabetta I non può essere effettivamente raccontato in un
solo film ? è stato davvero lungo e tante cose sono successe nel suo corso, e
lei ha incontrato moltissime persone straordinarie."
Incoraggiata dal
successo di Elizabeth in tutto il mondo, la discussione è continuata
negli anni successivi, e circa cinque anni dopo la realizzazione di Elizabeth,
la squadra ha capito che era giunto il momento di dare l'incarico agli
sceneggiatori Michael Hirst (che ha scritto il primo film) e William Nicholson di
cominciare a scrivere la sceneggiatura che poi sarebbe diventata Elizabeth:
The Golden Age.
In Elizabeth,
la storia era centrata sui primi (e in qualche modo incerti) anni del regno
dell'inesperta regina. La giovane sovrana fronteggiava una difficile lotta per
mantenere il suo trono, sconfiggendo con astuzia i cospiratori e gli
imbroglioni in qualsiasi momento. Mai sicura di chi fidarsi della sua corte e
dei suoi consiglieri, la caparbia e intelligente Elisabetta emergeva alla fine del
film come una Regina, fermamente padrona del suo destino?
Elizabeth:
The Golden Age comincia un decennio dopo il periodo coperto in Elizabeth
e prende in esame i gloriosi anni di mezzo del suo regno. Su un piano politico,
il film esplora il conflitto di Elisabetta con Filippo II di Spagna, che ? come
governatore del suo impero cattolico e con il significativo sostegno della
Chiesa di Roma, per non citare il potere della spietata Inquisizione ? veniva
considerato l'uomo più potente del mondo. Religiosamente devoto, Filippo II
aveva giurato di portare il mondo al Cattolicesimo, qualunque ne fosse il
prezzo.
Quando
Elisabetta successe al trono come Protestante nel 1558, quasi metà della
popolazione inglese rimase cattolica, ma ? con una delle sue tante e
caratteristiche abili mosse ? lei decise di considerare la sua gente semplicemente
come suoi sudditi, nonostante la loro fede, sostenendo che l'amore del suo
popolo per lei venisse prima dell'essere protestanti o cattolici. ("Non
desidero guardare all'interno dell'anima degli uomini" spiegò? in pratica
significando "pensate ciò che volete, ma agite come miei sudditi protestanti." Per
tutto il corso del suo regno, Elisabetta I si è mostrata estremamente
tollerante nei confronti dei suoi sudditi cattolici e li ha costantemente
protetti dalle proteste virulente e dalle volontà di persecuzione, molte delle
quali sorsero proprio all'interno del suo Parlamento). Il nuovo film vuole
prendere in esame il concetto di tolleranza religiosa come contrario al
fondamentalismo ? tema attuale allora e che ancora oggi fa pensare.
Il regista Kapur
crede che: "scavando nella Storia, si finisce per raccontare una storia contemporanea
che parla di noi stessi. Perché fare oggi un film che non sia legato al nostro
tempo? Perché fare un film che non sia attinente agli attuali modi di pensare
individuali, politici o psicologici? Elizabeth: The Golden Age parla di
Cate Blanchett, che sta interpretando Elisabetta per i tempi moderni. Parla del
conflitto tra fondamentalismo e tolleranza, della ricerca di sé e della
divinità. Parla di mortalità e immortalità. Sono tutte cose con le quali
abbiamo a che fare tutti i giorni nella nostra vita."
Su un piano più
personale, The Golden Age guarda al di là dei conflitti politici per
occuparsi di Elisabetta come donna, interiormente combattuta mentre si trova
nel suo viaggio dalla mortalità alla divinità ? soprattutto a causa di uno dei
più forti coinvolgimenti sentimentali della sua vita, quello per il soldato e
avventuriero Sir Walter Raleigh. Al centro di questo c'è l'esplorazione di un
rapporto triangolare tra Raleigh, Elisabetta e la sua dama di corte preferita, Bess
Throckmorton. La Regina gioca una costosa partita a scacchi con il focoso
Raleigh e la bella Bess? gettandosi alla fine (attraverso la giovane
Throckmorton) in una relazione sostitutiva con Raleigh che lei stessa è
costretta a negarsi. In qualche modo, Elisabetta spera di tenere legate a sé la
mente e l'anima di Raleigh, dandogli il suo corpo nella forma di Bess. In
questo costoso azzardo, finisce per perdere il gioco e, alla fine, il controllo
del cuore di Raleigh.
Per la terza
volta (ha prodotto entrambi i film Bridget Jones), Jonathan Cavendish
produce il film in collaborazione con la Working Title Films di Tim Bevan e Eric Fellner. Cavendish afferma: "Avere l'opportunità di
lavorare con Shekhar mi attraeva molto e si è rivelata un'esperienza
enormemente stimolante. Lui è molto collaborativo. Porta costantemente nuove
idee, respingendo quelle vecchie, e ha il coraggio e l'immaginazione per
continuare a farsi domande sulle cose. Lui lavora su livelli metaforici e
mitici, sempre lasciando che due o tre idee scorrano al di sotto della
superficie, in questo modo la scena sembra parlare di una cosa, ma spesso parla
anche e soprattutto di qualcos'altro."
Con una
sceneggiatura in cantiere, i realizzatori del film si sono preparati a riunire
la squadra creativa il cui lavoro su Elizabeth lo aveva reso un film
così acclamato ? nello specifico, il direttore della fotografia Remi Adefarasin,
la costumista Alexandra Byrne e la truccatrice e parrucchiera Jenny Shircore, tutti
candidati all'Oscar®, e con la vittoria di Shircore. Ritornano al progetto
anche la montatrice Jill Bilcock, che ha ricevuto una nomination ai BAFTA per
il suo montaggio di Elizabeth. Infine, i realizzatori hanno portato a
bordo lo scenografo Guy Hendrix Dyas, le cui audaci idee sono evidenti in film
come X2 e Superman Returns.
lang=EN-US>Scegliere gli attori:
Il
Ritorno della Regina
style='text-decoration:none'>
Dato che la
storia parla di Elisabetta, era, naturalmente, essenziale assicurarsi Cate
Blanchett per la parte. "Senza Cate nei panni di Elisabetta, Elizabeth: The
Golden Age non avrebbe potuto essere realizzato" dichiara chiaramente
Kapur.
Fatto interessante,
la vincitrice dell'Oscar® e impegnatissima Blanchett non è stata subito
attratta dall'idea di ritornare a questo ruolo. Kapur e Rush l'hanno portata a
cena e hanno cercato di convincerla, e solo più tardi lei ha accettato di ri-interpretare
la sovrana. Blanchett spiega: "Ha aiutato il fatto che ho interpretato Hedda
Gabler in una produzione a Sydney, e poi, 18 mesi più tardi, a New York. Ho
capito che ritornare ad un ruolo ti permette di scavare più in profondità."
"Ho imparato
molto su questo mestiere dal tempo di Elizabeth" continua l'attrice. "Detto
questo, è un ruolo complicato e ci sono state volte in cui ho pensato di aver
sbagliato tutto e avrei avuto voglia di cominciare tutto daccapo. Credo che
questo provi che si tratta di un personaggio davvero potente e complesso ? ci
sono un infinito numero di modi per interpretarlo? ma, dato che il film ha dei
tempi, questo è il modo che abbiamo scelto allora. Elisabetta è un personaggio
che continua ad affascinare il pubblico; ecco perché sono state raccontate così
tante versioni della sua vita. Quello che si rivela di lei dipende
dall'angolazione dalla quale si è deciso di guardarla."
"Per Cate" dice Kapur,
"questa è una parte molto più difficile e stimolante, nella quale lei è più
attiva che reattiva ? Elisabetta è diventata molto più complessa. Cate ha dato
un'interpretazione che mantiene la vulnerabilità già espressa in Elizabeth
ma che ora, sta sotto la superficie di questa donna molto più forte."
Il concetto di apparenza
? letteralmente Elisabetta I ha vissuto e regnato al centro di un palcoscenico
teatrale? è una delle cose che hanno intrigato Blanchett: "Elizabeth ha
esplorato la negazione, le parti di sé stessa di cui una persona deve liberarsi
per poter comandare. Ha trasformato sé stessa in un'icona, un'immagine che lei
ha levigato e lustrato per fini politici? e, io sospetto, per proteggersi
emotivamente. Il viaggio di The Golden Age, per molti versi, parla di
accettazione. Quello che ho cercato di fare in questo film è stato dare il
senso di una donna vuota ? senza un compagno, un marito, un figlio ? che è alla
ricerca di qualcosa che riempia questo vuoto."
"Elisabetta
aveva un vigile senso dell'autocontrollo" continua Blanchett. "Era molto
attenta alla sua immagine. Quello che il film affronta, tra gli altri temi, è
che quando lei comincia ad invecchiare, la sua possibilità di sposarsi e
formare alleanze con altre nazioni ? un'arma molto potente ? viene meno. La sua
attrattiva fisica e la capacità di avere dei figli vengono messe in
discussione. Si tratta della pressione politica, ma anche della pressione che
viene da dentro. Le cose che lei ha tenuto represse così a lungo esplodono in
superficie, specialmente nella sua relazione con Raleigh."
lang=EN-US>Per Blanchett, il suo rapporto con Raleigh è stato l'aspetto più
motivante per tornare a interpretare la parte. Nel corso della scrittura
della sceneggiatura, l'esplorazione del triangolo amoroso che si sviluppa tra
Elisabetta, Raleigh e Bess ha assunto un'importanza predominante.
Un'altra spinta
per la protagonista ad accettare la parte è stata l'opportunità di ri-lavorare
con il regista Kapur. "Ci capiamo" dice l'attrice. "Ci capiamo sempre.Lui se
ne esce con dei modi per entrare in una scena che sono assolutamente unici, ma
allo stesso tempo, è davvero collaborativo e ama genuinamente quello che gli
attori portano sul set. E' capace di riadattare una scena intorno ad un momento
che l'attore ha portato, se funziona."
Kapur aggiunge:
"Cate ha una straordinaria combinazione di talento, controllo, comprensione,
intelletto e emozione. Queste qualità ? insieme ad un'incredibile disciplina ?
le permettono di spostarsi agilmente tra le diverse parti del personaggio che
interpreta. Non l'ho mai vista non lavorare sulla parte. Lei lavora tutto il
tempo. Se ha due minuti di pausa, ascolta le sue battute al registratore e ci
pensa. E' imbattibile."
Il produttore
Tim Bevan aggiunge: "Cate si è resa conto nel primo film di parlare a donne
contemporanee; quello che ha fatto in questo film è stato esplorare il prezzo
che si paga per avere tutto. Per Elisabetta è la carriera, il prezzo di essere
onnipotente e il prezzo di essere una donna in un mondo di uomini. Credo che
questo parlerà a tutte le donne."
Geoffrey Rush ci
ha dato un memorabile ritratto del consigliere di Elisabetta Walsingham in Elizabeth,
e ha ri-firmato per il ruolo ancor prima che la Regina accettasse. L'attore premio Oscar® era più che desideroso di scandagliare ancora una
volta le profondità di un uomo così potente, che qualcuno considerava tanto
viscido quanto saggio. Rush commenta: "Walsingham era una spia magistrale. Si è
fatto strada fino ad arrivare ad una posizione di grande potere all'interno
della corte di Elisabetta e, per il 1580, era diventato il cervello di una
delle reti di spionaggio più grandi in Europa. Era un intellettuale dell'epoca
ed è stata la persona che ha creato il potente concetto del regnante come
figura divina. Era una persona di grande disciplina e controllo, come la sua
Regina."
In The Golden
Age questo autocontrollo viene minacciato quando Walsingham scopre il
tradimento di suo fratello. Anche se non è storicamente provato, questo punto
della trama è stato incluso per una ragione specifica, come spiega Rush: "Shekhar
era interessato ad esplorare cosa succede quando delle potenti figure pubbliche
vengono corrose dai loro dilemmi personali? e attraverso il coinvolgimento di
suo fratello nella storia, possiamo vedere l'insicurezza e la vulnerabilità di
Walsingham."
L'opportunità di
portare il personaggio più lontano di quanto era stato fatto in Elizabeth
è stato un fattore determinante per la decisione di Rush di riprendere il
ruolo. Walsingham era stato un mentore per la giovane Elisabetta, ha guidato la
donna incerta verso le responsabilità del comando con un punto di vista sicuro,
leale e filosofico. Ora, decenni più tardi, il grande consigliere si ritrova
costretto in un ruolo più da uomo di stato, il cui peso politico e la cui
influenza su Elisabetta sono indeboliti.
Il produttore
Cavendish dice: "Il percorso di Walsingham in questo film è estremamente
toccante. I suoi poteri si affievoliscono. Non è più il numero 1. E Geoffrey da'
alla caratterizzazione una gravità davvero sorprendente da vedere."
Come Blanchett, il
fatto di avere di nuovo Kapur alla regia ha convinto Rush a ritornare: "Shekhar
è uno dei filmmaker più avventurosi e estetici con cui ho lavorato" dice
l'attore. "Quando parla con gli attori o con qualsiasi membro della troupe, lo
fa con immagini davvero seducenti più che dando istruzioni. Comunica in un modo
molto immaginativo e durante le riprese di un film, l'immaginazione è una cosa
importante da mantenere viva. Lo fa con grande umorismo e in maniera molto
giocosa ? e talvolta con una serietà rinfrescante ? e parla degli aspetti più
profondi delle vite dei nostri personaggi. Ti da qualcosa di più con cui recitare,
qualcosa che non è limitata dalla minuzia delle motivazioni psicologiche e
dalla precisione storica. Questi eventi sono così complicati che devi trovare
una forma drammatica ? alla fine, la storia che racconti deve catturare gli
elementi primari di cosa succede tra questi popoli, queste nazioni."
Alla corte di questa
abile Regina e del suo leone il cui ruggito affievolisce arriva il coraggioso e
sfrontato esploratore Sir Walter Raleigh ? una figura piena di colore che
richiama tanti miti quasi quanto Elisabetta I. I realizzatori del film avevano
intenzione di scegliere un attore con le qualità e le caratteristiche fisiche
in grado di dare vita a questo eroe. Ed ecco Clive Owen, la cui imponente, spontanea
e tagliente interpretazione in Closer lo ha portato ad una nomination
agli Oscar® e la cui matura interpretazione in Children of Men del 2006
è stata elogiata da tutti. Nei panni di Sir Walter Raleigh, un ambizioso
navigatore che riesce a farsi strada a Corte e a sedurre il cuore della Regina,
Owen cattura senza sforzi lo spirito del ruolo. Bevan lo elogia: "In questa amalgama
è arrivato Clive Owen, che ha letto la parte di Raleigh e ha deciso che era sua
? cosa che è stata assolutamente fantastica."
Il regista dice:
"Clive è un attore straordinario e ha la personalità e la faccia che io credo siano
davvero di Raleigh. E' indubbiamente credibile come particella vagante che
arriva e crea il caos."
Per Owen, è
stato il miscuglio tra Vecchio Mondo e caratteristiche contemporanee a rendere
l'interpretazione del ruolo così divertente. L'attore dice: "Raleigh porta un alito di aria fresca, libertà, energia. Era una miscela complicata
? attraente e ben educato, ma anche schietto e incredibilmente arrogante allo
stesso tempo. Il suo atteggiamento altezzoso sorprende molti e molti offende."
Blanchett descrive
l'affezione del suo personaggio per Raleigh non propriamente come amore, ma
come una combinazione di amore e invidia : "Non è la vitalità e l'esuberanza
giovanile di cui ha fatto esperienza con Dudley in Elizabeth. E' un
desiderio più malinconico, un 'se solo potessi essere lui'. Credo che
sia possibile innamorarsi di qualcuno che vogliamo emulare, e in qualche modo
stare con questa persona è come vivere attraverso questa persona, essere dentro
di lei e guardare il mondo attraverso i suoi occhi ? vivere un'altra vita,
essere qualcun'altro. Anche se colta, istruita, eloquente e intelligente come
era Elisabetta, lei non ha mai lasciato le coste dell'Inghilterra, e in Raleigh,
ha visto un eroe che aveva scoperto un mondo nuovo e che aveva letteralmente
viaggiato dove le mappe finiscono."
Sul rapporto nel
film tra Elisabetta e Raleigh, Owen spiega: "Raleigh può essere stato molte
cose, tra cui ambizioso non era l'ultima. La sua priorità è di assicurarsi i
denari per un'altra spedizione, e il suo piano per raggiungere questo è
conquistare il favore della Regina. Ma viene inaspettatamente colpito e
attratto da lei. Era molto schietto, cosa che lo rendeva differente dalla maggior
parte delle persone a corte, ed è proprio questa sua caratteristica,
probabilmente, ad aver catturato l'interesse della Regina."
Owen è stato
anche un fan del primo film. "La cosa più straordinaria di Elizabeth è
stata la visione di Shekhar, dove ha scelto di mettere la cinepresa" dice
l'attore. "Gli eventi sembravano epici, coraggiosi, di enorme importanza.
lang=EN-GB>In questo film Shekhar usa gli stessi strumenti. Come attori
noi non siamo limitati dalle sue idee pre-costituite. Se lui vede degli attori
lavorare in una maniera particolare, lavorerà per svilupparla. E' un modo di
lavorare molto stimolante e creativo."
Anche il peso di
interpretare una figura storica ha impressionato Owen, ma l'attore ha adottato
una filosofia che combaciava perfettamente con i punti di vista dei
realizzatori del film su questo aspetto: "In ogni film che esplora un
personaggio realmente esistito c'è un elemento comune ? ad un certo punto il
film deve imporsi sulla Storia, ed è mia responsabilità interpretare Raleigh
come lo vedono i realizzatori."
Il terzo
elemento del triangolo, la giovane e attraente dama di corte di Elisabetta, Elizabeth
"Bess" Throckmorton, era un ruolo fondamentale per i realizzatori del film. Jonathan
Cavendish spiega: "Volevamo qualcuno che esprimesse freschezza, gioventù ed
energia, qualcuno in cui Elisabetta potesse rispecchiarsi come in una versione
più giovane di sé stessa. Volevamo un'attrice che non fosse conosciutissima, ma
che fosse comunque brava e avesse il carisma per sostenere il suo opposto Cate."
Abbie Cornish rispondeva perfettamente a questi criteri, dopo la sua
interpretazione rivelatrice nel film australiano per diciottenni Somersault
che ha provato il suo considerevole talento.
Il suo
co-protagonista Geoffrey Rush, con il quale l'attrice ha lavorato nel recente
film australiano Paradiso Inferno, dice: "La cinepresa la adora. Non
c'è scuola, nessun backgroud tecnico, è una pura abilità artistica innata. Lei
è uno di quei grandi talenti che costantemente allerta su cosa sta succedendo
interiormente."
La venticinquenne Cornish ha pregustato la
prospettiva di interpretare un personaggio di un mondo a lei completamente
sconosciuto, insieme a un cast così emozionante. L'attrice dice: "C'è qualcosa
di intrigante in Bess, perché lei è insieme luminosa e scura. Shekhar ha una
grande capacità di immergersi ed esplorare cose senza fine e senza limiti,
senza confini alcuni."
La 'politica'
sessuale e romantica è stata molto stimolante anche per Blanchett, che dice: "E'
stato interessante per me interpretare una Regina che aveva fatto la scelta di
usare la sua verginità, il suo status da single, come strumento politico. Visto
il destino di sua madre, Anna Bolena, - e quello di molte donne del tempo
rispetto al dare alla luce dei figli - il matrimonio e tutto quello che
questo implicava non esercitava nessun attrazione su Elisabetta.
lang=EN-GB>Che cosa ne avrebbe guadagnato? Lei manda Bess, come
Prospero fa con Ariel, a fare un'esperienza che lei stessa non può fare . E fin
quando lei ha il controllo della partita tra Bess e Raleigh, delle loro mosse
l'uno verso l'altro, prova del piacere. Naturalmente le regole cambiano quando
i due si innamorano e Elisabetta si rende conto di non aver più il controllo
del gioco."
Ci sono delle partite
più grandi all'orizzonte della Regina Protestante ? letteralmente proprio al di
là del mare ? e hanno la forma del re cattolico Filippo II di Spagna. La parte
è stata assegnata alla star spagnola Jordi Molla, che ha sorpreso e deliziato i
realizzatori del film con la sua interpretazione del ruolo. Molla dice:
"Shekhar ha descritto il personaggio come una talpa ? che prega sempre al buio
? che, allo stesso tempo, è l'uomo più potente del mondo. Mi è piaciuta l'idea
di allargare questo concetto, il fatto che lui fosse un uomo così potente ma
anche un uomo con un enorme complesso. Lo volevo interpretare con una voce
molto debole e con un'andatura insolita? peculiarità che avrebbero potuto fare
di lui oggetto di scherno e fornire una ragione per il suo complesso." (Parte
della sua ostilità nei confronti dell'usurpatrice Elisabetta ? a parte la sua
fede religiosa - poteva essere data dal fatto che Filippo era stato sposato
con la sorellastra maggiore di Elisabetta, Maria I, la figlia del re Enrico
VIII e di Caterina d'Aragona, che ha regnato l'Inghilterra per meno di cinque
anni prima di morire senza figli, con il trono passato dunque alla seconda
figlia di Enrico, Elisabetta I. Nel corso del breve regno di Maria, la sua
zelante campagna per riportare l'Inghilterra al cattolicesimo ha portato a 280
esecuzioni per eresia ? da qui il suo soprannome "Maria la Sanguinaria").
Un'altra Maria nella
storia inglese è stata Maria Regina di Scozia, cugina di Elisabetta, figlia di
Giacomo V di Scozia e di Maria di Guisa, ricordata per la sua bellezza,
sfortuna e per la sua inettitudine politica. Per le leggi di successione inglesi,
Maria era la seconda erede al trono dopo Elisabetta I ? e, agli occhi di molti
cattolici, la legittima regina. Ecco perché, sotto Elisabetta,
Maria venne imprigionata per 19 anni.
Determinata a
non versare il sangue di un'altra regina, Elisabetta sollevava obiezioni ogni
volta che l'idea di un'esecuzione di Maria le veniva consigliata dai suoi
alleati politici. Alla fine, le continue implicazioni di Maria in complotti
volti ad assassinare Elisabetta e a piazzarsi sul trono, hanno portato alla sua
rovina (l'ultimo, il complotto Babington, viene considerato da alcuni una
cospirazione che partiva da Walsingham ? cosa che The Golden Age esplora).
Quando Maria venne giustiziata per tradimento al Castello di Fotheringhay nel
1587, Elisabetta aveva 44 anni. Ed è stata l'esecuzione di Maria che ha portato
a e che ha alimentato l'attacco da parte dell'Armada di Filippo contro
Elisabetta e la sua nazione.
La due volte candidata
all'Oscar® Samantha Morton (per Accordi e disaccordi di Woody Allen e
per la sua struggente interpretazione nel ruolo di un'immigrata irlandese nel
film drammatico In America) ha accettato con piacere l'opportunità di
impersonare una donna così leggendaria e controversa. Morton dice: "Ho trovato
che Maria fosse un personaggio affascinante, e ho trovato il punto di vista di Shekhar
nei suoi riguardi molto eccitante, rinfrescante e molto audace ? non con
l'intenzione di andare in cerca di polemiche, ma per catturare davvero la sua
essenza. Shekhar si avvicina ad ogni personaggio in un modo fresco e originale.
Sceglie di non portarsi dietro nessun peso o costrizione nei confronti di ciò
che è già stato fatto o detto, e sebbene abbia un sano rispetto per i temi che
tratta, da' anche all'attore al loro interno completa libertà artistica."
Delle sue scelte, il
regista Kapur dice: "Non direi che ci siamo presi delle libertà con la Storia, perché la Storia è interpretazione. Mettiamo per esempio che io e te facciamo una
conversazione oggi e domain, quando racconti a qualcuno di quella conversazione
? vecchia solo un giorno ? ne stai dando la tua interpretazione.
lang=EN-GB>Così 400 anni più tardi, le interpretazioni sono differenti. Bisogna
ricordare che in questi anni, la Storia è stata scritta da persone che la
scrivevano per le corti regnanti ? scrivevano la Storia per i sovrani del tempo, e se a quel sovrano di turno non piaceva faceva loro tagliare
la testa. Per questo, a quei tempi, la Storia doveva essere interpretata a favore del regnante. E quello che io faccio, oggi, qui e adesso, è
semplicemente raccontare una storia dalla quale sono attratto per ragioni
moderne? ragioni che risuonano dentro di me."
Costumi e Trucco adatti
a una Regina
La costumista Alexandra
Byrne ha creato, ancora una volta dopo Elizabeth, uno spettacolare
guardaroba per Cate Blanchett come Elisabetta. Byrne spiega: "Il vantaggio di
aver fatto il primo film è che conoscevo già molto bene quel periodo storico
perché avevo fatto tutte le ricerche necessarie. In qualche modo, questo mi ha
dato una libertà maggiore di guardare a quell'epoca in maniera più trasversale,
di leggere di più su Elisabetta, invece che guardare solamente il materiale di
riferimento."
"Più ho letto su
di lei" continua Byrne, "più ho scoperto cose sul suo meraviglioso aspetto, sui
suoi sbalorditivi vestiti e sulla sua bellezza, e ho pensato che fosse
importante trasmettere tutto questo al pubblico, rendendo il suo aspetto,
forse, più accessibile a noi di quanto non facciano di solito i film storici."
L'ispirazione
per il tono che Byrne stava cercando, le è arrivato dallo stilista spagnolo Balenciaga,
che aveva reinterpretato molti dipinti storici nella sua couture del 1950, tra
cui alcuni pezzi elisabettiani. Alexandra Byrne dice: "Questo per me è stato
il grande salto? Elisabetta era un'icona della moda al suo tempo e io ho
pensato che questo fosse il modo per renderla più attuale per il pubblico di
oggi."
Blanchett dice:
"Elisabetta programmava il suo aspetto a seconda di quale immagine di sé avesse
bisogno di dare ? e noi abbiamo portato questo concetto nel film. Alcuni costumi
e trucchi sono molto più rivelatori e connessi con il sottotesto del film. Morag
Ross ha creato 16 parrucche, la maggior parte per riflettere il suo stato
d'animo ? alcune sono vivaci, altre tragiche. Abbiamo parlato molto della
personalità privata e di quella pubblica. Alex Byrne ha creato dei costumi
straordinari. Il suo senso del colore è emotivo e colpisce visivamente. Una
delle più eccitanti progressioni di costumi è stata quella in cui Elisabetta si
muove verso Tilbury e indurisce il suo cuore nei confronti di Raleigh ? l'abito
diventa armatura nella visione di lei sul cavallo bianco, Elisabetta come
guerriera, come Giovanna d'Arco."
Geoffrey Rush concorda:
"Gran parte del pubblico ha una sorta di idea di come fosse quel periodo, ma
raramente si pensa agli aspetti originali e vivaci, sexy e eccitanti che devono
esserci stati. Alex ha apportato dei piccoli cambiamenti e ha giocato,
riuscendoci, con i ritratti degli abiti del tempo. Li ha resi più vivi e molto
più accessibili ai nostri occhi del 21° secolo."
Ritornare
all'evoluzione del personaggio di Elisabetta ha permesso a Byrne di espandere
la sua visione artistica del primo film. La costumista dice: "In Elizabeth,
troviamo una ragazza, una principessa veramente, che diventa regina. Fa delle
scelte coscienti su come presentarsi, talvolta rinforzando la sua fiducia in sé
stessa attraverso l'abito. Ora ha instaurato il suo regno, siede fermamente sul
trono, i suoi palazzi le somigliano e il suo stile nel vestire rispecchia tutto
questo. E' sicura di sé, è la regina? ed è in viaggio verso l'immortalità".
Una
delle difficoltà che Byrne ha dovuto affrontare è stata che non esiste
un'immagine della "Regina incoronata che siede sul trono. La stabiliamo noi con
il vestito rosso all'inizio del film ? un abito formale che lei indossa quando
è a lavoro come regina. Da qua, stabiliamo che lei ha un abbigliamento formale
e informale, sempre molto consapevole della sua personae pubblica."
Forse una delle
apparizioni pubbliche più importanti della sovrana è stata quella di fronte
alle sue truppe prima della battaglia contro l'Armada spagnola. L'attrice, il
regista e la costumista erano perfettamente d'accordo che il suo abito dovesse
trasmettere la sua volontà di essere vista come uno dei suoi soldati, la
volontà di servire, combattere e morire con loro. Il look che ne è risultato ?
una valorosa donna-soldato, vestita da un'armatura quasi medievale, con i
capelli sciolti, in sella ad un cavallo bianco ? ricorda un'altra famosa donna guerriera.
Per Byrne: "In un certo senso è sia un esercizio di PR che una realtà. Vuole
ricordare, ovviamente, al pubblico tutte le immagini di Giovanna d'Arco? ma se
la regina indossasse davvero un'armatura come quella o montasse in sella a
cavalcioni, noi non lo sappiamo, ma per il racconto della nostra storia è
davvero un momento chiave."
Di grande importanza
per Kapur era il rapporto tra Elisabetta e Bess, il fatto che loro sono "la
stessa persona ? Bess è la parte mortale di Elisabetta la divina. Gli abiti per
Bess erano molto importanti come risposta all'altra metà. Si è rivelato molto
interessante, dato che loro sono due attrici molto diverse, e che hanno dovuto
rispecchiarsi a vicenda, talvolta fare da eco una all'altra. E poi, tra di
loro, c'è Raleigh."
Un uomo elisabettiano
di normali mezzi ? e Raleigh è un uomo senza titolo, il cui
sostentamento dipende da un supporto finanziario ? avrà posseduto, molto
probabilmente, un unico abito, per questo la produzione non ha avuto il piacere
di vestirlo come ha fatto con i cortigiani. Byrne spiega: "Ci sono molte stampe
che presentano Raleigh ma, stranamente, lo si vede vestito da cortigiano nel
mezzo delle Indie Occidentali o in posti del genere, chiaramente perché è così
che volevano percepirlo a corte. La realtà è che un gentiluomo di quei tempi
aveva forse un solo abito - con il quale andava per mare, e che si bagnava, poi
si asciugava; si strappava e veniva riparato. Inoltre probabilmente doveva
mettersi più strati per comodità. Per questo abbiamo lavorato partendo
dall'idea che i suoi abiti fossero andati con lui per mare e che si fossero 'evoluti'
nel corso del viaggio? e, ricordate, fra andata e ritorno lui stava via più
della metà di un anno?"
La costumista ha
lavorato con Owen nello sviluppo dei suoi costumi, assicurando l'attore che "le
braghe sarebbero state ok! Owen era un po' preoccupato per questo. Credo che
verso la fine delle riprese fosse entusiasta delle sue braghe? erano diventate
parte di lui. Danno un certo modo di camminare e una certa figura. Lui le
porta come nessun altro!"
Jenny Shircore, che ha
vinto sia l'Oscar® che il BAFTA per il suo trucco e le sue acconciature in Elizabeth;
ha accettato con piacere allora l'opportunità di far evolvere il look di
Elisabetta, da giovane ragazza che, adempiendo al suo destino, matura e diventa
Regina d'Inghilterra. Con Elizabeth: The Golden Age, Shircore era
ugualmente entusiasta di continuare il viaggio di Elisabetta, portandola da
donna di mezza età a eternamente divina.
Le prime ricerche di
Shircore hanno ruotato intorno ai ritratti dell'epoca, e lei è tornata a questo
materiale di riferimento per stabilire il look di Elisabetta nei suoi anni
centrali. Shircore racconta: "Una creatura luminosa, questa è la visione che
Shekhar aveva di Elisabetta, sia in Elizabeth che in Elizabeth: The
Golden Age, e questo è quello che noi abbiamo cercato di ottenere. Insieme
a questo, abbiamo anche voluto trasmettere l'idea di questa donna molto
potente, che gestiva un'immagine molto controllata e costruita con attenzione."
Morag Ross, il makeup artist
personale di Blanchett nel film, aggiunge: "Per me si trattava di creare l'essenza
di Elisabetta. Ci sono stati molti film su Elisabetta I e noi abbiamo pensato
che fosse importante ? per catturare l'attenzione del pubblico ? tentare
qualcosa di nuovo mentre presentavamo comunque un'immagine familiare. Mi piace
pensare che abbiamo ottenuto quell'immagine iconica, con delle piccole
variazioni."
Cogliere
il periodo storico:
lo stile e i set
Per essere in
linea con l'approccio "fresco e elettrizzante" del regista sull'argomento, è
stato scelto a collaborare con Kapur e i suoi veterani Elisabettiani Adefarasin,
Byrne e Shircore, e la montatrice Bilcock, il giovane e innovativo scenografo Guy
Hendrix Dyas, che ha iniziato la sua carriera come illustratore / artista
concettuale di molti importanti progetti e che ha curato le scenografie di blockbuster
come X2 e Superman Returns .
Per Dyas: "Già
dal mio primo incontro con i produttori ho capito chiaramente che loro avevano
un'idea molto precisa su cosa volevano per il film, avendone parlato e avendoci
lavorato per anni. Era molto importante espandere il mondo che era già stato
creato in Elizabeth, e io ho pensato che fosse una fantastica idea
concettuale della Working Title creare un film storico in costume coraggioso e
moderno."
"E' stata una
sfida stimolante dovermi occupare della creazione di quello di cui stavano
parlando" continua Dyas. "La grande differenza tra Elizabeth e Elizabeth:
The Golden Age, in termini di scenografia, è la proporzione di Elisabetta
rispetto al suo ambiente. In Elizabeth, lei è schiacciata
dall'architettura che la circonda. Questo aiutava a rendere il senso di
isolamento di una giovane donna persa nella politica del tempo. In Elizabeth:
The Golden Age, la regina è più padrona del suo mondo, e per questa
ragione, doveva apparire metaforicamente più grande rispetto all'architettura."
Questa idea ha
guidato la squadra nella ricerca delle location e nella creazione degli
ambienti. Alla fine, ha scelto di portare The Golden Age alle maestose
e architettonicamente significative cattedrali del sud dell'Inghilterra, Wells e
Winchester, dove le misure sono imponenti ma i dettagli all'interno delle
architetture sono di scala minore (per es. invece di un'enorme colonna di
pietra, vediamo Elisabetta che cammina intorno ad un gruppo di colonne che
occupano lo stesso spazio). Questo stare all'interno di una scala di misure
diversa la fa apparire più forte rispetto al suo ambiente. Nello stesso tempo,
in queste location ci sono delle caratteristiche più classicamente femminili ?
motivi floreali nelle sculture di pietra, doccioni più "delicati", un
colore della pietra più caldo e cremoso. Tutto questo rinforza fisicamente
l'idea che la Regina si trova chiaramente più a suo agio negli spazi che le
appartengono.
Dyas era felice
di avere la possibilità di lavorare in questi luoghi: "Era fondamentale. A
prescindere dalle nostre immaginazioni, idee o gusti, l'architettura di queste
cattedrali è incredibile, semplicemente spettacolare e sarebbe stato folle non approfittare
di questi spazi. Danno al film delle proporzioni meravigliose e Shekhar e Remi
Adefarasin sono molto bravi a osservare gli spazi e a decifrare molto
velocemente dei modi per farli sembrare ancora più ampi e più drammatici."
Essendosi
appropriati degli spazi ecclesiastici di molte cattedrali per farli sembrare
l'ambiente di una Corte, Dyas e la sua squadra hanno lavorato soprattutto a
legare questi spazi tra loro con i set creati e costruiti agli Studios di Shepperton.
I risultati: la Camera Privata e i Quartieri Privati della Regina, entrambi
creati con grandissima attenzione ai dettagli e all'autenticità.
Gli anni di
esperienza di Dyas come illustratore gli sono stati utili per le minuzie e
l'attenzione ai dettagli ? considerare come scende l'acqua da un muro, come il
legno invecchia in ambienti diversi. Questi blocchi di edifici sono stati
armonizzati per produrre un "linguaggio visivo" per la scenografia del film. Questo
approccio agli ambienti ha avuto il vantaggio non solo di produrre dei set
sbalorditivi che erano in linea con le location del periodo, ma hanno anche fornito
agli attori un mondo credibile e autentico in cui dare vita ai loro personaggi.
Un altro
vantaggio delle particolareggiate e complete scenografie di Dyas? Kapur è noto
per le sue decisioni dell'ultimo momento su dove mettere la cinepresa. Dyas osserva:
"Se lui decide di girare la testa di un attore proprio davanti ad una certa
parete, io avrei molti problemi se quella parete non fosse il più realistico
possibile, e con le cineprese ad alta definizione, questi alti livelli di
rifinitura diventano ancora più necessari."
Tutto questo ha
soltanto aggiunto una gran mole di lavoro alla squadra delle scenografie, dato
che alcuni dei tessuti e delle rifiniture che questa sperava di creare,
potevano essere realizzate solo passando attraverso i processi che gli
artigiani eseguivano secoli fa. "Io devo essere sicuro di dare a Shekhar la
libertà di puntare la cinepresa in qualsiasi direzione e sapere che quello che
vede è autentico e reale, e che il pubblico non verrà distratto da qualcosa che
sembra essere fuori posto" dice Dyas.
Dyas pensa che
la creazione delle scenografie della Camera Privata della Regina sia stata una
delle sfide più difficili della sua carriera - Kapur lo aveva incaricato di
inventarsi un set privo di pareti, perché l'idea era quella di creare una serie
di archi e colonne leggermente obliqui attraverso cui il regista e il suo
direttore della fotografia potevano girare senza alcuna restrizione fisica. Questo
avrebbe dato loro la possibilità di muovere la cinepresa intorno e di creare la
profondità variando continuamente inquadratura sempre mantenendo un senso
visivo vivo interessante per il pubblico. Parte dello stile di regia di Kapur è
dato da voci fuori campo, con il pubblico che deve cercare chi sta parlando ?
la cinepresa spesso fa una carrellata intorno fino a che non scopre i
personaggi. Dyas ha creato il massimo del set per Kapur ? un puzzle visivo con
una serie infinita di potenziali angolazioni e collocazioni per la cinepresa.
L'autenticità non è
stata raggiunta solo attraverso un ponderato progetto scenografico ma anche
attraverso l'attenta considerazione dei materiali che sarebbero stati usati per
le costruzioni. Usando materiali veri ? granito per i pavimenti sia della
Camera Privata che per quelli degli Appartamenti Privati della Regina;
meravigliosa ed elaborata falegnameria creata da un mix di legno arricchito da
figure scolpite in gesso, poi scolorito e passato con la cera per somigliare al
legno di quel tempo ? lo scenografo ha creato un ambiente che non solo appare vero,
ma suona vero. Jonathan Cavendish Commenta: "Guy è degno di nota, un grande
talento. La sua attenzione ai dettagli e la sua spinta verso la perfezione sono
straordinarie."
Oltre al palazzo, Dyas
ha dovuto creare la nave di Raleigh The Tyger, una costruzione fuori dal comune
(le misure sono reali) che doveva essere usata dagli uomini di Raleigh per
difendere l'Inghilterra dall'Armada spagnola. Per massimizzare le spese della
produzione, The Tyger? ri-vestita e ripresa da un'altra angolazione ? ha funzionato
nel film anche come nave spagnola.
Kapur spiega: "Non
potevamo fare compromessi sulla nave. Facendo un film con l'Armada spagnola
sullo sfondo, era assolutamente essenziale per noi avere una nave che avremmo
potuto riprendere da tutte le parti per mostrare com'era la vita in mare. Il
personaggio di Raleigh è seducente e attraente per la sua vita in mare, per
questo la nave era enormemente importante."
La struttura
finale misurava in lunghezza 55 metri ed è stata costruita con tavole di legno
da dieci metri fissate con chiodi ad un'enorme struttura di acciaio. The Tyger è
stata messa su una sospensione cardanica, una grande struttura che permette il
movimento che imita una nave in mare in una gran varietà di condizioni ? da
calmo a in tempesta a sotto attacco. La costruzione ha richiesto parecchi
mesi, dato che dopo che la struttura in acciaio è stata imbullonata sulla
sospensione, ogni singola struttura di legno è stata trattata con un
procedimento molto energico ? il legno è stato bruciato per rimuovere alcune
delle fibre esterne e lasciare solo le fibre più robuste, essenziali, in modo
da dare l'effetto di una nave che ha subito gli anni e l'usura del mare.
Dopo il processo
di invecchiamento, sono arrivati i pittori ed è stata costruita un'impalcatura
per permettere alla troupe di lavorare sui ponti, e aggiungere i dettagli che
servivano a creare l'aspetto di una robusta nave da guerra di quel periodo:
completa di parapetti, scale e polene splendidamente incise. Anche le vele
sono state cucite, poi invecchiate, strappate e rattoppate (in un modo rozzo,
da marinaio) per dare il senso che le palle di cannone le avevano colpite e
squarciate.
Poi è arrivato
l'enorme e complicatissimo compito di attrezzare la nave, lavoro che consisteva
nell'usare metodi storicamente precisi per legare migliaia di metri di corde ricoperte
di catrame. "Deve essere il sogno di ogni scenografo, avere almeno una volta
nella sua carriera l'opportunità di ideare e costruire una nave di qualunque
tipo" dice Dyas. "Francamente, più la nave è vecchia più ha carattere e più è
interessante. Costruire The Tyger e vedere Clive così eroico sul suo ponte ?
beh, è stato un grande onore e uno dei momenti più importanti della mia
carriera".
lang=EN-US>Sulla strada:
Le riprese in location di Elizabeth:
The Golden Age
Le
location in Elizabeth: The Golden Age hanno dato alla produzione
l'opportunità di fare un giro delle più magnificenti cattedrali della nazione ?
oltre a chiese, palazzi nobiliari e parchi nazionali ? e di ambientare la
storia in luoghi straordinari, ognuno dei quali ha giocato un ruolo importante
nella Storia inglese.
Le riprese in location sono
iniziate con la Cattedrale di Westminster, la più grande e importante Chiesa
Cattolica d'Inghilterra e Galles. Stare al centro di questa cattedrale ? lo
spazio immenso che appare, privo di supporti o colonne ? ispira semplicemente
meraviglia e timore reverenziale. Questa ampiezza è tipica dell'esotico stile
bizantino della cattedrale ? privilegiato dal suo architetto John Francis Bentley
? che si presta perfettamente a diventare il palazzo spagnolo El Escorial,
circa 1588, con pochissime modifiche. Qui la produzione ha girato per due
notti, catturando scene di Filippo II di Spagna, a quel tempo l'uomo più
potente del mondo.
Kapur
osserva: "E' stato un luogo fantastico in cui girare. E' stato difficile perché
è così enorme e vorresti racchiuderlo tutto nell'inquadratura, ma devi fare
delle scelte. La grandezza è l'abilità della cinepresa di muoversi e continuare
a muoversi. E continuare a trovare cose."
La
produzione ha poi viaggiato verso Hatfield House, nello Hertfordshire, la casa
del Marchese di Salisbury, e una delle case nobiliari più famose d'Inghilterra.
Qui, i realizzatori del film hanno vestito la Sala dell'entrata nord e la Sala d'Armi, sostituendo i rivestimenti in legno con la pietra e trasformado le Sale
negli Appartamenti Privati di Maria, la Regina di Scozia, a Chartley Hall, dove è stata per un periodo imprigionata prima di essere giustiziata. I
realizzatori hanno usato parti di Hatfield House ? nello specifico la Sala del Marmo, la Grande Scalinata e la Lunga Galleria ? anche per la casa di Londra di Walsingham.
La chiesa St.
Bartholomew è uno dei tesori di Londra e uno dei suoi segreti meglio mantenuti.
La bellissima Chiesa normanna è nascosta dalle stradine strette e dai passaggi
di Smithfield, e qui, la produzione ha girato uno dei momenti più importanti
del film: la decapitazione della Regina di Scozia Maria (che realmente ha avuto
luogo nel Castello di Fotheringhay, raso al suolo nel 1627). Con la necessità
di condensare le ultime tre terribili ma magnifiche ore di vita di Maria in
pochi minuti di film, i realizzatori hanno selezionato dai documenti storici
dei momenti chiave e li hanno intrecciati in una scena magistrale che vede
Maria entrare (ignorando le preghiere protestanti dell'arciprete di Peterborough),
salire sul patibolo, svestirsi per mostrare la sottoveste cremisi (il colore
del martirio cattolico) sotto al vestito nero, concedere il perdono ai suoi
esecutori e, alla fine, mettere la testa sul ceppo.
Il ricercatore storico Justin
Pollard ricorda: "La scena ha avuto un effetto impressionante sulla troupe e
sui più di 100 attori e comparse nella stanza. Nonostante le luci e le
cineprese, sembrava che stessimo veramente assistendo all'esecuzione". Ad
aumentare l'effetto sui presenti il tema musicale dei compositori del film Craig
Armstrong e AR Rahman, che si è levato sulla scena silenziosa e ha echeggiato
intorno alle antiche pareti della chiesa mentre Samantha Morton (nei panni di
Mary) faceva i suoi ultimi passi.
Poi la Cattedrale di Winchester, una sontuosa struttura nell'ovest dell'Inghilterra, la cui
costruzione è iniziata nel 1079, 13 anni dopo che Guglielmo il Conquistatore
aveva invaso l'Inghilterra dalla Normandia. La parte orientale della Chiesa è
stata allargata intorno al 1200 e la navata è stata completamente rifatta intorno
al 1400. La produzione ha trascorso quattro giorni di riprese in questa
Cattedrale, che nel film vediamo come la Cattedrale di St. Paul (la St. Paul originale è stata distrutta nel Grande Incendio di Londra nel 1666 e poi è stata
demolita per fare spazio alla nuova cattedrale).
Con i suoi
enormi soffiti a volta e le enormi finestre a vetrate istoriate, Winchester è impressionantemente
simile a come doveva essere la Cattedrale di St. Paul. La produzione ha usato la Cappella delle Donne per la Cappella Reale (dove Elisabetta va a pregare e dove incontra il
suo sedicente assassino), e ha anche girato nella spettacolare navata (in cui si
svolge una delle scene più drammatiche di The Golden Age ? Elisabetta
che chiama tutti alle armi contro l'Armada spagnola).
Sotto
Elisabetta, a Londra sono stati costruiti tantissimi nuovi edifici, e i
realizzatori del film hanno abbracciato l'idea dello scenografo Dyas di
mostrare St. Paul come work-in-progress, con tanto di ponteggi. Questo ha avuto
anche il vantaggio di dare al regista Kapur la possibilità di filmare
attraverso gli 'ostacoli'. (Dato che erano davvero in corso dei lavori di
ristrutturazione alla Cattedrale di Winchester nei giorni delle riprese, i
realizzatori hanno usato come comparse i veri scalpellini che hanno tagliato
pietre vere nel corso della scena).
Poi, la
produzione si è spostata al College St. John, a Cambridge, il secondo college
per grandezza dei college dell'Università di Cambridge. St. John è stato
fondato nel 1511 da Lady Margaret Beaufort, madre del Re Enrico VII (e quindi
bisnonna di Elisabetta) nell'area dell'ospedale medievale di St. John. La
prima corte interna a St. John è stata costruita tra il 1511 e il 1520, e
questo la ha resa un setting perfetto per una delle scene più leggendarie del
regno di Elisabetta: il primo incontro tra la Regina e Raleigh, dove lui, a quanto si dice, gettò a terra il suo mantello per coprire una pozzanghera fangosa
sulla strada ? impedendo così al Piede Reale di sporcarsi.
Ma è vera questa
storia? Il ricercatore storico Pollard commenta: "Non è registrata in nessun
documento del tempo e il primo riferimento che io conosco è di Thomas Fuller nel
1663. Ma è certamente il genere di cose che Raleigh avrebbe potuto fare e
proprio il genere di presentazione che piaceva alla Regina. Abbiamo deciso di
usare la scena, in parte perché è davvero iconica, in parte perché ancora oggi,
così tanti secoli dopo, è un modo meraviglioso per far incontrare per la prima
volta Raleigh e la Regina."
La produzione è
rimasta a Cambridge per filmare la Lancia Reale ( dove Walsingham affronta il delicato tema di Elisabetta e il matrimonio mentre i due viaggiano sul Tamigi
per raggiungere Londra). La lancia ha il suo valore storico, essendo stata
usata, tra gli altri film, nel classico Un uomo per tutte le stagioni. Qui
la produzione è stata ostacolata da una pioggia torrenziale che ha messo a dura
prova tutti quanti, specialmente i reparti costumi e scene che hanno lottato
contro il vento e la pioggia per tenere gli attori (e gli oggetti) asciutti e
con un aspetto degno di un sovrano.
Un'altra
meravigliosa Cattedrale normanna è stata la location successiva: la Cattedrale Ely, costruita su quella che, nel 12° secolo, era "un'isola" nella vasta distesa
di paludi conosciuta come the Fen. In questo mondo piatto e pieno d'acqua, la
cattedrale sembrava fluttuare nella palude e si è guadagnata il nome "La Nave della Palude". Ely ha sostituito la corte di Elisabetta a Whitehall.
"La scelta di questo
luogo e di tutte le altre cattedrali" spiega Pollard, "è per dare una scala ?
un'idea della magnificenza e della grandezza della corte da una parte e della
vulnerabilità e fragilità dell'uomo collocato davanti alle fredde e pietrose
facciate dall'altra. E' anche, naturalmente, un'opportunità per celebrare
l'importanza e il virtuosismo dell'eredità architettonica inglese."
La produzione ha
trascorso quasi due settimane a Ely, filmando prima nella navata le scene
chiave in cui Elisabetta confronta l'Ambasciatore spagnolo con il complotto
spagnolo, e la sua reazione alla notizia che Maria è stata giustiziata.
Quest'ultima scena è tipica dello stile di Kapur, girata dall'alto
nell'ottagono della cattedrale, mostra Elisabetta come una fragile forma umana
stagliata sulla vasta volta di pietra. Pollard dice: "L'edificio diventa
parte della storia: una grandiosa, echeggiante, immobile risposta alle emozioni
di Elisabetta."
Poi, la Lady Chapel, rimodellata dallo scenografo Dyas come ambiente per la prima presentazione di
Raleigh a corte ? un altro momento iconico di Raleigh, dove lui fa conoscere la
patata e il tabacco portate dal Nuovo Mondo. E ambiente anche per il banchetto
che Elisabetta da in onore dell'Arciduca Carlo d'Austria, un potenziale
pretendente. Pollard dice: "L'arrivo del pretendente di Elisabetta fornisce
l'occasione per un sontuoso banchetto, nel quale noi speriamo di aver creato
qualcuno degli esotici sapori della Corte come sfondo per l'azione che si
concentra su Elisabetta, Walsingham, Bess Throckmorton e Raleigh."
Intorno al 1580,
il mondo era stato esplorato dagli Europei per meno della metà, con la promessa
seducente di terre strane e ricchezze favolose proprio dietro l'orizzonte. I
realizzatori del film hanno scelto di dare un sapore esotico a quello che
avrebbe dovuto essere stata una tradizionale scena di banchetto ? cose come
una meravigliosa selezione di piatti del tempo preparati seguendo ricette
originali e illustrazioni, con pasticcio di airone, frutta candita, pavone
ripieno ed elefanti di zucchero. Per intrattenimento, questa regale occasione offre
uno sfoggio di animali del serraglio reale che include pappagalli del Nuovo Mondo,
un pitone indiano, una scimmia e anche una zebra. (Pollard riflette: "Animali
di questo tipo venivano spesso regalati alla Corona da altri sovrani, e c'era
una notevole competizione per acquisire esemplari particolarmente rari.")
Fermata
successiva, la West Country, Brean Down ? uno dei paesaggi più d'effetto
della costa del Somerset ? per filmare il fa