Hairspray da John Waters ad Adam Shankman.
Le acconciature cotonate, i vestiti improponibili e i colori
esasperati, questi erano gli anni '80 che ora sono tornati tanto di moda. Su
questa linea si sviluppa l'Hairspray di John Waters un regista che ha sempre
adorato il nonsense e la provocazione contro il giudizio dei bacchettoni e le
critiche degli appassionati di film d'autore.
Mai atteggiamento fu più sbagliato perché il suo Hairspray
era un manifesto non solo antirazzista e naive, ma anche l'espressione di una lascivia
che negli anni sessanta spesso veniva lasciata da parte a favore della
perfezione e della cultura dei "bravi ragazzi" di provincia. Contro questa
"casta" si scaglia il buon Waters descrivendo invece ogni lato di quel periodo,
dalla mania televisiva all'iperprotettività genitoriale della periferia,
dall'esaltazione della musica nera alla generazione beat.
Quello che manca nell'ultima trasposizione cinematografica
di Shankman è il sottile strato di denuncia del periodo, nonché la sequenza
geniale in cui una coppia votata alla beat generation esalta l'uso delle droghe
leggere e fa moniti recitando a voce alta Howl di Allen Ginsberg, la finezza
con cui il peso della protagonista veniva difeso più che esaltato continuamente
e poi, ovviamente, mancano i divi del rock, posti in un contesto completamente
slegato dalla loro formazione, ma semplicemente indimenticabili. Sonny Bono e
Debbie Harry (leader dei Blondie) che interpretano la pazza coppia Von Tussle, ci
regalano siparietti di completa assoggettazione alla perfezione e al finto
tenore di vita che tutti agognano, con bombe a orologeria che spuntano tra i
capelli e sorrisi plastici. Ancora non basta, e allora grazie a Pia Zadora (che
interpreta la donna beat) diva dei film fantascientifici dell'epoca, allo
stesso regista che si impersona dottore in grado di curare la malattia
immaginaria di Penny Pingleton, rinchiusa in cella perché si rifiuta di
riconoscere che socializzare con i neri sia cosa da evitare, con tanto di
strumento di ipnosi e bastone elettrificato punitore, ma soprattutto grazie a
Divine, star di quasi tutti i film di Waters, che in questo caso smette i panni
di bionda cotonata, proprio l'inverso della trasformazione di Travolta, per
presentarsi sciatta, mascolina e triste. Sì perché invece di travestirsi e
celarsi Divine si spoglia della sua normale aria da diva trash per impersonare
una mamma con poca speranza nel futuro e vergognosa in tutto e per tutto, e a
ragione voluta, del proprio aspetto.
Parlando della versione del 2007, che sicuramente non è da
tralasciare, si è dato molto spazio a temi che oggi hanno un impatto piuttosto
pesante sui giovani: l'ossessione della bellezza e della perfezione, l'impatto
visivo dunque anche nelle scenografie e dei pezzi cantati, esasperando l'amore
più che il sesso, creando un personaggio intorno a Michelle Pfeiffer e alla sua
crudeltà che mancava di cattiveria innata e di acidume nella versione
originale. La cara vecchia Tracy non era poi così sprovveduta nel 1988, non
molti ragazzi facevano caso al suo peso, la cattiveria dei potenti era limitata
alle persone di potere reale (come gli insegnanti o gli organi di polizia) e la
festa organizzata dai protagonisti del famoso "Negro Day" era tutto fuorché
santa e posata. Il passato come manifesto poco musicale e più sensuale quindi,
meno artefatto, ma più ironico, più autoriale di quanto si pensi, dunque. Onore
al merito di quella sempre stupenda Queen Latifah che ha reso Motormouth
Maybelle (e il nome la dice lunga "bocca motorizzata", poiché concepito come
vulcano di parole sempre in rima) molto più fine e di classe, contro gli
sproloqui soul di Ruth Brown che allietava i suoi ragazzi con intonazione
ritmica, ma che era già un personaggio sopra le righe, quindi difficile da
rielaborare.
Molti non sanno che la protagonista dell'epoca (Ricki Lake)
e lo stesso John Waters hanno partecipato alla nuova versione di Hairspray. La
prima nei panni di un'agente di talenti, il secondo appare in un cameo sul set
televisivo dello show. Film sceneggiati diversamente e di diverse ere, il primo
costò 2.7 milioni di dollari, quest'ultima versione 17 (che comunque non è
molto considerando i budget disponibili di oggi), ma come ha sostenuto lo
stesso Waters in un'intervista: "Ogni epoca ha il suo film e il suo regista,
avrei diretto questo? No, credo che sia stato reinventato il musical, e sia
stato fatto bene, se si tende a rifare le stesse cose nello stesso modo si
sbaglia sempre".
E allora il miglior consiglio che si possa dare è di
guardarli entrambi e scegliere a proprio gusto.
Hairspray da John Waters ad Adam Shankman.
Le acconciature cotonate, i vestiti improponibili e i colori
esasperati, questi erano gli anni '80 che ora sono tornati tanto di moda. Su
questa linea si sviluppa l'Hairspray di John Waters un regista che ha sempre
adorato il nonsense e la provocazione contro il giudizio dei bacchettoni e le
critiche degli appassionati di film d'autore.
Mai atteggiamento fu più sbagliato perché il suo Hairspray
era un manifesto non solo antirazzista e naive, ma anche l'espressione di una lascivia
che negli anni sessanta spesso veniva lasciata da parte a favore della
perfezione e della cultura dei "bravi ragazzi" di provincia. Contro questa
"casta" si scaglia il buon Waters descrivendo invece ogni lato di quel periodo,
dalla mania televisiva all'iperprotettività genitoriale della periferia,
dall'esaltazione della musica nera alla generazione beat.
Quello che manca nell'ultima trasposizione cinematografica
di Shankman è il sottile strato di denuncia del periodo, nonché la sequenza
geniale in cui una coppia votata alla beat generation esalta l'uso delle droghe
leggere e fa moniti recitando a voce alta Howl di Allen Ginsberg, la finezza
con cui il peso della protagonista veniva difeso più che esaltato continuamente
e poi, ovviamente, mancano i divi del rock, posti in un contesto completamente
slegato dalla loro formazione, ma semplicemente indimenticabili. Sonny Bono e
Debbie Harry (leader dei Blondie) che interpretano la pazza coppia Von Tussle, ci
regalano siparietti di completa assoggettazione alla perfezione e al finto
tenore di vita che tutti agognano, con bombe a orologeria che spuntano tra i
capelli e sorrisi plastici. Ancora non basta, e allora grazie a Pia Zadora (che
interpreta la donna beat) diva dei film fantascientifici dell'epoca, allo
stesso regista che si impersona dottore in grado di curare la malattia
immaginaria di Penny Pingleton, rinchiusa in cella perché si rifiuta di
riconoscere che socializzare con i neri sia cosa da evitare, con tanto di
strumento di ipnosi e bastone elettrificato punitore, ma soprattutto grazie a
Divine, star di quasi tutti i film di Waters, che in questo caso smette i panni
di bionda cotonata, proprio l'inverso della trasformazione di Travolta, per
presentarsi sciatta, mascolina e triste. Sì perché invece di travestirsi e
celarsi Divine si spoglia della sua normale aria da diva trash per impersonare
una mamma con poca speranza nel futuro e vergognosa in tutto e per tutto, e a
ragione voluta, del proprio aspetto.
Parlando della versione del 2007, che sicuramente non è da
tralasciare, si è dato molto spazio a temi che oggi hanno un impatto piuttosto
pesante sui giovani: l'ossessione della bellezza e della perfezione, l'impatto
visivo dunque anche nelle scenografie e dei pezzi cantati, esasperando l'amore
più che il sesso, creando un personaggio intorno a Michelle Pfeiffer e alla sua
crudeltà che mancava di cattiveria innata e di acidume nella versione
originale. La cara vecchia Tracy non era poi così sprovveduta nel 1988, non
molti ragazzi facevano caso al suo peso, la cattiveria dei potenti era limitata
alle persone di potere reale (come gli insegnanti o gli organi di polizia) e la
festa organizzata dai protagonisti del famoso "Negro Day" era tutto fuorché
santa e posata. Il passato come manifesto poco musicale e più sensuale quindi,
meno artefatto, ma più ironico, più autoriale di quanto si pensi, dunque. Onore
al merito di quella sempre stupenda Queen Latifah che ha reso Motormouth
Maybelle (e il nome la dice lunga "bocca motorizzata", poiché concepito come
vulcano di parole sempre in rima) molto più fine e di classe, contro gli
sproloqui soul di Ruth Brown che allietava i suoi ragazzi con intonazione
ritmica, ma che era già un personaggio sopra le righe, quindi difficile da
rielaborare.
Molti non sanno che la protagonista dell'epoca (Ricki Lake)
e lo stesso John Waters hanno partecipato alla nuova versione di Hairspray. La
prima nei panni di un'agente di talenti, il secondo appare in un cameo sul set
televisivo dello show. Film sceneggiati diversamente e di diverse ere, il primo
costò 2.7 milioni di dollari, quest'ultima versione 17 (che comunque non è
molto considerando i budget disponibili di oggi), ma come ha sostenuto lo
stesso Waters in un'intervista: "Ogni epoca ha il suo film e il suo regista,
avrei diretto questo? No, credo che sia stato reinventato il musical, e sia
stato fatto bene, se si tende a rifare le stesse cose nello stesso modo si
sbaglia sempre".
E allora il miglior consiglio che si possa dare è di
guardarli entrambi e scegliere a proprio gusto.