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The Golden Age: trailer e pressbook - Intervista

Intervista

Elisabeth: The golden age   Note di produzione   La vincitrice dell'Oscar® CATE BLANCHETT ritorna al ruolo che, nel 1998, l'ha resa una star nel film, candidato a sette premi Oscar®, della Working Title Films, Elizabeth.  L'attrice si ri-unisce ai colleghi di quel grande trionfo internazionale ? il vincitore dell'Oscar® GEOFFREY RUSH e il regista, candidato ai Golden Globe e ai BAFTA, SHEKHAR KAPUR ? in questo avvincente dramma storico che si intreccia a tradimenti e storie d'amore: Elizabeth: The Golden Age.  Si unisce al cast di questo nuovo film epico il vincitore del Golden Globe e candidato all'Oscar® CLIVE OWEN (Children of Men) nel ruolo di Sir Walter Raleigh, un focoso navigatore da cui Elisabetta è fortemente tentata e attratta. E' il 1585 e, dopo aver regnato l'Inghilterra per quasi tre decenni, la Regina Elisabetta I (Blanchett) continua a fare fronte alla sete di sangue per il suo trono e alla duratura minaccia costituita dal tradimento familiare.  Al di là della Manica, un'ondata distruttiva di cattolicesimo fondamentalista, guidata dal re di Spagna Filippo II  (JORDI MOLLA di Sultanes del Sur), si abbatte sull'Europa del 16° secolo. Sostenuto dalla Chiesa di Roma e armato con l'Inquisizione, Filippo ? con il suo potente esercito e la sua Armada che domina i mari ? costituisce un'imminente minaccia per la Regina e la sua nazione? il cupo e devoto re è determinato a strappare l' "eretica" Protestante dal trono e a riportare l'Inghilterra alla gloria della Chiesa Cattolica di Roma. Preparandosi alla guerra per difendere il suo impero, Elisabetta lotta anche per tenere in equilibrio gli antichi doveri reali e l'inaspettata vulnerabilità del suo amore per  Raleigh che ? nonostante il suo status di commoner (cittadino che non ha alcun titolo nobiliare)  ? rimane proibito per una Regina che ha giurato corpo e anima alla sua nazione. Incapace di e riluttante a inseguire la sua passione, Elisabetta incoraggia la sua dama di corte preferita, Bess  (ABBIE CORNISH di Stop Loss di prossima uscita), di stringere amicizia con Raleigh e tenerlo vicino. Ma questa strategia fa trovare Elisabetta al centro del loro corteggiamento, posizione nella quale lei non ha altra scelta che fare da spettatrice alla loro crescente intimità. Nell'impetuoso e avventuroso Raleigh, lei non vede solo un suo pari nell'intelletto e nello spirito, ma anche il richiamo di terre lontane, il globo inesplorato, l'infinito? la libertà..  Scegliendo Bess per prendere il suo posto, Elisabetta è alla fine costretta a fare l'angosciosa scelta tra essere una donna e essere una Regina.    E mentre la Regina segue la politica estera, il suo fidato consigliere, Sir Francis Walsingham (Rush), continua magistralmente a tenere le fila della sua Corte ? e della sua campagna per rinforzare il potere assoluto. Attraverso un'intricata rete di spie, Walsingham scopre un complotto di assassinio che potrebbe rovesciare il trono. Ma smascherando i traditori, tra i quali potrebbe esserci anche la stessa cugina di Elisabetta Maria Stuarda (la due volte candidata all'Oscar® SAMANTHA MORTON di In America), Walsingham mette inconsapevolmente l'Inghilterra in grave pericolo.  Elizabeth: The Golden Age narra l'emozionante storia di un'epoca? la storia della crociata di una donna per tenere l'amore sotto controllo, sconfiggere i nemici e assicurare la sua posizione come amata icona del mondo occidentale.             Diretto da Shekhar Kapur, da una sceneggiatura originale di WILLIAM NICHOLSON (Il Gladiatore) e MICHAEL HIRST (Elizabeth), Elizabeth: The Golden Age è prodotto da TIM BEVAN (Espiazione) e ERIC FELLNER (Orgoglio & Pregiudizio), della Working Title e da JONATHAN CAVENDISH (la serie Bridget Jones).  I produttori esecutivi sono DEBRA HAYWARD (United 93), LIZA CHASIN (Orgoglio e Pregiudizio) e MICHAEL HIRST.              Dietro le quinte i realizzatori del film hanno messo insieme una squadra stellare di artigiani per ri-creare e re-immaginare la scintillante corte di Elisabetta I (insieme alla misera realtà della vita quotidiana nel 16° secolo), spesso usando alcuni tra i luoghi storici più significativi dell'Inghilterra come ambienti per il dramma epico ? oltre a girare nei leggendari Shepperton Studios fuori Londra.  Molti degli 'artigiani' ritornano a lavorare con Kapur, dopo aver già lavorato in Elizabeth, tra questi il direttore della fotografia REMI ADEFARASIN; la montatrice JILL BILCOCK; la costumista ALEXANDRA BYRNE; e la truccatrice e parrucchiera JENNY SHIRCORE.  I 'nuovi' artisti includono lo scenografo GUY HENDRIX DYAS e i compositori CRAIG ARMSTRONG e AR RAHMAN.              LA PRODUZIONE   "Mi chiamano la Regina Vergine. Nubile, non ho Padrone. Senza figli, sono Madre del mio popolo. Che Dio mi dia la forza di sopportare questo pesante fardello"   ?la Regina Elisabetta I   Uscito nel 1998, il coraggioso e intenso Elizabeth,  partito come un ottimo film per cinefili ? sostenuto da una brava, poi diventata vera stella in ascesa, Cate Blanchett, da un abile cast, una narrazione superlativa e da bellissimi costumi e ambientazioni  ? è poi diventato un fenomeno internazionale. Elizabeth è stato nominato per un totale di sette Oscar® (tra cui Miglior Film e Miglior Attrice per Blanchett, con la vittoria della truccatrice Jenny Shircore), 11 BAFTA (di cui sei vinti) e tre Golden Globe (con Blanchett che ne ha vinto uno). La magia sembrava essere nella visione dei realizzatori del film di una magnifica epica storica narrata in un modo iconoclastico e contemporaneo ? un approccio che lo rendesse accessibile ad un pubblico moderno ? e nella regia di Shekhar Kapur (una reinvenzione del film in costume attraverso una sensibilità decisamente orientale). Durante la produzione di Elizabeth, i realizzatori hanno discusso l'idea di raccontare la storia di Elisabetta I ? dalla giovane ragazza fino alla Regina che ha regnato quasi 45 anni ? in una trilogia.  Il produttore Tim Bevan dice: "L'intero regno di Elisabetta I non può essere effettivamente raccontato in un solo film ? è stato davvero lungo e tante cose sono successe nel suo corso, e lei ha incontrato moltissime persone straordinarie." Incoraggiata dal successo di Elizabeth in tutto il mondo, la discussione è continuata negli anni successivi, e circa cinque anni dopo la realizzazione di Elizabeth, la squadra ha capito che era giunto il momento di dare l'incarico agli sceneggiatori Michael Hirst (che ha scritto il primo film) e William Nicholson di cominciare a scrivere la sceneggiatura che poi sarebbe diventata Elizabeth: The Golden Age.  In Elizabeth, la storia era centrata sui primi (e in qualche modo incerti) anni del regno dell'inesperta regina. La giovane sovrana fronteggiava una difficile lotta per mantenere il suo trono, sconfiggendo con astuzia i cospiratori e gli imbroglioni in qualsiasi momento. Mai sicura di chi fidarsi della sua corte e dei suoi consiglieri, la caparbia e intelligente Elisabetta emergeva alla fine del film come una Regina, fermamente padrona del suo destino?  Elizabeth: The Golden Age comincia un decennio dopo il periodo coperto in Elizabeth e prende in esame i gloriosi anni di mezzo del suo regno. Su un piano politico, il film esplora il conflitto di Elisabetta con Filippo II di Spagna, che ? come governatore del suo impero cattolico e con il significativo sostegno della Chiesa di Roma, per non citare il potere della spietata Inquisizione ? veniva considerato l'uomo più potente del mondo. Religiosamente devoto, Filippo II aveva giurato di portare il mondo al Cattolicesimo, qualunque ne fosse il prezzo. Quando Elisabetta successe al trono come Protestante nel 1558, quasi metà della popolazione inglese rimase cattolica, ma ? con una delle sue tante e caratteristiche abili mosse ? lei decise di considerare la sua gente semplicemente come suoi sudditi, nonostante la loro fede, sostenendo che l'amore del suo popolo per lei venisse prima dell'essere protestanti o cattolici. ("Non desidero guardare all'interno dell'anima degli uomini" spiegò? in pratica significando "pensate ciò che volete, ma agite come miei sudditi protestanti."  Per tutto il corso del suo regno, Elisabetta I si è mostrata estremamente tollerante nei confronti dei suoi sudditi cattolici e li ha costantemente protetti dalle proteste virulente e dalle volontà di persecuzione, molte delle quali sorsero proprio all'interno del suo Parlamento). Il nuovo film vuole prendere in esame il concetto di tolleranza religiosa come contrario al fondamentalismo ? tema attuale allora e che ancora oggi fa pensare. Il regista Kapur crede che: "scavando nella Storia, si finisce per raccontare una storia contemporanea che parla di noi stessi. Perché fare oggi un film che non sia legato al nostro tempo? Perché fare un film che non sia attinente agli attuali modi di pensare individuali, politici o psicologici? Elizabeth: The Golden Age parla di Cate Blanchett, che sta interpretando Elisabetta per i tempi moderni. Parla del conflitto tra fondamentalismo e tolleranza, della ricerca di sé e della divinità. Parla di mortalità e immortalità. Sono tutte cose con le quali abbiamo a che fare tutti i giorni nella nostra vita." Su un piano più personale, The Golden Age guarda al di là dei conflitti politici per occuparsi di Elisabetta come donna, interiormente combattuta mentre si trova nel suo viaggio dalla mortalità alla divinità ? soprattutto a causa di uno dei più forti coinvolgimenti sentimentali della sua vita, quello per il soldato e avventuriero Sir Walter Raleigh.  Al centro di questo c'è l'esplorazione di un rapporto triangolare tra Raleigh, Elisabetta e la sua dama di corte preferita, Bess Throckmorton.  La Regina gioca una costosa partita a scacchi con il focoso Raleigh e la bella Bess? gettandosi alla fine (attraverso la giovane Throckmorton) in una relazione sostitutiva con Raleigh che lei stessa è costretta a negarsi. In qualche modo, Elisabetta spera di tenere legate a sé la mente e l'anima di Raleigh, dandogli il suo corpo nella forma di Bess.  In questo costoso azzardo, finisce per perdere il gioco e, alla fine, il controllo del cuore di Raleigh.   Per la terza volta (ha prodotto entrambi i film Bridget Jones), Jonathan Cavendish produce il film in collaborazione con la Working Title Films di Tim Bevan e Eric Fellner.  Cavendish afferma: "Avere l'opportunità di lavorare con Shekhar mi attraeva molto e si è rivelata un'esperienza enormemente stimolante. Lui è molto collaborativo. Porta costantemente nuove idee, respingendo quelle vecchie, e ha il coraggio e l'immaginazione per continuare a farsi domande sulle cose. Lui lavora su livelli metaforici e mitici, sempre lasciando che due o tre idee scorrano al di sotto della superficie, in questo modo la scena sembra parlare di una cosa, ma spesso parla anche e soprattutto di qualcos'altro."  Con una sceneggiatura in cantiere, i realizzatori del film si sono preparati a riunire la squadra creativa il cui lavoro su Elizabeth lo aveva reso un film così acclamato ? nello specifico, il direttore della fotografia Remi Adefarasin, la costumista Alexandra Byrne e la truccatrice e parrucchiera Jenny Shircore, tutti candidati all'Oscar®, e con la vittoria di Shircore.  Ritornano al progetto anche la montatrice Jill Bilcock, che ha ricevuto una nomination ai BAFTA per il suo montaggio di Elizabeth.  Infine, i realizzatori hanno portato a bordo lo scenografo Guy Hendrix Dyas, le cui audaci idee sono evidenti in film come X2 e Superman Returns.   Scegliere gli attori: Il Ritorno della Regina   Dato che la storia parla di Elisabetta, era, naturalmente, essenziale assicurarsi Cate Blanchett per la parte.  "Senza Cate nei panni di Elisabetta, Elizabeth: The Golden Age non avrebbe potuto essere realizzato" dichiara chiaramente Kapur. Fatto interessante, la vincitrice dell'Oscar® e impegnatissima Blanchett non è stata subito attratta dall'idea di ritornare a questo ruolo. Kapur e Rush l'hanno portata a cena e hanno cercato di convincerla, e solo più tardi lei ha accettato di ri-interpretare la sovrana. Blanchett spiega: "Ha aiutato il fatto che ho interpretato Hedda Gabler in una produzione a Sydney, e poi, 18 mesi più tardi, a New York.  Ho capito che ritornare ad un ruolo ti permette di scavare più in profondità." "Ho imparato molto su questo mestiere dal tempo di Elizabeth" continua l'attrice.  "Detto questo, è un ruolo complicato e ci sono state volte in cui ho pensato di aver sbagliato tutto e avrei avuto voglia di cominciare tutto daccapo. Credo che questo provi che si tratta di un personaggio davvero potente e complesso  ? ci sono un infinito numero di modi per interpretarlo? ma, dato che il film ha dei tempi, questo è il modo che abbiamo scelto allora. Elisabetta è un personaggio che continua ad affascinare il pubblico; ecco perché sono state raccontate così tante versioni della sua vita. Quello che si rivela di lei dipende dall'angolazione dalla quale si è deciso di guardarla." "Per Cate" dice Kapur, "questa è una parte molto più difficile e stimolante, nella quale lei è più attiva che reattiva ? Elisabetta è diventata molto più complessa. Cate ha dato un'interpretazione che mantiene la vulnerabilità già espressa in Elizabeth ma che ora, sta sotto la superficie di questa donna molto più forte." Il concetto di apparenza ? letteralmente Elisabetta I ha vissuto e regnato al centro di un palcoscenico teatrale? è una delle cose che hanno intrigato Blanchett:  "Elizabeth ha esplorato la negazione, le parti di sé stessa di cui una persona deve liberarsi per poter comandare. Ha trasformato sé stessa in un'icona, un'immagine che lei ha levigato e lustrato per fini politici? e, io sospetto, per proteggersi emotivamente. Il viaggio di The Golden Age, per molti versi, parla di accettazione.  Quello che ho cercato di fare in questo film è stato dare il senso di una donna vuota ? senza un compagno, un marito, un figlio ? che è alla ricerca di qualcosa che riempia questo vuoto." "Elisabetta aveva un vigile senso dell'autocontrollo" continua Blanchett. "Era molto attenta  alla sua immagine. Quello che il film affronta, tra gli altri temi, è che quando lei comincia ad invecchiare, la sua possibilità di sposarsi e formare alleanze con altre nazioni ? un'arma molto potente ? viene meno. La sua attrattiva fisica e la capacità di avere dei figli vengono messe in discussione. Si tratta della pressione politica, ma anche della pressione che viene da dentro. Le cose che lei ha tenuto represse così a lungo esplodono in superficie, specialmente nella sua relazione con Raleigh." Per Blanchett, il suo rapporto con Raleigh è stato l'aspetto più motivante per tornare a interpretare la parte. Nel corso della scrittura della sceneggiatura, l'esplorazione del triangolo amoroso che si sviluppa tra Elisabetta, Raleigh e Bess ha assunto un'importanza predominante.     Un'altra spinta per la protagonista ad accettare la parte è stata l'opportunità di ri-lavorare con il regista Kapur.  "Ci capiamo" dice l'attrice.  "Ci capiamo sempre.Lui se ne esce con dei modi per entrare in una scena che sono assolutamente unici, ma allo stesso tempo, è davvero collaborativo e ama genuinamente quello che gli attori portano sul set. E' capace di riadattare una scena intorno ad un momento che l'attore ha portato, se funziona."    Kapur aggiunge:  "Cate ha una straordinaria combinazione di talento, controllo, comprensione, intelletto e emozione.  Queste qualità ? insieme ad un'incredibile disciplina ? le permettono di spostarsi agilmente tra le diverse parti del personaggio che interpreta. Non l'ho mai vista non lavorare sulla parte. Lei lavora tutto il tempo. Se ha due minuti di pausa, ascolta le sue battute al registratore e ci pensa. E' imbattibile." Il produttore Tim Bevan aggiunge: "Cate si è resa conto nel primo film di parlare a donne contemporanee; quello che ha fatto in questo film è stato esplorare il prezzo che si paga per avere tutto. Per Elisabetta è la carriera, il prezzo di essere onnipotente e il prezzo di essere una donna in un mondo di uomini. Credo che questo parlerà a tutte le donne." Geoffrey Rush ci ha dato un memorabile ritratto del consigliere di Elisabetta Walsingham in Elizabeth, e ha ri-firmato per il ruolo ancor prima che la Regina accettasse. L'attore premio Oscar® era più che desideroso di scandagliare ancora una volta le profondità di un uomo così potente, che qualcuno considerava tanto viscido quanto saggio. Rush commenta: "Walsingham era una spia magistrale. Si è fatto strada fino ad arrivare ad una posizione di grande potere all'interno della corte di Elisabetta e, per il 1580, era diventato il cervello di una delle reti di spionaggio più grandi in Europa. Era un intellettuale dell'epoca ed è stata la persona che ha creato il  potente concetto del regnante come figura divina. Era una persona di grande disciplina e controllo, come la sua Regina." In The Golden Age questo autocontrollo viene minacciato quando Walsingham scopre il tradimento di suo fratello. Anche se non è storicamente provato, questo punto della trama è stato incluso per una ragione specifica, come spiega Rush:  "Shekhar era interessato ad esplorare cosa succede quando delle potenti figure pubbliche vengono corrose dai loro dilemmi personali? e attraverso il coinvolgimento di suo fratello nella storia, possiamo vedere l'insicurezza e la vulnerabilità di Walsingham." L'opportunità di portare il personaggio più lontano di quanto era stato fatto in Elizabeth è stato un fattore determinante per la decisione di Rush di riprendere il ruolo. Walsingham era stato un mentore per la giovane Elisabetta, ha guidato la donna incerta verso le responsabilità del comando con un punto di vista sicuro, leale e filosofico. Ora, decenni più tardi, il grande consigliere si ritrova costretto in un ruolo più da uomo di stato, il cui peso politico e la cui influenza su Elisabetta sono indeboliti. Il produttore Cavendish dice: "Il percorso di Walsingham in questo film è estremamente toccante. I suoi poteri si affievoliscono. Non è più il numero 1. E Geoffrey da' alla caratterizzazione una gravità davvero sorprendente da vedere."             Come Blanchett, il fatto di avere di nuovo Kapur alla regia ha convinto Rush a ritornare: "Shekhar è uno dei filmmaker più avventurosi e estetici con cui ho lavorato" dice l'attore.  "Quando parla con gli attori o con qualsiasi membro della troupe, lo fa con immagini davvero seducenti più che dando istruzioni. Comunica in un modo molto immaginativo e durante le riprese di un film, l'immaginazione è una cosa importante da mantenere viva. Lo fa con grande umorismo e in maniera molto giocosa ? e talvolta con una serietà rinfrescante ? e parla degli aspetti più profondi delle vite dei nostri personaggi. Ti da qualcosa di più con cui recitare, qualcosa che non è limitata dalla minuzia delle motivazioni psicologiche e dalla precisione storica. Questi eventi sono così complicati che devi trovare una forma drammatica ? alla fine, la storia che racconti deve catturare gli elementi primari di cosa succede tra questi popoli, queste nazioni."             Alla corte di questa abile Regina e del suo leone il cui ruggito affievolisce arriva il coraggioso e sfrontato esploratore Sir Walter Raleigh ? una figura piena di colore che richiama tanti miti quasi quanto Elisabetta I.  I realizzatori del film avevano intenzione di scegliere un attore con le qualità e le caratteristiche fisiche in grado di dare vita a questo eroe. Ed ecco Clive Owen, la cui imponente, spontanea e tagliente interpretazione in Closer lo ha portato ad una nomination agli Oscar® e la cui matura interpretazione in  Children of Men del 2006 è stata elogiata da tutti.  Nei panni di Sir Walter Raleigh, un ambizioso navigatore che riesce a farsi strada a Corte e a sedurre il cuore della Regina, Owen cattura senza sforzi lo spirito del ruolo. Bevan lo elogia: "In questa amalgama è arrivato Clive Owen, che ha letto la parte di Raleigh e ha deciso che era sua ? cosa che è stata assolutamente fantastica." Il regista dice:  "Clive è un attore straordinario e ha la personalità e la faccia che io credo siano davvero di Raleigh.  E' indubbiamente credibile come particella vagante che arriva e crea il caos." Per Owen, è stato il miscuglio tra Vecchio Mondo e caratteristiche contemporanee a rendere l'interpretazione del ruolo così divertente. L'attore dice: "Raleigh porta un alito di aria fresca, libertà, energia. Era una miscela complicata ? attraente e ben educato, ma anche schietto e incredibilmente arrogante allo stesso tempo. Il suo atteggiamento altezzoso sorprende molti e molti offende." Blanchett descrive l'affezione del suo personaggio per Raleigh non propriamente come amore, ma come una combinazione di amore e invidia : "Non è la vitalità e l'esuberanza giovanile di cui ha fatto esperienza con Dudley in Elizabeth.  E' un desiderio più malinconico, un 'se solo potessi essere lui'. Credo che sia possibile innamorarsi di qualcuno che vogliamo emulare, e in qualche modo stare con questa persona è come vivere attraverso questa persona, essere dentro di lei e guardare il mondo attraverso i suoi occhi ? vivere un'altra vita, essere qualcun'altro. Anche se colta, istruita, eloquente e intelligente come era Elisabetta, lei non ha mai lasciato le coste dell'Inghilterra, e in Raleigh, ha visto un eroe che aveva scoperto un mondo nuovo e che aveva letteralmente viaggiato dove le mappe finiscono." Sul rapporto nel film tra Elisabetta e Raleigh, Owen spiega: "Raleigh può essere stato molte cose, tra cui ambizioso non era l'ultima.  La sua priorità è di assicurarsi i denari per un'altra spedizione, e il suo piano per raggiungere questo è conquistare il favore della Regina. Ma viene inaspettatamente colpito e attratto da lei. Era molto schietto, cosa che lo rendeva differente dalla maggior parte delle persone a corte, ed è proprio questa sua caratteristica, probabilmente, ad aver catturato l'interesse della Regina."   Owen è stato anche un fan del primo film. "La cosa più straordinaria di Elizabeth è stata la visione di Shekhar, dove ha scelto di mettere la cinepresa" dice l'attore. "Gli eventi sembravano epici, coraggiosi, di enorme importanza. In questo film Shekhar usa gli stessi strumenti. Come attori noi non siamo limitati dalle sue idee pre-costituite. Se lui vede degli attori lavorare in una maniera particolare, lavorerà per svilupparla. E' un modo di lavorare molto stimolante e creativo." Anche il peso di interpretare una figura storica ha impressionato Owen, ma l'attore ha adottato una filosofia che combaciava perfettamente con i punti di vista dei realizzatori del film su questo aspetto: "In ogni film che esplora un personaggio realmente esistito c'è un elemento comune ? ad un certo punto il film deve imporsi sulla Storia, ed è mia responsabilità interpretare Raleigh come lo vedono i realizzatori."   Il terzo elemento del triangolo, la giovane e attraente dama di corte di Elisabetta, Elizabeth "Bess" Throckmorton, era un ruolo fondamentale per i realizzatori del film. Jonathan Cavendish spiega: "Volevamo qualcuno che esprimesse freschezza, gioventù ed energia, qualcuno in cui Elisabetta potesse rispecchiarsi come in una versione più giovane di sé stessa. Volevamo un'attrice che non fosse conosciutissima, ma che fosse comunque brava e avesse il carisma per sostenere il suo opposto Cate." Abbie Cornish rispondeva perfettamente a questi criteri, dopo la sua interpretazione rivelatrice nel film australiano per diciottenni Somersault che ha provato il suo considerevole talento. Il suo co-protagonista Geoffrey Rush, con il quale l'attrice ha lavorato nel recente film australiano Paradiso Inferno, dice: "La cinepresa la adora. Non c'è scuola, nessun backgroud tecnico, è una pura abilità artistica innata. Lei è uno di quei grandi talenti che costantemente allerta su cosa sta succedendo interiormente." La venticinquenne Cornish ha pregustato la prospettiva di interpretare un personaggio di un mondo a lei completamente sconosciuto, insieme a un cast così emozionante. L'attrice dice: "C'è qualcosa di intrigante in Bess, perché lei è insieme luminosa e scura. Shekhar ha una grande capacità di immergersi ed esplorare cose senza fine e senza limiti, senza confini alcuni." La 'politica' sessuale e romantica è stata molto stimolante anche per Blanchett, che dice: "E' stato interessante per me interpretare una Regina che aveva fatto la scelta di usare la sua verginità, il suo status da single, come strumento politico. Visto il destino di sua madre, Anna Bolena, - e quello di molte donne del tempo rispetto al dare alla luce dei figli - il matrimonio e tutto quello che questo implicava non esercitava nessun attrazione su Elisabetta. Che cosa ne avrebbe guadagnato?  Lei manda Bess, come Prospero fa con Ariel, a fare un'esperienza che lei stessa non può fare . E fin quando lei ha il controllo della partita tra Bess e Raleigh, delle loro mosse l'uno verso l'altro, prova del piacere. Naturalmente le regole cambiano quando i due si innamorano e Elisabetta si rende conto di non aver più il controllo del gioco."             Ci sono delle partite più grandi all'orizzonte della Regina Protestante ? letteralmente proprio al di là del mare ? e hanno la forma del re cattolico Filippo II di Spagna.  La parte è stata assegnata alla star spagnola Jordi Molla, che ha sorpreso e deliziato i realizzatori del film con la sua interpretazione del ruolo. Molla dice:  "Shekhar ha descritto il personaggio come una talpa ? che prega sempre al buio ? che, allo stesso tempo, è l'uomo più potente del mondo. Mi è piaciuta l'idea di allargare questo concetto, il fatto che lui fosse un uomo così potente ma anche un uomo con un enorme complesso. Lo volevo interpretare con una voce molto debole e con un'andatura insolita? peculiarità che avrebbero potuto fare di lui oggetto di scherno e fornire una ragione per il suo complesso." (Parte della sua ostilità nei confronti dell'usurpatrice Elisabetta ? a parte la sua fede religiosa -  poteva essere data dal fatto che Filippo era stato sposato con la sorellastra maggiore di Elisabetta, Maria I, la figlia del re Enrico VIII e di Caterina d'Aragona, che ha regnato l'Inghilterra per meno di cinque anni prima di morire senza figli, con il trono passato dunque alla seconda figlia di Enrico, Elisabetta I. Nel corso del breve regno di Maria, la sua zelante campagna per riportare l'Inghilterra al cattolicesimo ha portato a 280 esecuzioni per eresia ? da qui il suo soprannome "Maria la Sanguinaria").             Un'altra Maria nella storia inglese è stata Maria Regina di Scozia, cugina di Elisabetta, figlia di Giacomo V di Scozia e di Maria di Guisa, ricordata per la sua bellezza, sfortuna e per la sua inettitudine politica. Per le leggi di successione inglesi, Maria era la seconda erede al trono dopo Elisabetta I ? e, agli occhi di molti cattolici, la legittima regina. Ecco perché, sotto Elisabetta, Maria venne imprigionata per 19 anni.   Determinata a non versare il sangue di un'altra regina, Elisabetta sollevava obiezioni ogni volta che l'idea di un'esecuzione di Maria le veniva consigliata dai suoi alleati politici.  Alla fine, le continue implicazioni di Maria in complotti volti ad assassinare Elisabetta e a piazzarsi sul trono, hanno portato alla sua rovina (l'ultimo, il complotto Babington, viene considerato da alcuni una cospirazione che partiva da    Walsingham ? cosa che The Golden Age esplora).  Quando Maria venne giustiziata per tradimento al Castello di Fotheringhay nel 1587, Elisabetta aveva 44 anni. Ed è stata l'esecuzione di Maria che ha portato a e che ha alimentato l'attacco da parte dell'Armada di Filippo contro Elisabetta e la sua nazione.                 La due volte candidata all'Oscar® Samantha Morton (per Accordi e disaccordi di Woody Allen e per la sua struggente interpretazione nel ruolo di un'immigrata irlandese nel film drammatico In America) ha accettato con piacere l'opportunità di impersonare una donna così leggendaria e controversa. Morton dice: "Ho trovato che Maria fosse un personaggio affascinante, e ho trovato il punto di vista di Shekhar nei suoi riguardi molto eccitante, rinfrescante e molto audace ? non con l'intenzione di andare in cerca di polemiche, ma per catturare davvero la sua essenza. Shekhar si avvicina ad ogni personaggio in un modo fresco e originale. Sceglie di non portarsi dietro nessun peso o costrizione nei confronti di ciò che è già stato fatto o detto, e sebbene abbia un sano rispetto per i temi che tratta, da' anche all'attore al loro interno completa libertà artistica."             Delle sue scelte, il regista Kapur dice: "Non direi che ci siamo presi delle libertà con la Storia, perché la Storia è interpretazione. Mettiamo per esempio che io e te facciamo una conversazione oggi e domain, quando racconti a qualcuno di quella conversazione ? vecchia solo un giorno ? ne stai dando la tua interpretazione. Così 400 anni più tardi, le interpretazioni sono differenti.  Bisogna ricordare che in questi anni, la Storia è stata scritta da persone che la scrivevano per le corti regnanti ? scrivevano la Storia per i sovrani del tempo, e se a quel sovrano di turno non piaceva faceva loro tagliare la testa.   Per questo, a quei tempi, la Storia doveva essere interpretata a favore del regnante. E quello che io faccio, oggi, qui e adesso, è semplicemente raccontare una storia dalla quale sono attratto per ragioni moderne? ragioni che risuonano dentro di me."   Costumi e Trucco adatti a una Regina   La costumista Alexandra Byrne ha creato, ancora una volta dopo Elizabeth, uno spettacolare guardaroba per Cate Blanchett come Elisabetta.  Byrne spiega: "Il vantaggio di aver fatto il primo film è che conoscevo già molto bene quel periodo storico perché avevo fatto tutte le ricerche necessarie. In qualche modo, questo mi ha dato una libertà maggiore di guardare a quell'epoca in maniera più trasversale, di leggere di più su Elisabetta, invece che guardare solamente il materiale di riferimento." "Più ho letto su di lei" continua Byrne, "più ho scoperto cose sul suo meraviglioso aspetto, sui suoi sbalorditivi vestiti e sulla sua bellezza, e ho pensato che fosse importante trasmettere tutto questo al pubblico, rendendo il suo aspetto, forse, più accessibile a noi di quanto non facciano di solito i film storici."     L'ispirazione per il tono che Byrne stava cercando, le è arrivato dallo stilista spagnolo Balenciaga, che aveva reinterpretato molti dipinti storici nella sua couture del 1950, tra cui alcuni pezzi elisabettiani. Alexandra Byrne dice:  "Questo per me è stato il grande salto? Elisabetta era un'icona della moda al suo tempo e io ho pensato che questo fosse il modo per renderla più attuale per il pubblico di oggi." Blanchett dice: "Elisabetta programmava il suo aspetto a seconda di quale immagine di sé avesse bisogno di dare ? e noi abbiamo portato questo concetto nel film. Alcuni costumi e trucchi sono molto più rivelatori e connessi con il sottotesto del film. Morag Ross ha creato 16 parrucche, la maggior parte per riflettere il suo stato d'animo ? alcune sono vivaci, altre tragiche. Abbiamo parlato molto della personalità privata e di quella pubblica. Alex Byrne ha creato dei costumi straordinari. Il suo senso del colore è emotivo e colpisce visivamente. Una delle più eccitanti progressioni di costumi è stata quella in cui Elisabetta si muove verso Tilbury e indurisce il suo cuore nei confronti di Raleigh ? l'abito diventa armatura nella visione di lei sul cavallo bianco, Elisabetta come guerriera, come Giovanna d'Arco."             Geoffrey Rush concorda: "Gran parte del pubblico ha una sorta di idea di come fosse quel periodo, ma raramente si pensa agli aspetti originali e vivaci, sexy e eccitanti che devono esserci stati.  Alex ha apportato dei piccoli cambiamenti e ha giocato, riuscendoci, con i ritratti degli abiti del tempo. Li ha resi più vivi e molto più accessibili ai nostri occhi del 21° secolo."             Ritornare all'evoluzione del personaggio di Elisabetta ha permesso a Byrne di espandere la sua visione artistica del primo film. La costumista dice:  "In Elizabeth, troviamo una ragazza, una principessa veramente, che diventa regina. Fa delle scelte coscienti su come presentarsi, talvolta rinforzando la sua fiducia in sé stessa attraverso l'abito. Ora ha instaurato il suo regno, siede fermamente sul trono, i suoi palazzi le somigliano e il suo stile nel vestire rispecchia tutto questo. E' sicura di sé, è la regina? ed è in viaggio verso l'immortalità".                Una delle difficoltà che Byrne ha dovuto affrontare è stata che non esiste un'immagine della "Regina incoronata che siede sul trono. La stabiliamo noi con il vestito rosso all'inizio del film ? un abito formale che lei indossa quando è a lavoro come regina.  Da qua, stabiliamo che lei ha un abbigliamento formale e informale, sempre molto consapevole della sua personae pubblica."             Forse una delle apparizioni pubbliche più importanti della sovrana è stata quella di fronte alle sue truppe prima della battaglia contro l'Armada spagnola. L'attrice, il regista e la costumista erano perfettamente d'accordo che il suo abito dovesse trasmettere la sua volontà di essere vista come uno dei suoi soldati, la volontà di servire, combattere e morire con loro.  Il look che ne è risultato ? una valorosa donna-soldato, vestita da un'armatura quasi medievale, con i capelli sciolti, in sella ad un cavallo bianco ? ricorda un'altra famosa donna guerriera.  Per Byrne:  "In un certo senso è sia un esercizio di PR che una realtà. Vuole ricordare, ovviamente, al pubblico tutte le immagini di Giovanna d'Arco? ma se la regina indossasse davvero un'armatura come quella o montasse in sella a cavalcioni, noi non lo sappiamo, ma per il racconto della nostra storia è davvero un momento chiave."                Di grande importanza per Kapur era il rapporto tra Elisabetta e Bess, il fatto che loro sono "la stessa persona ? Bess è la parte mortale di Elisabetta la divina. Gli abiti per Bess erano molto importanti come risposta all'altra metà. Si è rivelato molto interessante, dato che loro sono due attrici molto diverse, e che hanno dovuto rispecchiarsi a vicenda, talvolta fare da eco una all'altra. E poi, tra di loro, c'è Raleigh."             Un uomo elisabettiano di normali mezzi ? e Raleigh è un uomo senza titolo, il cui sostentamento dipende da un supporto finanziario ? avrà posseduto, molto probabilmente, un unico abito, per questo la produzione non ha avuto il piacere di vestirlo come ha fatto con i cortigiani. Byrne spiega: "Ci sono molte stampe che presentano Raleigh ma, stranamente, lo si vede vestito da cortigiano nel mezzo delle Indie Occidentali o in posti del genere, chiaramente perché è così che volevano percepirlo a corte. La realtà è che un gentiluomo di quei tempi aveva forse un solo abito - con il quale andava per mare, e che si bagnava, poi si asciugava; si strappava e veniva riparato.  Inoltre probabilmente doveva mettersi più strati per comodità. Per questo abbiamo lavorato partendo dall'idea che i suoi abiti fossero andati con lui per mare e che si fossero 'evoluti' nel corso del viaggio?  e, ricordate, fra andata e ritorno lui stava via più della metà di un anno?"              La costumista ha lavorato con Owen nello sviluppo dei suoi costumi, assicurando l'attore che "le braghe sarebbero state ok!  Owen era un po' preoccupato per questo. Credo che verso la fine delle riprese fosse entusiasta delle sue braghe? erano diventate parte di lui. Danno un certo modo di camminare e una certa figura.  Lui le porta come nessun altro!"             Jenny Shircore, che ha vinto sia l'Oscar® che il BAFTA per il suo trucco e le sue acconciature in Elizabeth; ha accettato con piacere allora l'opportunità di far evolvere il look di Elisabetta, da giovane ragazza che, adempiendo al suo destino, matura e diventa Regina d'Inghilterra. Con Elizabeth: The Golden Age, Shircore era ugualmente entusiasta di continuare il viaggio di Elisabetta, portandola da donna di mezza età a eternamente divina.               Le prime ricerche di Shircore hanno ruotato intorno ai ritratti dell'epoca, e lei è tornata a questo materiale di riferimento per stabilire il look di Elisabetta nei suoi anni centrali.  Shircore racconta: "Una creatura luminosa, questa è la visione che Shekhar aveva di Elisabetta, sia in Elizabeth che in Elizabeth: The Golden Age, e questo è quello che noi abbiamo cercato di ottenere. Insieme a questo, abbiamo anche voluto trasmettere l'idea di questa donna molto potente, che gestiva un'immagine molto controllata e costruita con attenzione."             Morag Ross, il makeup artist personale di Blanchett nel film, aggiunge: "Per me si trattava di creare l'essenza di Elisabetta. Ci sono stati molti film su Elisabetta I e noi abbiamo pensato che fosse importante ? per catturare l'attenzione del pubblico ? tentare qualcosa di nuovo mentre presentavamo comunque un'immagine familiare. Mi piace pensare che abbiamo ottenuto quell'immagine iconica, con delle piccole variazioni."              Cogliere il periodo storico: lo stile e i set     Per essere in linea con l'approccio "fresco e elettrizzante" del regista sull'argomento, è stato scelto a collaborare con Kapur e i suoi veterani Elisabettiani Adefarasin, Byrne e Shircore, e la montatrice Bilcock, il giovane e innovativo scenografo  Guy Hendrix Dyas, che ha iniziato la sua carriera come illustratore / artista concettuale di molti importanti progetti e che ha curato le scenografie di blockbuster come X2 e Superman Returns . Per Dyas:  "Già dal mio primo incontro con i produttori ho capito chiaramente che loro avevano un'idea molto precisa su cosa volevano per il film, avendone parlato e avendoci lavorato per anni.  Era molto importante espandere il mondo che era già stato creato in Elizabeth, e io ho pensato che fosse una fantastica idea concettuale della Working Title creare un film storico in costume coraggioso e moderno." "E' stata una sfida stimolante dovermi occupare della creazione di quello di cui stavano parlando" continua Dyas.  "La grande differenza tra Elizabeth e Elizabeth: The Golden Age, in termini di scenografia, è la proporzione di Elisabetta rispetto al suo ambiente. In Elizabeth, lei è schiacciata dall'architettura che la circonda. Questo aiutava a rendere il senso di isolamento di una giovane donna persa nella politica del tempo.  In Elizabeth: The Golden Age, la regina è più padrona del suo mondo, e per questa ragione, doveva apparire metaforicamente più grande rispetto all'architettura." Questa idea ha guidato la squadra nella ricerca delle location e nella creazione degli ambienti.  Alla fine, ha scelto di portare The Golden Age alle maestose e architettonicamente significative cattedrali del sud dell'Inghilterra, Wells e Winchester, dove le misure sono imponenti ma i dettagli all'interno delle architetture sono di scala minore (per es. invece di un'enorme colonna di pietra, vediamo Elisabetta che cammina intorno ad un gruppo di colonne che occupano lo stesso spazio).  Questo stare all'interno di una scala di misure diversa la fa apparire più forte rispetto al suo ambiente.  Nello stesso tempo, in queste location ci sono delle caratteristiche più classicamente femminili ? motivi floreali nelle sculture di pietra, doccioni più "delicati", un colore della pietra più caldo e cremoso. Tutto questo rinforza fisicamente l'idea che la Regina si trova chiaramente più a suo agio negli spazi che le appartengono.   Dyas era felice di avere la possibilità di lavorare in questi luoghi: "Era fondamentale. A prescindere dalle nostre immaginazioni, idee o gusti, l'architettura di queste cattedrali è incredibile, semplicemente spettacolare e sarebbe stato folle non approfittare di questi spazi.  Danno al film delle proporzioni meravigliose e Shekhar e Remi Adefarasin sono molto bravi a osservare gli spazi e a decifrare molto velocemente dei modi per farli sembrare ancora più ampi e più drammatici."    Essendosi appropriati degli spazi ecclesiastici di molte cattedrali per farli sembrare l'ambiente di una Corte, Dyas e la sua squadra hanno lavorato soprattutto a legare questi spazi tra loro con i set creati e costruiti agli Studios di Shepperton.  I risultati: la Camera Privata e i Quartieri Privati della Regina, entrambi creati con grandissima attenzione ai dettagli e all'autenticità.   Gli anni di esperienza di Dyas come illustratore gli sono stati utili per le minuzie e l'attenzione ai dettagli ? considerare come scende l'acqua da un muro, come il legno invecchia in ambienti diversi.  Questi blocchi di edifici sono stati armonizzati per produrre un "linguaggio visivo" per la scenografia del film. Questo approccio agli ambienti ha avuto il vantaggio non solo di produrre dei set sbalorditivi che erano in linea con le location del periodo, ma hanno anche fornito agli attori un mondo credibile e autentico in cui dare vita ai loro personaggi.   Un altro vantaggio delle particolareggiate e complete scenografie di Dyas? Kapur è noto per le sue decisioni dell'ultimo momento su dove mettere la cinepresa.  Dyas osserva: "Se lui decide di girare la testa di un attore proprio davanti ad una certa parete, io avrei molti problemi se quella parete non fosse il più realistico possibile, e con le cineprese ad alta definizione, questi alti livelli di rifinitura diventano ancora più necessari." Tutto questo ha soltanto aggiunto una gran mole di lavoro alla squadra delle scenografie, dato che alcuni dei tessuti e delle rifiniture che questa sperava di creare, potevano essere realizzate solo passando attraverso i processi che gli artigiani eseguivano secoli fa. "Io devo essere sicuro di dare a Shekhar la libertà di puntare la cinepresa in qualsiasi direzione e sapere che quello che vede è autentico e reale, e che il pubblico non verrà distratto da qualcosa che sembra essere fuori posto" dice Dyas.    Dyas pensa che la creazione delle scenografie della Camera Privata della Regina sia stata una delle sfide più difficili della sua carriera - Kapur lo aveva incaricato di inventarsi un set privo di pareti, perché l'idea era quella di creare una serie di archi e colonne leggermente obliqui attraverso cui il regista e il suo direttore della fotografia potevano girare senza alcuna restrizione fisica. Questo avrebbe dato loro la possibilità di muovere la cinepresa intorno e di creare la profondità variando continuamente inquadratura sempre mantenendo un senso visivo vivo interessante per il pubblico. Parte dello stile di regia di Kapur è dato da voci fuori campo, con il pubblico che deve cercare chi sta parlando ? la cinepresa spesso fa una carrellata intorno fino a che non scopre i personaggi.  Dyas ha creato il massimo del set per Kapur ? un puzzle visivo con una serie infinita di potenziali angolazioni  e collocazioni per la cinepresa.               L'autenticità non è stata raggiunta solo attraverso un ponderato progetto scenografico ma anche attraverso l'attenta considerazione dei materiali che sarebbero stati usati per le costruzioni.  Usando materiali veri ? granito per i pavimenti sia della Camera Privata che per quelli degli Appartamenti Privati della Regina; meravigliosa ed elaborata falegnameria creata da un mix di legno arricchito da figure scolpite in gesso, poi scolorito e passato con la cera per somigliare al legno di quel tempo ? lo scenografo ha creato un ambiente che non solo appare vero, ma suona vero. Jonathan Cavendish Commenta: "Guy è degno di nota, un grande talento. La sua attenzione ai dettagli e la sua spinta verso la perfezione sono straordinarie."             Oltre al palazzo, Dyas ha dovuto creare la nave di Raleigh The Tyger, una costruzione fuori dal comune (le misure sono reali) che doveva essere usata dagli uomini di Raleigh per difendere l'Inghilterra dall'Armada spagnola. Per massimizzare le spese della produzione, The Tyger? ri-vestita e ripresa da un'altra angolazione ? ha funzionato nel film anche come nave spagnola.             Kapur spiega: "Non potevamo fare compromessi sulla nave. Facendo un film con l'Armada spagnola sullo sfondo, era assolutamente essenziale per noi avere una nave che avremmo potuto riprendere da tutte le parti per mostrare com'era la vita in mare.   Il personaggio di Raleigh è seducente e attraente per la sua vita in mare, per questo la nave era enormemente importante."   La struttura finale misurava in lunghezza 55 metri ed è stata costruita con tavole di legno da dieci metri fissate con chiodi ad un'enorme struttura di acciaio. The Tyger è stata messa su una sospensione cardanica, una grande struttura che permette il movimento che imita una nave in mare in una gran varietà di condizioni ? da calmo a in tempesta a sotto attacco.  La costruzione ha richiesto parecchi mesi, dato che dopo che la struttura in acciaio è stata imbullonata sulla sospensione, ogni singola struttura di legno è stata trattata con un procedimento molto energico ? il legno è stato bruciato per rimuovere alcune delle fibre esterne e lasciare solo le fibre più robuste, essenziali, in modo da dare l'effetto di una nave che ha subito gli anni e l'usura del mare.  Dopo il processo di invecchiamento, sono arrivati i pittori ed è stata costruita un'impalcatura per permettere alla troupe di lavorare sui ponti, e aggiungere i dettagli che servivano a creare l'aspetto di una robusta nave da guerra di quel periodo: completa di parapetti, scale e polene splendidamente incise.  Anche le vele sono state cucite, poi invecchiate, strappate e rattoppate (in un modo rozzo, da marinaio) per dare il senso che le palle di cannone le avevano colpite e squarciate. Poi è arrivato l'enorme e complicatissimo compito di attrezzare la nave, lavoro che consisteva nell'usare metodi storicamente precisi per legare migliaia di metri di corde  ricoperte di catrame.  "Deve essere il sogno di ogni scenografo, avere almeno una volta nella sua carriera l'opportunità di ideare e costruire una nave di qualunque tipo" dice Dyas.  "Francamente, più la nave è vecchia più ha carattere e più è interessante. Costruire The Tyger e vedere Clive così eroico sul suo ponte ? beh, è stato un grande onore e uno dei momenti più importanti della mia carriera".   Sulla strada: Le riprese in location di Elizabeth: The Golden Age               Le location in Elizabeth: The Golden Age hanno dato alla produzione l'opportunità di fare un giro delle più magnificenti cattedrali della nazione ? oltre a chiese, palazzi nobiliari e parchi nazionali ? e di ambientare la storia in luoghi  straordinari, ognuno dei quali ha giocato un ruolo importante nella Storia inglese.             Le riprese in location sono iniziate con la Cattedrale di Westminster, la più grande e importante Chiesa Cattolica d'Inghilterra e Galles. Stare al centro di questa cattedrale ? lo spazio immenso che appare, privo di supporti o colonne ? ispira semplicemente meraviglia e timore reverenziale. Questa ampiezza è tipica dell'esotico stile bizantino della cattedrale ? privilegiato dal suo architetto John Francis Bentley ? che si presta  perfettamente a diventare il palazzo spagnolo El Escorial, circa 1588, con pochissime modifiche. Qui la produzione ha girato per due notti, catturando scene di Filippo II di Spagna, a quel tempo l'uomo più potente del mondo.             Kapur osserva: "E' stato un luogo fantastico in cui girare. E' stato difficile perché è così enorme e vorresti racchiuderlo tutto nell'inquadratura, ma devi fare delle scelte. La grandezza è l'abilità della cinepresa di muoversi e continuare a muoversi. E continuare a trovare cose."             La produzione ha poi viaggiato verso Hatfield House, nello Hertfordshire, la casa del Marchese di Salisbury, e una delle case nobiliari più famose d'Inghilterra. Qui, i realizzatori del film hanno vestito la Sala dell'entrata nord e la Sala d'Armi, sostituendo i rivestimenti in legno con la pietra e trasformado le Sale negli Appartamenti Privati di Maria, la Regina di Scozia, a Chartley Hall, dove è stata per un periodo imprigionata prima di essere giustiziata. I realizzatori hanno usato parti di Hatfield House ? nello specifico la Sala del Marmo, la Grande Scalinata e la Lunga Galleria ? anche per la casa di Londra di Walsingham.              La chiesa St. Bartholomew è uno dei tesori di Londra e uno dei suoi segreti meglio mantenuti.  La bellissima Chiesa normanna è nascosta dalle stradine strette e dai passaggi di Smithfield, e qui, la produzione ha girato uno dei momenti più importanti del film: la decapitazione della Regina di Scozia Maria (che realmente ha avuto luogo nel Castello di Fotheringhay, raso al suolo nel 1627).  Con la necessità di condensare le ultime tre terribili ma magnifiche ore di vita di Maria in pochi minuti di film, i realizzatori hanno selezionato dai documenti storici dei momenti chiave e li hanno intrecciati in una scena magistrale che vede Maria entrare (ignorando le preghiere protestanti dell'arciprete di Peterborough), salire sul patibolo, svestirsi per mostrare la sottoveste cremisi (il colore del martirio cattolico) sotto al vestito nero, concedere il perdono ai suoi esecutori e, alla fine, mettere la testa sul ceppo.             Il ricercatore storico Justin Pollard ricorda:  "La scena ha avuto un effetto impressionante sulla troupe e sui più di 100 attori e comparse nella stanza. Nonostante le luci e le cineprese, sembrava che stessimo veramente assistendo all'esecuzione". Ad aumentare l'effetto sui presenti il tema musicale dei compositori del film Craig Armstrong e AR Rahman, che si è levato sulla scena silenziosa e ha echeggiato intorno alle antiche pareti della chiesa mentre Samantha Morton (nei panni di Mary) faceva i suoi ultimi passi.             Poi la Cattedrale di Winchester, una sontuosa struttura nell'ovest dell'Inghilterra, la cui costruzione è iniziata nel 1079, 13 anni dopo che Guglielmo il Conquistatore aveva invaso l'Inghilterra dalla Normandia. La parte orientale della Chiesa è stata allargata intorno al 1200 e la navata è stata completamente rifatta intorno al 1400. La produzione ha trascorso quattro giorni di riprese in questa Cattedrale, che nel film vediamo come la Cattedrale di St. Paul (la St. Paul originale è stata distrutta nel Grande Incendio di Londra nel 1666 e poi è stata demolita per fare spazio alla nuova cattedrale). Con i suoi enormi soffiti a volta e le enormi finestre a vetrate istoriate, Winchester è impressionantemente simile a come doveva essere la Cattedrale di St. Paul.  La produzione ha usato la Cappella delle Donne per la Cappella Reale (dove Elisabetta va a pregare e dove incontra il suo sedicente assassino), e ha anche girato nella spettacolare navata (in cui si svolge una delle scene più drammatiche di The Golden Age ? Elisabetta che chiama tutti alle armi contro l'Armada spagnola). Sotto Elisabetta, a Londra sono stati costruiti tantissimi nuovi edifici, e i realizzatori del film hanno abbracciato l'idea dello scenografo Dyas di mostrare St. Paul come work-in-progress, con tanto di ponteggi. Questo ha avuto anche il vantaggio di dare al regista Kapur la possibilità di filmare attraverso gli 'ostacoli'. (Dato che erano davvero in corso dei lavori di ristrutturazione alla Cattedrale di Winchester nei giorni delle riprese, i realizzatori hanno usato come comparse i veri scalpellini che hanno tagliato pietre vere nel corso della scena). Poi, la produzione si è spostata al College St. John, a Cambridge, il secondo college per grandezza dei college dell'Università di Cambridge.  St. John è stato fondato nel 1511 da Lady Margaret Beaufort, madre del Re Enrico VII (e quindi bisnonna di Elisabetta) nell'area dell'ospedale medievale di St. John.  La prima corte interna a St. John è stata costruita tra il 1511 e il 1520, e questo la ha resa un setting perfetto per una delle scene più leggendarie del regno di Elisabetta: il primo incontro tra la Regina e  Raleigh, dove lui, a quanto si dice, gettò a terra il suo mantello per coprire una pozzanghera fangosa sulla strada ? impedendo così al Piede Reale di sporcarsi. Ma è vera questa storia? Il ricercatore storico Pollard commenta:  "Non è registrata in nessun documento del tempo e il primo riferimento che io conosco è di Thomas Fuller nel 1663.  Ma è certamente il genere di cose che Raleigh avrebbe potuto fare e proprio il genere di presentazione che piaceva alla Regina. Abbiamo deciso di usare la scena, in parte perché è davvero iconica, in parte perché ancora oggi, così tanti secoli dopo, è un modo meraviglioso per far incontrare per la prima volta Raleigh e la Regina." La produzione è rimasta a Cambridge per filmare la Lancia Reale ( dove Walsingham affronta il delicato tema di Elisabetta e il matrimonio mentre i due viaggiano sul Tamigi per raggiungere Londra). La lancia ha il suo valore storico, essendo stata usata, tra gli altri film, nel classico Un uomo per tutte le stagioni.  Qui la produzione è stata ostacolata da una pioggia torrenziale che ha messo a dura prova tutti quanti, specialmente i reparti costumi e scene che hanno lottato contro il vento e la pioggia per tenere gli attori (e gli oggetti) asciutti e con un aspetto degno di un sovrano.             Un'altra meravigliosa Cattedrale normanna è stata la location successiva:  la Cattedrale Ely, costruita su quella che, nel 12° secolo, era "un'isola" nella vasta distesa di paludi conosciuta come the Fen.  In questo mondo piatto e pieno d'acqua, la cattedrale sembrava fluttuare nella palude e si è guadagnata il nome "La Nave della Palude". Ely ha sostituito la corte di Elisabetta a Whitehall.             "La scelta di questo luogo e di tutte le altre cattedrali" spiega Pollard, "è per dare una scala ? un'idea della magnificenza e della grandezza della corte da una parte e della vulnerabilità e fragilità dell'uomo collocato davanti alle fredde e pietrose facciate dall'altra.  E' anche, naturalmente, un'opportunità per celebrare l'importanza e il virtuosismo dell'eredità architettonica inglese."   La produzione ha trascorso quasi due settimane a Ely, filmando prima nella navata le scene chiave in cui Elisabetta confronta l'Ambasciatore spagnolo con il complotto spagnolo, e la sua reazione alla notizia che Maria è stata giustiziata. Quest'ultima scena è tipica dello stile di Kapur, girata dall'alto nell'ottagono della cattedrale, mostra Elisabetta come una fragile forma umana stagliata sulla vasta volta di pietra.  Pollard dice:  "L'edificio diventa parte della storia: una grandiosa, echeggiante, immobile risposta alle emozioni di Elisabetta." Poi, la Lady Chapel, rimodellata dallo scenografo Dyas come ambiente per la prima presentazione di Raleigh a corte ? un altro momento iconico di Raleigh, dove lui fa conoscere la patata e il tabacco portate dal Nuovo Mondo. E ambiente anche per il banchetto che Elisabetta da in onore dell'Arciduca Carlo d'Austria, un potenziale pretendente. Pollard dice:  "L'arrivo del pretendente di Elisabetta fornisce l'occasione per un sontuoso banchetto, nel quale noi speriamo di aver creato qualcuno degli esotici sapori della Corte come sfondo per l'azione che si concentra su Elisabetta, Walsingham, Bess Throckmorton e Raleigh." Intorno al 1580, il mondo era stato esplorato dagli Europei per meno della metà, con la promessa seducente di terre strane e ricchezze favolose proprio dietro l'orizzonte. I realizzatori del film hanno scelto di dare un sapore esotico a quello che avrebbe dovuto essere stata una tradizionale scena di banchetto  ? cose come una meravigliosa selezione di piatti del tempo preparati seguendo ricette originali e illustrazioni, con pasticcio di airone, frutta candita, pavone ripieno ed elefanti di zucchero. Per intrattenimento, questa regale occasione offre uno sfoggio di animali del serraglio reale che include pappagalli del Nuovo Mondo, un pitone indiano, una scimmia e anche una zebra.  (Pollard riflette: "Animali di questo tipo venivano spesso regalati alla Corona da altri sovrani, e c'era una notevole competizione per acquisire esemplari particolarmente rari.") Fermata successiva, la West Country, Brean Down ? uno dei paesaggi più d'effetto della costa del Somerset ? per filmare il fa

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Elisabeth: The golden age   Note di produzione   La vincitrice dell'Oscar® CATE BLANCHETT ritorna al ruolo che, nel 1998, l'ha resa una star nel film, candidato a sette premi Oscar®, della Working Title Films, Elizabeth.  L'attrice si ri-unisce ai colleghi di quel grande trionfo internazionale ? il vincitore dell'Oscar® GEOFFREY RUSH e il regista, candidato ai Golden Globe e ai BAFTA, SHEKHAR KAPUR ? in questo avvincente dramma storico che si intreccia a tradimenti e storie d'amore: Elizabeth: The Golden Age.  Si unisce al cast di questo nuovo film epico il vincitore del Golden Globe e candidato all'Oscar® CLIVE OWEN (Children of Men) nel ruolo di Sir Walter Raleigh, un focoso navigatore da cui Elisabetta è fortemente tentata e attratta. E' il 1585 e, dopo aver regnato l'Inghilterra per quasi tre decenni, la Regina Elisabetta I (Blanchett) continua a fare fronte alla sete di sangue per il suo trono e alla duratura minaccia costituita dal tradimento familiare.  Al di là della Manica, un'ondata distruttiva di cattolicesimo fondamentalista, guidata dal re di Spagna Filippo II  (JORDI MOLLA di Sultanes del Sur), si abbatte sull'Europa del 16° secolo. Sostenuto dalla Chiesa di Roma e armato con l'Inquisizione, Filippo ? con il suo potente esercito e la sua Armada che domina i mari ? costituisce un'imminente minaccia per la Regina e la sua nazione? il cupo e devoto re è determinato a strappare l' "eretica" Protestante dal trono e a riportare l'Inghilterra alla gloria della Chiesa Cattolica di Roma. Preparandosi alla guerra per difendere il suo impero, Elisabetta lotta anche per tenere in equilibrio gli antichi doveri reali e l'inaspettata vulnerabilità del suo amore per  Raleigh che ? nonostante il suo status di commoner (cittadino che non ha alcun titolo nobiliare)  ? rimane proibito per una Regina che ha giurato corpo e anima alla sua nazione. Incapace di e riluttante a inseguire la sua passione, Elisabetta incoraggia la sua dama di corte preferita, Bess  (ABBIE CORNISH di Stop Loss di prossima uscita), di stringere amicizia con Raleigh e tenerlo vicino. Ma questa strategia fa trovare Elisabetta al centro del loro corteggiamento, posizione nella quale lei non ha altra scelta che fare da spettatrice alla loro crescente intimità. Nell'impetuoso e avventuroso Raleigh, lei non vede solo un suo pari nell'intelletto e nello spirito, ma anche il richiamo di terre lontane, il globo inesplorato, l'infinito? la libertà..  Scegliendo Bess per prendere il suo posto, Elisabetta è alla fine costretta a fare l'angosciosa scelta tra essere una donna e essere una Regina.    E mentre la Regina segue la politica estera, il suo fidato consigliere, Sir Francis Walsingham (Rush), continua magistralmente a tenere le fila della sua Corte ? e della sua campagna per rinforzare il potere assoluto. Attraverso un'intricata rete di spie, Walsingham scopre un complotto di assassinio che potrebbe rovesciare il trono. Ma smascherando i traditori, tra i quali potrebbe esserci anche la stessa cugina di Elisabetta Maria Stuarda (la due volte candidata all'Oscar® SAMANTHA MORTON di In America), Walsingham mette inconsapevolmente l'Inghilterra in grave pericolo.  Elizabeth: The Golden Age narra l'emozionante storia di un'epoca? la storia della crociata di una donna per tenere l'amore sotto controllo, sconfiggere i nemici e assicurare la sua posizione come amata icona del mondo occidentale.             Diretto da Shekhar Kapur, da una sceneggiatura originale di WILLIAM NICHOLSON (Il Gladiatore) e MICHAEL HIRST (Elizabeth), Elizabeth: The Golden Age è prodotto da TIM BEVAN (Espiazione) e ERIC FELLNER (Orgoglio & Pregiudizio), della Working Title e da JONATHAN CAVENDISH (la serie Bridget Jones).  I produttori esecutivi sono DEBRA HAYWARD (United 93), LIZA CHASIN (Orgoglio e Pregiudizio) e MICHAEL HIRST.              Dietro le quinte i realizzatori del film hanno messo insieme una squadra stellare di artigiani per ri-creare e re-immaginare la scintillante corte di Elisabetta I (insieme alla misera realtà della vita quotidiana nel 16° secolo), spesso usando alcuni tra i luoghi storici più significativi dell'Inghilterra come ambienti per il dramma epico ? oltre a girare nei leggendari Shepperton Studios fuori Londra.  Molti degli 'artigiani' ritornano a lavorare con Kapur, dopo aver già lavorato in Elizabeth, tra questi il direttore della fotografia REMI ADEFARASIN; la montatrice JILL BILCOCK; la costumista ALEXANDRA BYRNE; e la truccatrice e parrucchiera JENNY SHIRCORE.  I 'nuovi' artisti includono lo scenografo GUY HENDRIX DYAS e i compositori CRAIG ARMSTRONG e AR RAHMAN.              LA PRODUZIONE   "Mi chiamano la Regina Vergine. Nubile, non ho Padrone. Senza figli, sono Madre del mio popolo. Che Dio mi dia la forza di sopportare questo pesante fardello"   ?la Regina Elisabetta I   Uscito nel 1998, il coraggioso e intenso Elizabeth,  partito come un ottimo film per cinefili ? sostenuto da una brava, poi diventata vera stella in ascesa, Cate Blanchett, da un abile cast, una narrazione superlativa e da bellissimi costumi e ambientazioni  ? è poi diventato un fenomeno internazionale. Elizabeth è stato nominato per un totale di sette Oscar® (tra cui Miglior Film e Miglior Attrice per Blanchett, con la vittoria della truccatrice Jenny Shircore), 11 BAFTA (di cui sei vinti) e tre Golden Globe (con Blanchett che ne ha vinto uno). La magia sembrava essere nella visione dei realizzatori del film di una magnifica epica storica narrata in un modo iconoclastico e contemporaneo ? un approccio che lo rendesse accessibile ad un pubblico moderno ? e nella regia di Shekhar Kapur (una reinvenzione del film in costume attraverso una sensibilità decisamente orientale). Durante la produzione di Elizabeth, i realizzatori hanno discusso l'idea di raccontare la storia di Elisabetta I ? dalla giovane ragazza fino alla Regina che ha regnato quasi 45 anni ? in una trilogia.  Il produttore Tim Bevan dice: "L'intero regno di Elisabetta I non può essere effettivamente raccontato in un solo film ? è stato davvero lungo e tante cose sono successe nel suo corso, e lei ha incontrato moltissime persone straordinarie." Incoraggiata dal successo di Elizabeth in tutto il mondo, la discussione è continuata negli anni successivi, e circa cinque anni dopo la realizzazione di Elizabeth, la squadra ha capito che era giunto il momento di dare l'incarico agli sceneggiatori Michael Hirst (che ha scritto il primo film) e William Nicholson di cominciare a scrivere la sceneggiatura che poi sarebbe diventata Elizabeth: The Golden Age.  In Elizabeth, la storia era centrata sui primi (e in qualche modo incerti) anni del regno dell'inesperta regina. La giovane sovrana fronteggiava una difficile lotta per mantenere il suo trono, sconfiggendo con astuzia i cospiratori e gli imbroglioni in qualsiasi momento. Mai sicura di chi fidarsi della sua corte e dei suoi consiglieri, la caparbia e intelligente Elisabetta emergeva alla fine del film come una Regina, fermamente padrona del suo destino?  Elizabeth: The Golden Age comincia un decennio dopo il periodo coperto in Elizabeth e prende in esame i gloriosi anni di mezzo del suo regno. Su un piano politico, il film esplora il conflitto di Elisabetta con Filippo II di Spagna, che ? come governatore del suo impero cattolico e con il significativo sostegno della Chiesa di Roma, per non citare il potere della spietata Inquisizione ? veniva considerato l'uomo più potente del mondo. Religiosamente devoto, Filippo II aveva giurato di portare il mondo al Cattolicesimo, qualunque ne fosse il prezzo. Quando Elisabetta successe al trono come Protestante nel 1558, quasi metà della popolazione inglese rimase cattolica, ma ? con una delle sue tante e caratteristiche abili mosse ? lei decise di considerare la sua gente semplicemente come suoi sudditi, nonostante la loro fede, sostenendo che l'amore del suo popolo per lei venisse prima dell'essere protestanti o cattolici. ("Non desidero guardare all'interno dell'anima degli uomini" spiegò? in pratica significando "pensate ciò che volete, ma agite come miei sudditi protestanti."  Per tutto il corso del suo regno, Elisabetta I si è mostrata estremamente tollerante nei confronti dei suoi sudditi cattolici e li ha costantemente protetti dalle proteste virulente e dalle volontà di persecuzione, molte delle quali sorsero proprio all'interno del suo Parlamento). Il nuovo film vuole prendere in esame il concetto di tolleranza religiosa come contrario al fondamentalismo ? tema attuale allora e che ancora oggi fa pensare. Il regista Kapur crede che: "scavando nella Storia, si finisce per raccontare una storia contemporanea che parla di noi stessi. Perché fare oggi un film che non sia legato al nostro tempo? Perché fare un film che non sia attinente agli attuali modi di pensare individuali, politici o psicologici? Elizabeth: The Golden Age parla di Cate Blanchett, che sta interpretando Elisabetta per i tempi moderni. Parla del conflitto tra fondamentalismo e tolleranza, della ricerca di sé e della divinità. Parla di mortalità e immortalità. Sono tutte cose con le quali abbiamo a che fare tutti i giorni nella nostra vita." Su un piano più personale, The Golden Age guarda al di là dei conflitti politici per occuparsi di Elisabetta come donna, interiormente combattuta mentre si trova nel suo viaggio dalla mortalità alla divinità ? soprattutto a causa di uno dei più forti coinvolgimenti sentimentali della sua vita, quello per il soldato e avventuriero Sir Walter Raleigh.  Al centro di questo c'è l'esplorazione di un rapporto triangolare tra Raleigh, Elisabetta e la sua dama di corte preferita, Bess Throckmorton.  La Regina gioca una costosa partita a scacchi con il focoso Raleigh e la bella Bess? gettandosi alla fine (attraverso la giovane Throckmorton) in una relazione sostitutiva con Raleigh che lei stessa è costretta a negarsi. In qualche modo, Elisabetta spera di tenere legate a sé la mente e l'anima di Raleigh, dandogli il suo corpo nella forma di Bess.  In questo costoso azzardo, finisce per perdere il gioco e, alla fine, il controllo del cuore di Raleigh.   Per la terza volta (ha prodotto entrambi i film Bridget Jones), Jonathan Cavendish produce il film in collaborazione con la Working Title Films di Tim Bevan e Eric Fellner.  Cavendish afferma: "Avere l'opportunità di lavorare con Shekhar mi attraeva molto e si è rivelata un'esperienza enormemente stimolante. Lui è molto collaborativo. Porta costantemente nuove idee, respingendo quelle vecchie, e ha il coraggio e l'immaginazione per continuare a farsi domande sulle cose. Lui lavora su livelli metaforici e mitici, sempre lasciando che due o tre idee scorrano al di sotto della superficie, in questo modo la scena sembra parlare di una cosa, ma spesso parla anche e soprattutto di qualcos'altro."  Con una sceneggiatura in cantiere, i realizzatori del film si sono preparati a riunire la squadra creativa il cui lavoro su Elizabeth lo aveva reso un film così acclamato ? nello specifico, il direttore della fotografia Remi Adefarasin, la costumista Alexandra Byrne e la truccatrice e parrucchiera Jenny Shircore, tutti candidati all'Oscar®, e con la vittoria di Shircore.  Ritornano al progetto anche la montatrice Jill Bilcock, che ha ricevuto una nomination ai BAFTA per il suo montaggio di Elizabeth.  Infine, i realizzatori hanno portato a bordo lo scenografo Guy Hendrix Dyas, le cui audaci idee sono evidenti in film come X2 e Superman Returns.   Scegliere gli attori: Il Ritorno della Regina   Dato che la storia parla di Elisabetta, era, naturalmente, essenziale assicurarsi Cate Blanchett per la parte.  "Senza Cate nei panni di Elisabetta, Elizabeth: The Golden Age non avrebbe potuto essere realizzato" dichiara chiaramente Kapur. Fatto interessante, la vincitrice dell'Oscar® e impegnatissima Blanchett non è stata subito attratta dall'idea di ritornare a questo ruolo. Kapur e Rush l'hanno portata a cena e hanno cercato di convincerla, e solo più tardi lei ha accettato di ri-interpretare la sovrana. Blanchett spiega: "Ha aiutato il fatto che ho interpretato Hedda Gabler in una produzione a Sydney, e poi, 18 mesi più tardi, a New York.  Ho capito che ritornare ad un ruolo ti permette di scavare più in profondità." "Ho imparato molto su questo mestiere dal tempo di Elizabeth" continua l'attrice.  "Detto questo, è un ruolo complicato e ci sono state volte in cui ho pensato di aver sbagliato tutto e avrei avuto voglia di cominciare tutto daccapo. Credo che questo provi che si tratta di un personaggio davvero potente e complesso  ? ci sono un infinito numero di modi per interpretarlo? ma, dato che il film ha dei tempi, questo è il modo che abbiamo scelto allora. Elisabetta è un personaggio che continua ad affascinare il pubblico; ecco perché sono state raccontate così tante versioni della sua vita. Quello che si rivela di lei dipende dall'angolazione dalla quale si è deciso di guardarla." "Per Cate" dice Kapur, "questa è una parte molto più difficile e stimolante, nella quale lei è più attiva che reattiva ? Elisabetta è diventata molto più complessa. Cate ha dato un'interpretazione che mantiene la vulnerabilità già espressa in Elizabeth ma che ora, sta sotto la superficie di questa donna molto più forte." Il concetto di apparenza ? letteralmente Elisabetta I ha vissuto e regnato al centro di un palcoscenico teatrale? è una delle cose che hanno intrigato Blanchett:  "Elizabeth ha esplorato la negazione, le parti di sé stessa di cui una persona deve liberarsi per poter comandare. Ha trasformato sé stessa in un'icona, un'immagine che lei ha levigato e lustrato per fini politici? e, io sospetto, per proteggersi emotivamente. Il viaggio di The Golden Age, per molti versi, parla di accettazione.  Quello che ho cercato di fare in questo film è stato dare il senso di una donna vuota ? senza un compagno, un marito, un figlio ? che è alla ricerca di qualcosa che riempia questo vuoto." "Elisabetta aveva un vigile senso dell'autocontrollo" continua Blanchett. "Era molto attenta  alla sua immagine. Quello che il film affronta, tra gli altri temi, è che quando lei comincia ad invecchiare, la sua possibilità di sposarsi e formare alleanze con altre nazioni ? un'arma molto potente ? viene meno. La sua attrattiva fisica e la capacità di avere dei figli vengono messe in discussione. Si tratta della pressione politica, ma anche della pressione che viene da dentro. Le cose che lei ha tenuto represse così a lungo esplodono in superficie, specialmente nella sua relazione con Raleigh." Per Blanchett, il suo rapporto con Raleigh è stato l'aspetto più motivante per tornare a interpretare la parte. Nel corso della scrittura della sceneggiatura, l'esplorazione del triangolo amoroso che si sviluppa tra Elisabetta, Raleigh e Bess ha assunto un'importanza predominante.     Un'altra spinta per la protagonista ad accettare la parte è stata l'opportunità di ri-lavorare con il regista Kapur.  "Ci capiamo" dice l'attrice.  "Ci capiamo sempre.Lui se ne esce con dei modi per entrare in una scena che sono assolutamente unici, ma allo stesso tempo, è davvero collaborativo e ama genuinamente quello che gli attori portano sul set. E' capace di riadattare una scena intorno ad un momento che l'attore ha portato, se funziona."    Kapur aggiunge:  "Cate ha una straordinaria combinazione di talento, controllo, comprensione, intelletto e emozione.  Queste qualità ? insieme ad un'incredibile disciplina ? le permettono di spostarsi agilmente tra le diverse parti del personaggio che interpreta. Non l'ho mai vista non lavorare sulla parte. Lei lavora tutto il tempo. Se ha due minuti di pausa, ascolta le sue battute al registratore e ci pensa. E' imbattibile." Il produttore Tim Bevan aggiunge: "Cate si è resa conto nel primo film di parlare a donne contemporanee; quello che ha fatto in questo film è stato esplorare il prezzo che si paga per avere tutto. Per Elisabetta è la carriera, il prezzo di essere onnipotente e il prezzo di essere una donna in un mondo di uomini. Credo che questo parlerà a tutte le donne." Geoffrey Rush ci ha dato un memorabile ritratto del consigliere di Elisabetta Walsingham in Elizabeth, e ha ri-firmato per il ruolo ancor prima che la Regina accettasse. L'attore premio Oscar® era più che desideroso di scandagliare ancora una volta le profondità di un uomo così potente, che qualcuno considerava tanto viscido quanto saggio. Rush commenta: "Walsingham era una spia magistrale. Si è fatto strada fino ad arrivare ad una posizione di grande potere all'interno della corte di Elisabetta e, per il 1580, era diventato il cervello di una delle reti di spionaggio più grandi in Europa. Era un intellettuale dell'epoca ed è stata la persona che ha creato il  potente concetto del regnante come figura divina. Era una persona di grande disciplina e controllo, come la sua Regina." In The Golden Age questo autocontrollo viene minacciato quando Walsingham scopre il tradimento di suo fratello. Anche se non è storicamente provato, questo punto della trama è stato incluso per una ragione specifica, come spiega Rush:  "Shekhar era interessato ad esplorare cosa succede quando delle potenti figure pubbliche vengono corrose dai loro dilemmi personali? e attraverso il coinvolgimento di suo fratello nella storia, possiamo vedere l'insicurezza e la vulnerabilità di Walsingham." L'opportunità di portare il personaggio più lontano di quanto era stato fatto in Elizabeth è stato un fattore determinante per la decisione di Rush di riprendere il ruolo. Walsingham era stato un mentore per la giovane Elisabetta, ha guidato la donna incerta verso le responsabilità del comando con un punto di vista sicuro, leale e filosofico. Ora, decenni più tardi, il grande consigliere si ritrova costretto in un ruolo più da uomo di stato, il cui peso politico e la cui influenza su Elisabetta sono indeboliti. Il produttore Cavendish dice: "Il percorso di Walsingham in questo film è estremamente toccante. I suoi poteri si affievoliscono. Non è più il numero 1. E Geoffrey da' alla caratterizzazione una gravità davvero sorprendente da vedere."             Come Blanchett, il fatto di avere di nuovo Kapur alla regia ha convinto Rush a ritornare: "Shekhar è uno dei filmmaker più avventurosi e estetici con cui ho lavorato" dice l'attore.  "Quando parla con gli attori o con qualsiasi membro della troupe, lo fa con immagini davvero seducenti più che dando istruzioni. Comunica in un modo molto immaginativo e durante le riprese di un film, l'immaginazione è una cosa importante da mantenere viva. Lo fa con grande umorismo e in maniera molto giocosa ? e talvolta con una serietà rinfrescante ? e parla degli aspetti più profondi delle vite dei nostri personaggi. Ti da qualcosa di più con cui recitare, qualcosa che non è limitata dalla minuzia delle motivazioni psicologiche e dalla precisione storica. Questi eventi sono così complicati che devi trovare una forma drammatica ? alla fine, la storia che racconti deve catturare gli elementi primari di cosa succede tra questi popoli, queste nazioni."             Alla corte di questa abile Regina e del suo leone il cui ruggito affievolisce arriva il coraggioso e sfrontato esploratore Sir Walter Raleigh ? una figura piena di colore che richiama tanti miti quasi quanto Elisabetta I.  I realizzatori del film avevano intenzione di scegliere un attore con le qualità e le caratteristiche fisiche in grado di dare vita a questo eroe. Ed ecco Clive Owen, la cui imponente, spontanea e tagliente interpretazione in Closer lo ha portato ad una nomination agli Oscar® e la cui matura interpretazione in  Children of Men del 2006 è stata elogiata da tutti.  Nei panni di Sir Walter Raleigh, un ambizioso navigatore che riesce a farsi strada a Corte e a sedurre il cuore della Regina, Owen cattura senza sforzi lo spirito del ruolo. Bevan lo elogia: "In questa amalgama è arrivato Clive Owen, che ha letto la parte di Raleigh e ha deciso che era sua ? cosa che è stata assolutamente fantastica." Il regista dice:  "Clive è un attore straordinario e ha la personalità e la faccia che io credo siano davvero di Raleigh.  E' indubbiamente credibile come particella vagante che arriva e crea il caos." Per Owen, è stato il miscuglio tra Vecchio Mondo e caratteristiche contemporanee a rendere l'interpretazione del ruolo così divertente. L'attore dice: "Raleigh porta un alito di aria fresca, libertà, energia. Era una miscela complicata ? attraente e ben educato, ma anche schietto e incredibilmente arrogante allo stesso tempo. Il suo atteggiamento altezzoso sorprende molti e molti offende." Blanchett descrive l'affezione del suo personaggio per Raleigh non propriamente come amore, ma come una combinazione di amore e invidia : "Non è la vitalità e l'esuberanza giovanile di cui ha fatto esperienza con Dudley in Elizabeth.  E' un desiderio più malinconico, un 'se solo potessi essere lui'. Credo che sia possibile innamorarsi di qualcuno che vogliamo emulare, e in qualche modo stare con questa persona è come vivere attraverso questa persona, essere dentro di lei e guardare il mondo attraverso i suoi occhi ? vivere un'altra vita, essere qualcun'altro. Anche se colta, istruita, eloquente e intelligente come era Elisabetta, lei non ha mai lasciato le coste dell'Inghilterra, e in Raleigh, ha visto un eroe che aveva scoperto un mondo nuovo e che aveva letteralmente viaggiato dove le mappe finiscono." Sul rapporto nel film tra Elisabetta e Raleigh, Owen spiega: "Raleigh può essere stato molte cose, tra cui ambizioso non era l'ultima.  La sua priorità è di assicurarsi i denari per un'altra spedizione, e il suo piano per raggiungere questo è conquistare il favore della Regina. Ma viene inaspettatamente colpito e attratto da lei. Era molto schietto, cosa che lo rendeva differente dalla maggior parte delle persone a corte, ed è proprio questa sua caratteristica, probabilmente, ad aver catturato l'interesse della Regina."   Owen è stato anche un fan del primo film. "La cosa più straordinaria di Elizabeth è stata la visione di Shekhar, dove ha scelto di mettere la cinepresa" dice l'attore. "Gli eventi sembravano epici, coraggiosi, di enorme importanza. In questo film Shekhar usa gli stessi strumenti. Come attori noi non siamo limitati dalle sue idee pre-costituite. Se lui vede degli attori lavorare in una maniera particolare, lavorerà per svilupparla. E' un modo di lavorare molto stimolante e creativo." Anche il peso di interpretare una figura storica ha impressionato Owen, ma l'attore ha adottato una filosofia che combaciava perfettamente con i punti di vista dei realizzatori del film su questo aspetto: "In ogni film che esplora un personaggio realmente esistito c'è un elemento comune ? ad un certo punto il film deve imporsi sulla Storia, ed è mia responsabilità interpretare Raleigh come lo vedono i realizzatori."   Il terzo elemento del triangolo, la giovane e attraente dama di corte di Elisabetta, Elizabeth "Bess" Throckmorton, era un ruolo fondamentale per i realizzatori del film. Jonathan Cavendish spiega: "Volevamo qualcuno che esprimesse freschezza, gioventù ed energia, qualcuno in cui Elisabetta potesse rispecchiarsi come in una versione più giovane di sé stessa. Volevamo un'attrice che non fosse conosciutissima, ma che fosse comunque brava e avesse il carisma per sostenere il suo opposto Cate." Abbie Cornish rispondeva perfettamente a questi criteri, dopo la sua interpretazione rivelatrice nel film australiano per diciottenni Somersault che ha provato il suo considerevole talento. Il suo co-protagonista Geoffrey Rush, con il quale l'attrice ha lavorato nel recente film australiano Paradiso Inferno, dice: "La cinepresa la adora. Non c'è scuola, nessun backgroud tecnico, è una pura abilità artistica innata. Lei è uno di quei grandi talenti che costantemente allerta su cosa sta succedendo interiormente." La venticinquenne Cornish ha pregustato la prospettiva di interpretare un personaggio di un mondo a lei completamente sconosciuto, insieme a un cast così emozionante. L'attrice dice: "C'è qualcosa di intrigante in Bess, perché lei è insieme luminosa e scura. Shekhar ha una grande capacità di immergersi ed esplorare cose senza fine e senza limiti, senza confini alcuni." La 'politica' sessuale e romantica è stata molto stimolante anche per Blanchett, che dice: "E' stato interessante per me interpretare una Regina che aveva fatto la scelta di usare la sua verginità, il suo status da single, come strumento politico. Visto il destino di sua madre, Anna Bolena, - e quello di molte donne del tempo rispetto al dare alla luce dei figli - il matrimonio e tutto quello che questo implicava non esercitava nessun attrazione su Elisabetta. Che cosa ne avrebbe guadagnato?  Lei manda Bess, come Prospero fa con Ariel, a fare un'esperienza che lei stessa non può fare . E fin quando lei ha il controllo della partita tra Bess e Raleigh, delle loro mosse l'uno verso l'altro, prova del piacere. Naturalmente le regole cambiano quando i due si innamorano e Elisabetta si rende conto di non aver più il controllo del gioco."             Ci sono delle partite più grandi all'orizzonte della Regina Protestante ? letteralmente proprio al di là del mare ? e hanno la forma del re cattolico Filippo II di Spagna.  La parte è stata assegnata alla star spagnola Jordi Molla, che ha sorpreso e deliziato i realizzatori del film con la sua interpretazione del ruolo. Molla dice:  "Shekhar ha descritto il personaggio come una talpa ? che prega sempre al buio ? che, allo stesso tempo, è l'uomo più potente del mondo. Mi è piaciuta l'idea di allargare questo concetto, il fatto che lui fosse un uomo così potente ma anche un uomo con un enorme complesso. Lo volevo interpretare con una voce molto debole e con un'andatura insolita? peculiarità che avrebbero potuto fare di lui oggetto di scherno e fornire una ragione per il suo complesso." (Parte della sua ostilità nei confronti dell'usurpatrice Elisabetta ? a parte la sua fede religiosa -  poteva essere data dal fatto che Filippo era stato sposato con la sorellastra maggiore di Elisabetta, Maria I, la figlia del re Enrico VIII e di Caterina d'Aragona, che ha regnato l'Inghilterra per meno di cinque anni prima di morire senza figli, con il trono passato dunque alla seconda figlia di Enrico, Elisabetta I. Nel corso del breve regno di Maria, la sua zelante campagna per riportare l'Inghilterra al cattolicesimo ha portato a 280 esecuzioni per eresia ? da qui il suo soprannome "Maria la Sanguinaria").             Un'altra Maria nella storia inglese è stata Maria Regina di Scozia, cugina di Elisabetta, figlia di Giacomo V di Scozia e di Maria di Guisa, ricordata per la sua bellezza, sfortuna e per la sua inettitudine politica. Per le leggi di successione inglesi, Maria era la seconda erede al trono dopo Elisabetta I ? e, agli occhi di molti cattolici, la legittima regina. Ecco perché, sotto Elisabetta, Maria venne imprigionata per 19 anni.   Determinata a non versare il sangue di un'altra regina, Elisabetta sollevava obiezioni ogni volta che l'idea di un'esecuzione di Maria le veniva consigliata dai suoi alleati politici.  Alla fine, le continue implicazioni di Maria in complotti volti ad assassinare Elisabetta e a piazzarsi sul trono, hanno portato alla sua rovina (l'ultimo, il complotto Babington, viene considerato da alcuni una cospirazione che partiva da    Walsingham ? cosa che The Golden Age esplora).  Quando Maria venne giustiziata per tradimento al Castello di Fotheringhay nel 1587, Elisabetta aveva 44 anni. Ed è stata l'esecuzione di Maria che ha portato a e che ha alimentato l'attacco da parte dell'Armada di Filippo contro Elisabetta e la sua nazione.                 La due volte candidata all'Oscar® Samantha Morton (per Accordi e disaccordi di Woody Allen e per la sua struggente interpretazione nel ruolo di un'immigrata irlandese nel film drammatico In America) ha accettato con piacere l'opportunità di impersonare una donna così leggendaria e controversa. Morton dice: "Ho trovato che Maria fosse un personaggio affascinante, e ho trovato il punto di vista di Shekhar nei suoi riguardi molto eccitante, rinfrescante e molto audace ? non con l'intenzione di andare in cerca di polemiche, ma per catturare davvero la sua essenza. Shekhar si avvicina ad ogni personaggio in un modo fresco e originale. Sceglie di non portarsi dietro nessun peso o costrizione nei confronti di ciò che è già stato fatto o detto, e sebbene abbia un sano rispetto per i temi che tratta, da' anche all'attore al loro interno completa libertà artistica."             Delle sue scelte, il regista Kapur dice: "Non direi che ci siamo presi delle libertà con la Storia, perché la Storia è interpretazione. Mettiamo per esempio che io e te facciamo una conversazione oggi e domain, quando racconti a qualcuno di quella conversazione ? vecchia solo un giorno ? ne stai dando la tua interpretazione. Così 400 anni più tardi, le interpretazioni sono differenti.  Bisogna ricordare che in questi anni, la Storia è stata scritta da persone che la scrivevano per le corti regnanti ? scrivevano la Storia per i sovrani del tempo, e se a quel sovrano di turno non piaceva faceva loro tagliare la testa.   Per questo, a quei tempi, la Storia doveva essere interpretata a favore del regnante. E quello che io faccio, oggi, qui e adesso, è semplicemente raccontare una storia dalla quale sono attratto per ragioni moderne? ragioni che risuonano dentro di me."   Costumi e Trucco adatti a una Regina   La costumista Alexandra Byrne ha creato, ancora una volta dopo Elizabeth, uno spettacolare guardaroba per Cate Blanchett come Elisabetta.  Byrne spiega: "Il vantaggio di aver fatto il primo film è che conoscevo già molto bene quel periodo storico perché avevo fatto tutte le ricerche necessarie. In qualche modo, questo mi ha dato una libertà maggiore di guardare a quell'epoca in maniera più trasversale, di leggere di più su Elisabetta, invece che guardare solamente il materiale di riferimento." "Più ho letto su di lei" continua Byrne, "più ho scoperto cose sul suo meraviglioso aspetto, sui suoi sbalorditivi vestiti e sulla sua bellezza, e ho pensato che fosse importante trasmettere tutto questo al pubblico, rendendo il suo aspetto, forse, più accessibile a noi di quanto non facciano di solito i film storici."     L'ispirazione per il tono che Byrne stava cercando, le è arrivato dallo stilista spagnolo Balenciaga, che aveva reinterpretato molti dipinti storici nella sua couture del 1950, tra cui alcuni pezzi elisabettiani. Alexandra Byrne dice:  "Questo per me è stato il grande salto? Elisabetta era un'icona della moda al suo tempo e io ho pensato che questo fosse il modo per renderla più attuale per il pubblico di oggi." Blanchett dice: "Elisabetta programmava il suo aspetto a seconda di quale immagine di sé avesse bisogno di dare ? e noi abbiamo portato questo concetto nel film. Alcuni costumi e trucchi sono molto più rivelatori e connessi con il sottotesto del film. Morag Ross ha creato 16 parrucche, la maggior parte per riflettere il suo stato d'animo ? alcune sono vivaci, altre tragiche. Abbiamo parlato molto della personalità privata e di quella pubblica. Alex Byrne ha creato dei costumi straordinari. Il suo senso del colore è emotivo e colpisce visivamente. Una delle più eccitanti progressioni di costumi è stata quella in cui Elisabetta si muove verso Tilbury e indurisce il suo cuore nei confronti di Raleigh ? l'abito diventa armatura nella visione di lei sul cavallo bianco, Elisabetta come guerriera, come Giovanna d'Arco."             Geoffrey Rush concorda: "Gran parte del pubblico ha una sorta di idea di come fosse quel periodo, ma raramente si pensa agli aspetti originali e vivaci, sexy e eccitanti che devono esserci stati.  Alex ha apportato dei piccoli cambiamenti e ha giocato, riuscendoci, con i ritratti degli abiti del tempo. Li ha resi più vivi e molto più accessibili ai nostri occhi del 21° secolo."             Ritornare all'evoluzione del personaggio di Elisabetta ha permesso a Byrne di espandere la sua visione artistica del primo film. La costumista dice:  "In Elizabeth, troviamo una ragazza, una principessa veramente, che diventa regina. Fa delle scelte coscienti su come presentarsi, talvolta rinforzando la sua fiducia in sé stessa attraverso l'abito. Ora ha instaurato il suo regno, siede fermamente sul trono, i suoi palazzi le somigliano e il suo stile nel vestire rispecchia tutto questo. E' sicura di sé, è la regina? ed è in viaggio verso l'immortalità".                Una delle difficoltà che Byrne ha dovuto affrontare è stata che non esiste un'immagine della "Regina incoronata che siede sul trono. La stabiliamo noi con il vestito rosso all'inizio del film ? un abito formale che lei indossa quando è a lavoro come regina.  Da qua, stabiliamo che lei ha un abbigliamento formale e informale, sempre molto consapevole della sua personae pubblica."             Forse una delle apparizioni pubbliche più importanti della sovrana è stata quella di fronte alle sue truppe prima della battaglia contro l'Armada spagnola. L'attrice, il regista e la costumista erano perfettamente d'accordo che il suo abito dovesse trasmettere la sua volontà di essere vista come uno dei suoi soldati, la volontà di servire, combattere e morire con loro.  Il look che ne è risultato ? una valorosa donna-soldato, vestita da un'armatura quasi medievale, con i capelli sciolti, in sella ad un cavallo bianco ? ricorda un'altra famosa donna guerriera.  Per Byrne:  "In un certo senso è sia un esercizio di PR che una realtà. Vuole ricordare, ovviamente, al pubblico tutte le immagini di Giovanna d'Arco? ma se la regina indossasse davvero un'armatura come quella o montasse in sella a cavalcioni, noi non lo sappiamo, ma per il racconto della nostra storia è davvero un momento chiave."                Di grande importanza per Kapur era il rapporto tra Elisabetta e Bess, il fatto che loro sono "la stessa persona ? Bess è la parte mortale di Elisabetta la divina. Gli abiti per Bess erano molto importanti come risposta all'altra metà. Si è rivelato molto interessante, dato che loro sono due attrici molto diverse, e che hanno dovuto rispecchiarsi a vicenda, talvolta fare da eco una all'altra. E poi, tra di loro, c'è Raleigh."             Un uomo elisabettiano di normali mezzi ? e Raleigh è un uomo senza titolo, il cui sostentamento dipende da un supporto finanziario ? avrà posseduto, molto probabilmente, un unico abito, per questo la produzione non ha avuto il piacere di vestirlo come ha fatto con i cortigiani. Byrne spiega: "Ci sono molte stampe che presentano Raleigh ma, stranamente, lo si vede vestito da cortigiano nel mezzo delle Indie Occidentali o in posti del genere, chiaramente perché è così che volevano percepirlo a corte. La realtà è che un gentiluomo di quei tempi aveva forse un solo abito - con il quale andava per mare, e che si bagnava, poi si asciugava; si strappava e veniva riparato.  Inoltre probabilmente doveva mettersi più strati per comodità. Per questo abbiamo lavorato partendo dall'idea che i suoi abiti fossero andati con lui per mare e che si fossero 'evoluti' nel corso del viaggio?  e, ricordate, fra andata e ritorno lui stava via più della metà di un anno?"              La costumista ha lavorato con Owen nello sviluppo dei suoi costumi, assicurando l'attore che "le braghe sarebbero state ok!  Owen era un po' preoccupato per questo. Credo che verso la fine delle riprese fosse entusiasta delle sue braghe? erano diventate parte di lui. Danno un certo modo di camminare e una certa figura.  Lui le porta come nessun altro!"             Jenny Shircore, che ha vinto sia l'Oscar® che il BAFTA per il suo trucco e le sue acconciature in Elizabeth; ha accettato con piacere allora l'opportunità di far evolvere il look di Elisabetta, da giovane ragazza che, adempiendo al suo destino, matura e diventa Regina d'Inghilterra. Con Elizabeth: The Golden Age, Shircore era ugualmente entusiasta di continuare il viaggio di Elisabetta, portandola da donna di mezza età a eternamente divina.               Le prime ricerche di Shircore hanno ruotato intorno ai ritratti dell'epoca, e lei è tornata a questo materiale di riferimento per stabilire il look di Elisabetta nei suoi anni centrali.  Shircore racconta: "Una creatura luminosa, questa è la visione che Shekhar aveva di Elisabetta, sia in Elizabeth che in Elizabeth: The Golden Age, e questo è quello che noi abbiamo cercato di ottenere. Insieme a questo, abbiamo anche voluto trasmettere l'idea di questa donna molto potente, che gestiva un'immagine molto controllata e costruita con attenzione."             Morag Ross, il makeup artist personale di Blanchett nel film, aggiunge: "Per me si trattava di creare l'essenza di Elisabetta. Ci sono stati molti film su Elisabetta I e noi abbiamo pensato che fosse importante ? per catturare l'attenzione del pubblico ? tentare qualcosa di nuovo mentre presentavamo comunque un'immagine familiare. Mi piace pensare che abbiamo ottenuto quell'immagine iconica, con delle piccole variazioni."              Cogliere il periodo storico: lo stile e i set     Per essere in linea con l'approccio "fresco e elettrizzante" del regista sull'argomento, è stato scelto a collaborare con Kapur e i suoi veterani Elisabettiani Adefarasin, Byrne e Shircore, e la montatrice Bilcock, il giovane e innovativo scenografo  Guy Hendrix Dyas, che ha iniziato la sua carriera come illustratore / artista concettuale di molti importanti progetti e che ha curato le scenografie di blockbuster come X2 e Superman Returns . Per Dyas:  "Già dal mio primo incontro con i produttori ho capito chiaramente che loro avevano un'idea molto precisa su cosa volevano per il film, avendone parlato e avendoci lavorato per anni.  Era molto importante espandere il mondo che era già stato creato in Elizabeth, e io ho pensato che fosse una fantastica idea concettuale della Working Title creare un film storico in costume coraggioso e moderno." "E' stata una sfida stimolante dovermi occupare della creazione di quello di cui stavano parlando" continua Dyas.  "La grande differenza tra Elizabeth e Elizabeth: The Golden Age, in termini di scenografia, è la proporzione di Elisabetta rispetto al suo ambiente. In Elizabeth, lei è schiacciata dall'architettura che la circonda. Questo aiutava a rendere il senso di isolamento di una giovane donna persa nella politica del tempo.  In Elizabeth: The Golden Age, la regina è più padrona del suo mondo, e per questa ragione, doveva apparire metaforicamente più grande rispetto all'architettura." Questa idea ha guidato la squadra nella ricerca delle location e nella creazione degli ambienti.  Alla fine, ha scelto di portare The Golden Age alle maestose e architettonicamente significative cattedrali del sud dell'Inghilterra, Wells e Winchester, dove le misure sono imponenti ma i dettagli all'interno delle architetture sono di scala minore (per es. invece di un'enorme colonna di pietra, vediamo Elisabetta che cammina intorno ad un gruppo di colonne che occupano lo stesso spazio).  Questo stare all'interno di una scala di misure diversa la fa apparire più forte rispetto al suo ambiente.  Nello stesso tempo, in queste location ci sono delle caratteristiche più classicamente femminili ? motivi floreali nelle sculture di pietra, doccioni più "delicati", un colore della pietra più caldo e cremoso. Tutto questo rinforza fisicamente l'idea che la Regina si trova chiaramente più a suo agio negli spazi che le appartengono.   Dyas era felice di avere la possibilità di lavorare in questi luoghi: "Era fondamentale. A prescindere dalle nostre immaginazioni, idee o gusti, l'architettura di queste cattedrali è incredibile, semplicemente spettacolare e sarebbe stato folle non approfittare di questi spazi.  Danno al film delle proporzioni meravigliose e Shekhar e Remi Adefarasin sono molto bravi a osservare gli spazi e a decifrare molto velocemente dei modi per farli sembrare ancora più ampi e più drammatici."    Essendosi appropriati degli spazi ecclesiastici di molte cattedrali per farli sembrare l'ambiente di una Corte, Dyas e la sua squadra hanno lavorato soprattutto a legare questi spazi tra loro con i set creati e costruiti agli Studios di Shepperton.  I risultati: la Camera Privata e i Quartieri Privati della Regina, entrambi creati con grandissima attenzione ai dettagli e all'autenticità.   Gli anni di esperienza di Dyas come illustratore gli sono stati utili per le minuzie e l'attenzione ai dettagli ? considerare come scende l'acqua da un muro, come il legno invecchia in ambienti diversi.  Questi blocchi di edifici sono stati armonizzati per produrre un "linguaggio visivo" per la scenografia del film. Questo approccio agli ambienti ha avuto il vantaggio non solo di produrre dei set sbalorditivi che erano in linea con le location del periodo, ma hanno anche fornito agli attori un mondo credibile e autentico in cui dare vita ai loro personaggi.   Un altro vantaggio delle particolareggiate e complete scenografie di Dyas? Kapur è noto per le sue decisioni dell'ultimo momento su dove mettere la cinepresa.  Dyas osserva: "Se lui decide di girare la testa di un attore proprio davanti ad una certa parete, io avrei molti problemi se quella parete non fosse il più realistico possibile, e con le cineprese ad alta definizione, questi alti livelli di rifinitura diventano ancora più necessari." Tutto questo ha soltanto aggiunto una gran mole di lavoro alla squadra delle scenografie, dato che alcuni dei tessuti e delle rifiniture che questa sperava di creare, potevano essere realizzate solo passando attraverso i processi che gli artigiani eseguivano secoli fa. "Io devo essere sicuro di dare a Shekhar la libertà di puntare la cinepresa in qualsiasi direzione e sapere che quello che vede è autentico e reale, e che il pubblico non verrà distratto da qualcosa che sembra essere fuori posto" dice Dyas.    Dyas pensa che la creazione delle scenografie della Camera Privata della Regina sia stata una delle sfide più difficili della sua carriera - Kapur lo aveva incaricato di inventarsi un set privo di pareti, perché l'idea era quella di creare una serie di archi e colonne leggermente obliqui attraverso cui il regista e il suo direttore della fotografia potevano girare senza alcuna restrizione fisica. Questo avrebbe dato loro la possibilità di muovere la cinepresa intorno e di creare la profondità variando continuamente inquadratura sempre mantenendo un senso visivo vivo interessante per il pubblico. Parte dello stile di regia di Kapur è dato da voci fuori campo, con il pubblico che deve cercare chi sta parlando ? la cinepresa spesso fa una carrellata intorno fino a che non scopre i personaggi.  Dyas ha creato il massimo del set per Kapur ? un puzzle visivo con una serie infinita di potenziali angolazioni  e collocazioni per la cinepresa.               L'autenticità non è stata raggiunta solo attraverso un ponderato progetto scenografico ma anche attraverso l'attenta considerazione dei materiali che sarebbero stati usati per le costruzioni.  Usando materiali veri ? granito per i pavimenti sia della Camera Privata che per quelli degli Appartamenti Privati della Regina; meravigliosa ed elaborata falegnameria creata da un mix di legno arricchito da figure scolpite in gesso, poi scolorito e passato con la cera per somigliare al legno di quel tempo ? lo scenografo ha creato un ambiente che non solo appare vero, ma suona vero. Jonathan Cavendish Commenta: "Guy è degno di nota, un grande talento. La sua attenzione ai dettagli e la sua spinta verso la perfezione sono straordinarie."             Oltre al palazzo, Dyas ha dovuto creare la nave di Raleigh The Tyger, una costruzione fuori dal comune (le misure sono reali) che doveva essere usata dagli uomini di Raleigh per difendere l'Inghilterra dall'Armada spagnola. Per massimizzare le spese della produzione, The Tyger? ri-vestita e ripresa da un'altra angolazione ? ha funzionato nel film anche come nave spagnola.             Kapur spiega: "Non potevamo fare compromessi sulla nave. Facendo un film con l'Armada spagnola sullo sfondo, era assolutamente essenziale per noi avere una nave che avremmo potuto riprendere da tutte le parti per mostrare com'era la vita in mare.   Il personaggio di Raleigh è seducente e attraente per la sua vita in mare, per questo la nave era enormemente importante."   La struttura finale misurava in lunghezza 55 metri ed è stata costruita con tavole di legno da dieci metri fissate con chiodi ad un'enorme struttura di acciaio. The Tyger è stata messa su una sospensione cardanica, una grande struttura che permette il movimento che imita una nave in mare in una gran varietà di condizioni ? da calmo a in tempesta a sotto attacco.  La costruzione ha richiesto parecchi mesi, dato che dopo che la struttura in acciaio è stata imbullonata sulla sospensione, ogni singola struttura di legno è stata trattata con un procedimento molto energico ? il legno è stato bruciato per rimuovere alcune delle fibre esterne e lasciare solo le fibre più robuste, essenziali, in modo da dare l'effetto di una nave che ha subito gli anni e l'usura del mare.  Dopo il processo di invecchiamento, sono arrivati i pittori ed è stata costruita un'impalcatura per permettere alla troupe di lavorare sui ponti, e aggiungere i dettagli che servivano a creare l'aspetto di una robusta nave da guerra di quel periodo: completa di parapetti, scale e polene splendidamente incise.  Anche le vele sono state cucite, poi invecchiate, strappate e rattoppate (in un modo rozzo, da marinaio) per dare il senso che le palle di cannone le avevano colpite e squarciate. Poi è arrivato l'enorme e complicatissimo compito di attrezzare la nave, lavoro che consisteva nell'usare metodi storicamente precisi per legare migliaia di metri di corde  ricoperte di catrame.  "Deve essere il sogno di ogni scenografo, avere almeno una volta nella sua carriera l'opportunità di ideare e costruire una nave di qualunque tipo" dice Dyas.  "Francamente, più la nave è vecchia più ha carattere e più è interessante. Costruire The Tyger e vedere Clive così eroico sul suo ponte ? beh, è stato un grande onore e uno dei momenti più importanti della mia carriera".   Sulla strada: Le riprese in location di Elizabeth: The Golden Age               Le location in Elizabeth: The Golden Age hanno dato alla produzione l'opportunità di fare un giro delle più magnificenti cattedrali della nazione ? oltre a chiese, palazzi nobiliari e parchi nazionali ? e di ambientare la storia in luoghi  straordinari, ognuno dei quali ha giocato un ruolo importante nella Storia inglese.             Le riprese in location sono iniziate con la Cattedrale di Westminster, la più grande e importante Chiesa Cattolica d'Inghilterra e Galles. Stare al centro di questa cattedrale ? lo spazio immenso che appare, privo di supporti o colonne ? ispira semplicemente meraviglia e timore reverenziale. Questa ampiezza è tipica dell'esotico stile bizantino della cattedrale ? privilegiato dal suo architetto John Francis Bentley ? che si presta  perfettamente a diventare il palazzo spagnolo El Escorial, circa 1588, con pochissime modifiche. Qui la produzione ha girato per due notti, catturando scene di Filippo II di Spagna, a quel tempo l'uomo più potente del mondo.             Kapur osserva: "E' stato un luogo fantastico in cui girare. E' stato difficile perché è così enorme e vorresti racchiuderlo tutto nell'inquadratura, ma devi fare delle scelte. La grandezza è l'abilità della cinepresa di muoversi e continuare a muoversi. E continuare a trovare cose."             La produzione ha poi viaggiato verso Hatfield House, nello Hertfordshire, la casa del Marchese di Salisbury, e una delle case nobiliari più famose d'Inghilterra. Qui, i realizzatori del film hanno vestito la Sala dell'entrata nord e la Sala d'Armi, sostituendo i rivestimenti in legno con la pietra e trasformado le Sale negli Appartamenti Privati di Maria, la Regina di Scozia, a Chartley Hall, dove è stata per un periodo imprigionata prima di essere giustiziata. I realizzatori hanno usato parti di Hatfield House ? nello specifico la Sala del Marmo, la Grande Scalinata e la Lunga Galleria ? anche per la casa di Londra di Walsingham.              La chiesa St. Bartholomew è uno dei tesori di Londra e uno dei suoi segreti meglio mantenuti.  La bellissima Chiesa normanna è nascosta dalle stradine strette e dai passaggi di Smithfield, e qui, la produzione ha girato uno dei momenti più importanti del film: la decapitazione della Regina di Scozia Maria (che realmente ha avuto luogo nel Castello di Fotheringhay, raso al suolo nel 1627).  Con la necessità di condensare le ultime tre terribili ma magnifiche ore di vita di Maria in pochi minuti di film, i realizzatori hanno selezionato dai documenti storici dei momenti chiave e li hanno intrecciati in una scena magistrale che vede Maria entrare (ignorando le preghiere protestanti dell'arciprete di Peterborough), salire sul patibolo, svestirsi per mostrare la sottoveste cremisi (il colore del martirio cattolico) sotto al vestito nero, concedere il perdono ai suoi esecutori e, alla fine, mettere la testa sul ceppo.             Il ricercatore storico Justin Pollard ricorda:  "La scena ha avuto un effetto impressionante sulla troupe e sui più di 100 attori e comparse nella stanza. Nonostante le luci e le cineprese, sembrava che stessimo veramente assistendo all'esecuzione". Ad aumentare l'effetto sui presenti il tema musicale dei compositori del film Craig Armstrong e AR Rahman, che si è levato sulla scena silenziosa e ha echeggiato intorno alle antiche pareti della chiesa mentre Samantha Morton (nei panni di Mary) faceva i suoi ultimi passi.             Poi la Cattedrale di Winchester, una sontuosa struttura nell'ovest dell'Inghilterra, la cui costruzione è iniziata nel 1079, 13 anni dopo che Guglielmo il Conquistatore aveva invaso l'Inghilterra dalla Normandia. La parte orientale della Chiesa è stata allargata intorno al 1200 e la navata è stata completamente rifatta intorno al 1400. La produzione ha trascorso quattro giorni di riprese in questa Cattedrale, che nel film vediamo come la Cattedrale di St. Paul (la St. Paul originale è stata distrutta nel Grande Incendio di Londra nel 1666 e poi è stata demolita per fare spazio alla nuova cattedrale). Con i suoi enormi soffiti a volta e le enormi finestre a vetrate istoriate, Winchester è impressionantemente simile a come doveva essere la Cattedrale di St. Paul.  La produzione ha usato la Cappella delle Donne per la Cappella Reale (dove Elisabetta va a pregare e dove incontra il suo sedicente assassino), e ha anche girato nella spettacolare navata (in cui si svolge una delle scene più drammatiche di The Golden Age ? Elisabetta che chiama tutti alle armi contro l'Armada spagnola). Sotto Elisabetta, a Londra sono stati costruiti tantissimi nuovi edifici, e i realizzatori del film hanno abbracciato l'idea dello scenografo Dyas di mostrare St. Paul come work-in-progress, con tanto di ponteggi. Questo ha avuto anche il vantaggio di dare al regista Kapur la possibilità di filmare attraverso gli 'ostacoli'. (Dato che erano davvero in corso dei lavori di ristrutturazione alla Cattedrale di Winchester nei giorni delle riprese, i realizzatori hanno usato come comparse i veri scalpellini che hanno tagliato pietre vere nel corso della scena). Poi, la produzione si è spostata al College St. John, a Cambridge, il secondo college per grandezza dei college dell'Università di Cambridge.  St. John è stato fondato nel 1511 da Lady Margaret Beaufort, madre del Re Enrico VII (e quindi bisnonna di Elisabetta) nell'area dell'ospedale medievale di St. John.  La prima corte interna a St. John è stata costruita tra il 1511 e il 1520, e questo la ha resa un setting perfetto per una delle scene più leggendarie del regno di Elisabetta: il primo incontro tra la Regina e  Raleigh, dove lui, a quanto si dice, gettò a terra il suo mantello per coprire una pozzanghera fangosa sulla strada ? impedendo così al Piede Reale di sporcarsi. Ma è vera questa storia? Il ricercatore storico Pollard commenta:  "Non è registrata in nessun documento del tempo e il primo riferimento che io conosco è di Thomas Fuller nel 1663.  Ma è certamente il genere di cose che Raleigh avrebbe potuto fare e proprio il genere di presentazione che piaceva alla Regina. Abbiamo deciso di usare la scena, in parte perché è davvero iconica, in parte perché ancora oggi, così tanti secoli dopo, è un modo meraviglioso per far incontrare per la prima volta Raleigh e la Regina." La produzione è rimasta a Cambridge per filmare la Lancia Reale ( dove Walsingham affronta il delicato tema di Elisabetta e il matrimonio mentre i due viaggiano sul Tamigi per raggiungere Londra). La lancia ha il suo valore storico, essendo stata usata, tra gli altri film, nel classico Un uomo per tutte le stagioni.  Qui la produzione è stata ostacolata da una pioggia torrenziale che ha messo a dura prova tutti quanti, specialmente i reparti costumi e scene che hanno lottato contro il vento e la pioggia per tenere gli attori (e gli oggetti) asciutti e con un aspetto degno di un sovrano.             Un'altra meravigliosa Cattedrale normanna è stata la location successiva:  la Cattedrale Ely, costruita su quella che, nel 12° secolo, era "un'isola" nella vasta distesa di paludi conosciuta come the Fen.  In questo mondo piatto e pieno d'acqua, la cattedrale sembrava fluttuare nella palude e si è guadagnata il nome "La Nave della Palude". Ely ha sostituito la corte di Elisabetta a Whitehall.             "La scelta di questo luogo e di tutte le altre cattedrali" spiega Pollard, "è per dare una scala ? un'idea della magnificenza e della grandezza della corte da una parte e della vulnerabilità e fragilità dell'uomo collocato davanti alle fredde e pietrose facciate dall'altra.  E' anche, naturalmente, un'opportunità per celebrare l'importanza e il virtuosismo dell'eredità architettonica inglese."   La produzione ha trascorso quasi due settimane a Ely, filmando prima nella navata le scene chiave in cui Elisabetta confronta l'Ambasciatore spagnolo con il complotto spagnolo, e la sua reazione alla notizia che Maria è stata giustiziata. Quest'ultima scena è tipica dello stile di Kapur, girata dall'alto nell'ottagono della cattedrale, mostra Elisabetta come una fragile forma umana stagliata sulla vasta volta di pietra.  Pollard dice:  "L'edificio diventa parte della storia: una grandiosa, echeggiante, immobile risposta alle emozioni di Elisabetta." Poi, la Lady Chapel, rimodellata dallo scenografo Dyas come ambiente per la prima presentazione di Raleigh a corte ? un altro momento iconico di Raleigh, dove lui fa conoscere la patata e il tabacco portate dal Nuovo Mondo. E ambiente anche per il banchetto che Elisabetta da in onore dell'Arciduca Carlo d'Austria, un potenziale pretendente. Pollard dice:  "L'arrivo del pretendente di Elisabetta fornisce l'occasione per un sontuoso banchetto, nel quale noi speriamo di aver creato qualcuno degli esotici sapori della Corte come sfondo per l'azione che si concentra su Elisabetta, Walsingham, Bess Throckmorton e Raleigh." Intorno al 1580, il mondo era stato esplorato dagli Europei per meno della metà, con la promessa seducente di terre strane e ricchezze favolose proprio dietro l'orizzonte. I realizzatori del film hanno scelto di dare un sapore esotico a quello che avrebbe dovuto essere stata una tradizionale scena di banchetto  ? cose come una meravigliosa selezione di piatti del tempo preparati seguendo ricette originali e illustrazioni, con pasticcio di airone, frutta candita, pavone ripieno ed elefanti di zucchero. Per intrattenimento, questa regale occasione offre uno sfoggio di animali del serraglio reale che include pappagalli del Nuovo Mondo, un pitone indiano, una scimmia e anche una zebra.  (Pollard riflette: "Animali di questo tipo venivano spesso regalati alla Corona da altri sovrani, e c'era una notevole competizione per acquisire esemplari particolarmente rari.") Fermata successiva, la West Country, Brean Down ? uno dei paesaggi più d'effetto della costa del Somerset ? per filmare il fa