Mondi che Cadono
Il cinema di Kurosawa Kiyoshi
di Giacomo Calorio
ed. Museo Nazionale del Cinema/Il Castoro
aprile 2007 pag. 273
Chiunque abbia visto Kairo ( Pulse 2001 ) di Kurosawa
Kiyoshi anche se al momento non l'avrà notato, è certo che ricorderà una
scena in particolare: quando una delle protagoniste esce in strada con il
telefonino in mano e cerca di parlare con qualcuno, sullo sfondo si intravede
una figura in cima ad un traliccio, nei successivi secondi la figura lentamente,
ai limiti del campo visivo dello spettatore prima e sotto gli occhi allibiti
della protagonista poi, sale sulla balaustra e si lascia cadere nel vuoto. In
questa, come in molte altre inquadrature verticali, tenute sullo sfondo del
campo visivo dello spettatore ed in contrapposizione al movimento orizzontale
della mdp, sta la cifra dell'elemento perturbante all'interno del cinema di
Kurosawa Kiyoshi. Elemento questo andato completamente perduto nell'orrendo
remake americano del film, che riduce il tutto ad una storia di fantasmi che
abitano la rete. Kurosawa Kiyoshi è
attualmente una dei maggiori talenti in fatto di regia e non solo in Giappone.
Le sue opere sono state oggetto di studio ed egli stesso insegna cinema nella
prestigiosa università di Eiga Bigakko a Tokyo.
In occasione della retrospettiva sul cinema di Kurosawa
Kiyoshi tenuta a Torino nell'aprile di quest'anno Giacomo
Calorio ha presentato la sua monografia sul regista giapponese, Mondi che cadono, il cinema di Kurosawa Kiyoshi. Si tratta di
un'opera assai complessa che prende in esame lo stile di regia del famoso
cineasta, con una particolare attenzione ai significati presenti all'interno
della totalità della sua opera. L'esame delle inquadrature è assai accurato,
l'intento quello di scoprire il mondo del perturbante nascosto all'interno
dei film. Film che mostrano in molti casi più di quello che una prima occhiata
può suggerire. La scelta del regista di esprimersi in parte all'interno di un
cinema di genere è quanto mai appropriata, dal momento che lo strumento
permette cose difficili in un altro
contesto. Si pensi ai fantasmi di Kairo, che a perenne monito contro la
dimenticanza spingono le persone all'oblio prima ed al suicidio poi, senza
fare assolutamente altro che esserci. Oppure al killer di Kyua
( Cure 1997 ) che mesmerizza e distrugge con la sola sua presenza. Oppure
alla bambina di Korei ( Seance 2000 ) che sfugge alla morte quando sembra
spacciata e muore quando sembra al riparo, ai coniugi che non sanno come gestire
il potere di lei e la loro smodata ambizione. O magari alla incredibile
sfrontatezza del doppio in Dopperugengaa (
Doppelganger 2003 ) che realizza i desideri di chi gli sta vicino. Anche l'uso
dello spazio, già molto importante nel cinema asiatico, è qui oggetto di
studio, con particolare attenzione agli spazi nascosti, che rivelano attività
su cui sfugge il controllo. Tutta l'opera del maestro risulta concentrata
nell'espressione del senso di accettazione delle cose che non si riescono a
spiegare, e non alla negazione di esse, col risultato che se negandole in altri
contesti le cose inspiegabili vengono fuori con violenza, nel cinema di Kurosawa
Kiyoshi vengono inglobate nel vissuto e continuano la loro esistenza in alcuni
casi parallelamente, in altri in contrasto con la vita cosciente. Contrasto che
diviene rappresentazione perturbante attraverso l'uso della sola macchina da
presa, senza quasi ausilio di effetti speciali. Il tutto con un risultato assai
più disturbante dal momento che il sussurro resta impresso più a lungo
dell'urlo, che di per sé risulta già catartico e quindi facilmente
metabolizzabile.
Tutto sommato direi che si tratta di un'opera abbastanza
esaustiva sul cinema del maestro Kurosawa, anche se magari un tocco di analisi
psicologica del testo ci sarebbe stata più che bene.
Completa il testo la trascrizione di due interviste al
regista ed una completa filmografia con le uscite in dvd.
Mondi che Cadono
Il cinema di Kurosawa Kiyoshi
di Giacomo Calorio
ed. Museo Nazionale del Cinema/Il Castoro
aprile 2007 pag. 273
Chiunque abbia visto Kairo ( Pulse 2001 ) di Kurosawa
Kiyoshi anche se al momento non l'avrà notato, è certo che ricorderà una
scena in particolare: quando una delle protagoniste esce in strada con il
telefonino in mano e cerca di parlare con qualcuno, sullo sfondo si intravede
una figura in cima ad un traliccio, nei successivi secondi la figura lentamente,
ai limiti del campo visivo dello spettatore prima e sotto gli occhi allibiti
della protagonista poi, sale sulla balaustra e si lascia cadere nel vuoto. In
questa, come in molte altre inquadrature verticali, tenute sullo sfondo del
campo visivo dello spettatore ed in contrapposizione al movimento orizzontale
della mdp, sta la cifra dell'elemento perturbante all'interno del cinema di
Kurosawa Kiyoshi. Elemento questo andato completamente perduto nell'orrendo
remake americano del film, che riduce il tutto ad una storia di fantasmi che
abitano la rete. Kurosawa Kiyoshi è
attualmente una dei maggiori talenti in fatto di regia e non solo in Giappone.
Le sue opere sono state oggetto di studio ed egli stesso insegna cinema nella
prestigiosa università di Eiga Bigakko a Tokyo.
In occasione della retrospettiva sul cinema di Kurosawa
Kiyoshi tenuta a Torino nell'aprile di quest'anno Giacomo
Calorio ha presentato la sua monografia sul regista giapponese, Mondi che cadono, il cinema di Kurosawa Kiyoshi. Si tratta di
un'opera assai complessa che prende in esame lo stile di regia del famoso
cineasta, con una particolare attenzione ai significati presenti all'interno
della totalità della sua opera. L'esame delle inquadrature è assai accurato,
l'intento quello di scoprire il mondo del perturbante nascosto all'interno
dei film. Film che mostrano in molti casi più di quello che una prima occhiata
può suggerire. La scelta del regista di esprimersi in parte all'interno di un
cinema di genere è quanto mai appropriata, dal momento che lo strumento
permette cose difficili in un altro
contesto. Si pensi ai fantasmi di Kairo, che a perenne monito contro la
dimenticanza spingono le persone all'oblio prima ed al suicidio poi, senza
fare assolutamente altro che esserci. Oppure al killer di Kyua
( Cure 1997 ) che mesmerizza e distrugge con la sola sua presenza. Oppure
alla bambina di Korei ( Seance 2000 ) che sfugge alla morte quando sembra
spacciata e muore quando sembra al riparo, ai coniugi che non sanno come gestire
il potere di lei e la loro smodata ambizione. O magari alla incredibile
sfrontatezza del doppio in Dopperugengaa (
Doppelganger 2003 ) che realizza i desideri di chi gli sta vicino. Anche l'uso
dello spazio, già molto importante nel cinema asiatico, è qui oggetto di
studio, con particolare attenzione agli spazi nascosti, che rivelano attività
su cui sfugge il controllo. Tutta l'opera del maestro risulta concentrata
nell'espressione del senso di accettazione delle cose che non si riescono a
spiegare, e non alla negazione di esse, col risultato che se negandole in altri
contesti le cose inspiegabili vengono fuori con violenza, nel cinema di Kurosawa
Kiyoshi vengono inglobate nel vissuto e continuano la loro esistenza in alcuni
casi parallelamente, in altri in contrasto con la vita cosciente. Contrasto che
diviene rappresentazione perturbante attraverso l'uso della sola macchina da
presa, senza quasi ausilio di effetti speciali. Il tutto con un risultato assai
più disturbante dal momento che il sussurro resta impresso più a lungo
dell'urlo, che di per sé risulta già catartico e quindi facilmente
metabolizzabile.
Tutto sommato direi che si tratta di un'opera abbastanza
esaustiva sul cinema del maestro Kurosawa, anche se magari un tocco di analisi
psicologica del testo ci sarebbe stata più che bene.
Completa il testo la trascrizione di due interviste al
regista ed una completa filmografia con le uscite in dvd.