style='font-size:11.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>Intervista
con DAVID SLADE
(Regista)
Il regista inglese David Slade ha
debuttato come regista nel 2005 presentando al Sundance Film Festival un film
di grandissimo successo, intitolato Hard Candy. Per il suo secondo
film, 30 Days of Night, Slade ha deciso di esplorare un altro lato della
paura e nel farlo ha rielaborato e reinventato l'immagine dei vampiri per
un'intera generazione di spettatori.
Conosceva bene il fumetto dal
quale è tratto il film?
Si; avevo comprato la prima
edizione di "30 Days of Night" nel 2001 e anche all'epoca avevo pensato che
fosse magnifica. Nel frattempo però, ho fatto altre cose, ho girato Hard
Candy e ho messo da parte 30 Days of Night. Ma poco prima di finire Hard
Candy, sono andato ad una riunione alla Sony e in quell'occasione qualcuno
ha menzionato 30 Days of Night. A quel punto ho manifestato il mio
interesse per il progetto e dopo il successo di Hard Candy ho ricevuto
una telefonata da Sam Raimi ed è iniziata l'avventura.
E' un appassionato di film
dell'orrore?
Sono un appassionato di cinema
più che di film dell'orrore. A mio avviso, tutti i film nascono inizialmente
come storie drammatiche dopodiché vengono inseriti in diversi generi per
aiutare gli studi a venderli e distribuirli. Qualche anno fa c'erano film
considerati "horror" come Scream ma in realtà era solo una maniera per
attirare i fans di quel genere. Ed io non volevo realizzare un film di quel
tipo. Volevo invece fare qualcosa di "dark", di viscerale. Per me un film
dell'orrore è per esempio A Venezia? Un dicembre rosso shocking di
Nicolas Roeg o anche Shining di Stanley Kubrick o La cosa di
John Carpenter. Inoltre adoro l'horror giapponese.
Sembra che in questo film lei
abbia scelto un tono più serio?
Ha ragione, perché volevamo
affrontare il genere in maniera seria ed essere totalmente realistici. Volevamo
trasmettere una sensazione di insicurezza per far sì che il pubblico si
gettasse anima e corpo nell'orrore che vivono i personaggi del film. Seguendo
ognuno di loro si finisce letteralmente all'inferno. Inoltre è stato
interessante perché abbiamo girato in Nuova Zelanda e abbiamo avuto la fortuna
di trovare delle location da far venire i brividi. Il fatto di girare di notte
ha aggiunto un ulteriore strato di orrore al film. Volevo che il film fosse
crudo e inquietante; un film nel quale ti senti stanco tanto quanto mi sono
sentito io a girarlo.
Cosa sono i vampiri?
Diciamo che sono una creazione
culturale. Ci sono persone totalmente pazze che credono che i vampiri siano
potenti ma per me, invece, sono un grande simbolo rispetto alla natura stessa
degli esseri umani. Per quanto riguarda la loro provenienza, diciamo che è
opinione comune che siano in giro da tempo e che per questo abbiano assistito a
tutte le orribili cose delle quali si sono macchiati gli uomini e che quindi
alla fine provano un profondissimo senso di disgusto per il genere umano; di
conseguenza non hanno alcun rimorso a dargli la caccia per cibarsi del loro
sangue.
Mi descriva i vampiri di 30
Days of Night?
Conducono un'esistenza piuttosto
semplice, dove tutto ruota intorno allo "sport" della caccia all'uomo. Sono
giunti alla conclusione che la moralità sia sorpassata e inutile. Questi
vampiri non sono fantasie e non sono affatto avvolti da un alone di
romanticismo. Non fanno l'amore. Sono un branco di cacciatori e non c'è spazio
per l'amore in questo film perché secondo me se i vampiri flirtano con gli
uomini, allora il film non è più spaventoso. Il nostro film è e vuole essere
terrore puro. I nostri vampiri sono intelligenti perché si nascondono dietro il
mito e il folklore che circondano i vampiri e in questa maniera la gente non
sospetta nulla e loro possono colpire ancora più forte ogni volta che decidono
di farlo. E' stato fantastico reinventare il loro aspetto e la maniera in cui
si comportano perché ho avuto una grandissima libertà a giocare con il mio
personale concetto di vampiri.
Quale è stata la difficoltà maggiore nell'adattare i fumetto
al grande schermo?
Diciamo che sono stato molto
fortunato per quanto riguarda gli attori e sono stato fortunato perché ho
trovato persone che desideravano tanto quanto me realizzare il miglior film
possibile. La sfida maggiore è stata quella di restare fedele ai fumetti e
realizzare un film che somigliasse veramente ai libri. E' stato piuttosto
difficile ritrovare quello stile e quella fotografia. Inoltre, non avevamo un
budget tipo quello di 300 e quindi abbiamo dovuto sfruttare al massimo
tutta la nostra creatività. E' stato difficile creare quei vampiri e dare
l'idea che uscissero letteralmente dalle pagine dei fumetti, con gli occhi neri
e i denti affilati. Ci è voluta tanta pratica per ottenere la cosa giusta.
Si è divertito a lavorare con
Josh Hartnett?
E' un attore fantastico, molto
coscienzioso e instancabile. Nel corso degli anni, attraverso i vari ruoli che
ha interpretato, ha mostrato tutta la sua versatilità. Inoltre, è stato
interessante dargli un altro aspetto diverso così che la gente non lo
riconosce. Credo che grazie a questa interpretazione verrà guardato in maniera
diversa. E' sempre interessante prendere un attore bello e trasformarlo nella
creatura che vedrete alla fine. E' stata una sfida ma anche un'esperienza molto
divertente.
Che cosa spera che il pubblico
porterà con se dopo aver visto il film?
Spero che il film li faccia
pensare ma non sono certo io a dirgli a cosa devono pensare. Ognuno prenderà
dal film qualcosa che ha a che fare con la sua visione personale e la sua
comprensione del film. Per me, a livello personale, questo film è una maniera
come un'altra per analizzare la condizione umana e i nostri comportamenti in
quanto società. E' un film sulla nostra paranoia, su come sopravvivere in un
momento di crisi estrema e su come affrontare la morte. Sono argomenti che hanno sempre suscitato il mio interesse.
style='page-break-before:always'>
style='font-size:11.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>Intervita
con STEVE NILES
style='font-size:11.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>
(Sceneggiatore e co-autore dei
fumetti)
In che maniera i suoi vampiri e quelli del film differiscono
da quelli che il pubblico ha visto finora?
Il mio desiderio era quello di
ridefinire l'idea stessa di vampiro e credo che questo sia dovuto al fatto che
li abbiamo in un certo qual modo addomesticati troppo negli ultimi tempi. Oggi,
nei programmi televisivi o nei film, i vampiri non fanno più tanta paura. Anzi addirittura
appaiono come amici o come animaletti domestici. C'è addirittura un vampiro che
fa il detective! E mi sono detto: "Ora basta" Non credo che i vampiri siano
creature romantiche sebbene capisca da dove venga questa percezione, dalle
zanne e dai denti. E allora sono risalito fino alle radici stesse della
leggenda dei vampiri, all'epoca in cui erano considerati solo e semplicemente
delle orribili creature dell'oscurità. I miei vampiri non amano gli esseri
umani e si interessano a loro solo perché rappresentano una fonte di cibo. I
vampiri ci guardano così come noi guardiamo una mucca: per loro siamo una bella
bistecca. Credo che sia veramente terrificante vederli come predatori perché
sono vicino a noi ma ci danno la caccia.
Si diverte a terrorizzare il
pubblico?
Basta guardare un telegiornale
per capire fino a che punto la società nella quale viviamo è basata sulla
paura. Il male esiste e la paura si crea, soprattutto negli Stati Uniti dove è
fortemente incoraggiata. Se guardate un telegiornale, è una sorta di promozione
delle 10 storie più orribili della giornata e tutto questo solo per
spaventarci, per tenerci sotto controllo. Nella nostra società si usa la paura
per controllare le nostre menti. La paura che io amo invece è quella fantastica
dalla quale ti puoi allontanare.
Quale è il messaggio del film?
Il messaggio è soprattutto
divertirsi. Voglio che il pubblico si diverta così come noi ci divertivamo
quando andavamo a vedere i classici film dell'orrore di un tempo. Voglio che
il pubblico esca dalla sala con il cuore che gli batte e la paura negli occhi,
ma non voglio sicuramente ispirare disgusto come capita con quei film
infarciti di orribili scene di sevizie e torture. Odio i film cosiddetti
"horror-porno-e-tortura", a mio avviso non sono affatto film dell'orrore. Per
me 30 Days of Night è esattamente il prototipo del perfetto film
dell'orrore: divertente e comico.
style='font-size:10.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>Intervista
con JOSH HARTNETT
style='font-size:10.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>
(Eben Oleson)
Balzato all'attenzione del
pubblico cinematografico nel 1998 con il film Halloween: 20 anni dopo, Josh
Hartnett è diventato con gli anni uno dei giovani attori più richiesti e di
maggior talento del settore. Da O, versione moderna di "Otello" di
Shakespeare, a Pearl Harbor e da Black Hawk Down a Sin City,
Hartnett ha lavorato con alcuni dei maggiori registi del settore e ha
dimostrato di possedere una grande versatilità.
Che cosa rappresentano i vampiri
per lei?
Sono creature interessanti e
l'idea della loro immortalità è assolutamente intrigante per noi comuni
mortali. Sono una sorta di specchio nel quale guardare noi stessi.
Le piacciono i film dell'orrore?
Tra i miei film preferiti ci sono
titoli quali Lo squalo e Alien. Mi piace l'horror quando dietro
c'è una bella storia, una buona recitazione e delle immagini interessanti.
Inoltre adoro la suspense ma non mi piacciono molto le scene raccapriccianti e
per questo non mi piacciono i film dell'orrore di oggi perché sono
semplicemente un bagno di sangue e non raccontano nulla di interessante. Ma
adoro 30 Days of Night in virtù del suo lirismo, del design e della sua
intensità.
In che maniera 30 Days of
Night è diverso dagli altri film con i vampiri?
E' stato fantastico per me vedere
la direzione presa da David Slade e scoprire che voleva creare dei vampiri
veramente spaventosi e primitivi. Non voleva dei vampiri che recitassero versi
di Baudelaire. Voleva che fossero spaventosi, pericolosi e terrorizzanti. Non
voleva certo dei vampiri sexy come quelli di Intervista con il vampiro.
La cosa che mi è piaciuta di più è stata la curiosità di questi vampiri e il
fatto che guardino gli esseri umani solo come soggetti da osservare prima di
uccidere. Gli esseri umani in questo film sono solo cibo e oggetto di studio
per i vampiri. Di conseguenza, c'era spazio per creare immagini assolutamente
inedite. Con questo film, il pubblico si sentirà trasportato in un mondo che
non potrebbe visitare nella vita di tutti i giorni. E per me è stata
l'occasione per fare qualcosa che non avevo ancora fatto e che forse non farò
più.
E' stato divertente girare questo
film?
Direi di sì. Quando si gira un
film così intenso bisogna essere dell'umore giusto. Interpretare questo
personaggio è stato per me molto interessante perché Eben è totalmente diverso
da tutto quello che ho fatto finora. Alcune scene naturalmente, come quella
nella soffitta, hanno richiesto un atteggiamento più cupo e una maggiore
energia. Ma in linea di massima, ci siamo divertiti molto.
Perché secondo lei il pubblico si
diverte a farsi spaventare da un film?
Viviamo delle vite relativamente
sicure rispetto a come siamo fatti e a quello che potremmo sopportare.
Probabilmente saremmo in grado di reggere un po' più di paura e di pericoli. La
paura rende le persone più consapevoli di loro stesse. In un certo senso le
sveglia e gli da la sensazione che ci sono molte più cose di quelle che
riescono veramente a vedere. La paura agisce ad un livello molto basilare,
quasi primitivo. E' come quando guardi una commedia e senti il bisogno di
ridere. Qui invece senti la necessità di aver paura, di affrontare la paura e
la morte ma di sopravvivere. E' importante tirare fuori le proprie emozioni. A
volte sentiamo il bisogno di piangere e non sappiamo quale sia la vera ragione.
L'orrore aiuta a allentare questa tensione interna.
Come descriverebbe 30 DAYS OF
NIGHT?
Per me è un film drammatico in
stile western; un thriller che parla di isolamento e paura. Parla della natura
umana e di come la natura umana lotti per sopravvivere ad ogni costo. E'
interessante esplorare questa metafora ma al tempo stesso, va anche bene
godersi il film semplicemente per l'azione e l'orrore.
Ha fatto qualche ricerca per
prepararsi al ruolo di Eben Oleson?
Direi di no. Non abbiamo avuto
molto tempo a disposizione per le prove o per parlare con il regista prima di
iniziare a girare. Ma la sceneggiatura era talmente chiara e i fumetti così
vividi che è stato facile capire che cosa avremmo dovuto fare.
Giunto in questa fase della sua
carriera, cosa la spinge a recitare, cosa la inspira?
Innanzitutto non sono mai soddisfatto
di quello che faccio e cerco sempre di migliorare la mia recitazione. Voglio
continuare a crescere e a migliorare. Lavorare con dei grandi registi è la
maniera migliore per crescere come attore. Per tanto tempo ero terrorizzato
all'idea di apparire stupido sullo schermo ma adesso non ho più simili
preoccupazioni. Oggi penso a ciò di cui ha bisogno il personaggio affinché il
pubblico creda nella mia interpretazione. Direi che sono spinto dalla paura e
presto molta più attenzione al regista con il quale devo lavorare mentre prima
ero più interessato al ruolo e non consideravo gli altri elementi.
Come è stato lavorare con questo
regista, David Slade?
Mi piace l'approccio di David.
Era molto interessato a far si che i personaggi entrassero in contatto tra di
loro e lavorassero insieme per creare le dinamiche giuste affinché il pubblico
si sentisse coinvolto. Mi piace anche il suo approccio per quanto riguarda la
musica e l'uso dei suoni. La colonna sonora è assolutamente fenomenale perché i
picchi non corrispondono ai momenti di massima paura, come succede
generalmente, ma arrivano un po' dopo in maniera del tutto insolita e restano
con te. E' stato fantastico lavorare con un regista così creativo e
instancabile.
Quale è stata la notte più
memorabile della sua vita finora?
Probabilmente risale a quando ero
bambino ed i miei genitori mi portavano in vacanza in uno chalet vicino al lago
Minnesota. Trascorrevamo li le nostre estati, e ci restavamo per delle intere
settimane. Lì potevamo correre per i boschi di notte e spaventarci a morte, tra
cugini e amici. Adoravo l'idea di essere terrorizzato e di scappare per i
boschi senza sapere quale direzione prendere. E' un ricordo ancora molto vivido
nella mia memoria. Era bellissimo e romantico perché il cielo era sempre pieno
di stelle e la notte si riempiva di lucciole. Era quasi magico.
style='font-size:11.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>Intervista
con MELISSA GEORGE
style='font-size:11.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>
(Stella Oleson)
Melissa George ha debuttato in
grande stile interpretando una famosa soap opera australiana, Home and
Away. La serie televisiva si è rivela un'ottima palestra e le ha fatto
toccare con mano il successo internazionale visto che è stata poi venduta in
Inghilterra, Francia, Norvegia, Svezia, Israele e altri territori. Ormai
semi-trapiantata ad Hollywood, si è fatta strada interpretando tra gli altri Derailed
con Clive Owen, The Amityville Horror con Ryan Reynolds e il film di
David Lynch Mulholland Drive. Inoltre ha avuto dei piccoli ruoli nelle
serie televisive Alias e Friends. In 30 Days of Night
continua la sua ascesa nei panni di una formidabile protagonista che combatte
contro una banda di orrendi vampiri e che tenta di sopravvivere fino al ritorno
della luce del sole.
Che cosa rappresentano i vampiri
per lei?
In questo film vedrete un genere
di vampiri totalmente diverso. Non ho mai visto vampiri così sul grande schermo
prima d'ora. Uccidono senza alcun scrupolo morale. Uccidono per mangiare e
questo è piuttosto insolito. Non vogliono riprodursi, anzi sono un gruppo
piuttosto elitario. Inoltre sembrano quasi umani anche se non completamente e
hanno dei denti molto affilati. Anche i loro occhi sono spaventosi e non
possiedono un'anima. Siamo tutti affascinati dai vampiri e per me rappresentano
la seduzione e l'istinto animalesco. Inoltre hanno a che fare con l'assenza di moralità
e con l'idea di poter vivere più di 500 anni.
Come è andata sul set durante le
riprese del film?
Non è successo nulla di veramente
spaventoso durante le riprese e l'atmosfera è stata molto rilassante e
divertente. Ma sono state giornate molto intense perché giravamo soprattutto
di notte e faceva piuttosto freddo. Soprattutto alla fine, per la scena nella
quale sono in un'automobile cappottata. E' stato piuttosto stancante.
Come descriverebbe il suo
personaggio nel film?
Direi che è una donna forte, non
necessariamente una donna manesca o energica ma è una donna in grado di
combattere per ciò in cui crede e che sa difendersi come un uomo. Il film
parla anche del concetto di sacrificio. Eben (Josh Harnett) si sta scarificando
per le persone che ama e questo è un qualcosa che purtroppo non accade nelle
nostre società egoiste; la nozione di dare tutto a qualcun altro, di dare anche
la propria vita per gli altri. E' un potentissimo simbolo d'amore, una specie
di Giulietta e Romeo ?
Che cosa la spaventa di più nella
vita reale?
Ho paura dei serpenti a sonagli,
e di recente ne ho trovato uno nel mio giardino ed è stata un'esoperienza
terrificante! Ma non ho paura dei vampiri. So che non verranno mai a bussare
alla mia porta!
Crede negli eventi paranormali?
No, ho bisogno di vedere per
credere. Sono molto pragmatica.
Perché secondo lei il pubblico
ama i film dell'orrore?
I film dell'orrore sono un'ottima
maniera per liberarci delle nostre angosce; è una specie di catarsi. Guardare
un film dell'orrore ti fa sentire vivo perché devi guardare in faccia i tuoi
demoni, e devi liberarti delle paure interiori. Questo film somiglia molto ai
fumetti ai quali è ispirato, del tipo di 300 o Sin City. 30 Days of
Night non è un tipico film dell'orrore.
Come è stato lavorare con Josh
Hartnett?
Fenomenale. E' un ragazzo
fantastico e abbiamo passato quattro mesi a ridere come pazzi. Si è preso cura
di me. E quando hai una sceneggiatura fantastica e un protagonista come lui, è
tutto più facile. E poi girare in Nuova Zelanda è stato molto divertente. Adoro
Auckland dove abbiamo girato gran parte del film. La gente è meravigliosa e
gentile e il paese è fantastico. Ho amato molto anche le scene d'azione che ci
sono nel film e non mi sono annoiata mai, neanche per un attimo.
Le piace viaggiare?
Sì, moltissimo. Vivo tra Buenos
Aires in Argentina, e New York. Inoltre vado spesso a Los Angeles per incontri
di lavoro e ogni tanto faccio visita alla mia famiglia in Australia. Come la
mia amica Naomi Watts, trascorrerò parecchio tempo a New York in questi giorni.
E' un'appassionata del genere
horror?
Mi è piaciuto Nosferatu
naturalmente, ma mi piacciono soprattutto i film di Kar Wai Wong o di Pedro
Almodovar. In ogni caso, sono una fan sfegatata di questo film, di 30 Days of
Night, perché è originale e interessante.
Quali sono i suoi progetti per il
futuro?
Ho avuto un anno piuttosto pieno
e nei prossimi mesi mi vedrete ovunque. Sarò in Music Within con Ron
Livingston per la regia di Steven Sawalich. E poi in Waz con Selma Blair
e Stellan Skarsgard. Girerò anche un film d'azione a Berlino con John Cusack
per la regia di Jan De Bont intitolato Stopping Power. Sono stata
piuttosto fortunata ad avere tanto lavoro perché mi piace lavorare. Adoro
perdermi totalmente nel lavoro.
style='font-size:11.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>Intervista
con DAVID SLADE
(Regista)
Il regista inglese David Slade ha
debuttato come regista nel 2005 presentando al Sundance Film Festival un film
di grandissimo successo, intitolato Hard Candy. Per il suo secondo
film, 30 Days of Night, Slade ha deciso di esplorare un altro lato della
paura e nel farlo ha rielaborato e reinventato l'immagine dei vampiri per
un'intera generazione di spettatori.
Conosceva bene il fumetto dal
quale è tratto il film?
Si; avevo comprato la prima
edizione di "30 Days of Night" nel 2001 e anche all'epoca avevo pensato che
fosse magnifica. Nel frattempo però, ho fatto altre cose, ho girato Hard
Candy e ho messo da parte 30 Days of Night. Ma poco prima di finire Hard
Candy, sono andato ad una riunione alla Sony e in quell'occasione qualcuno
ha menzionato 30 Days of Night. A quel punto ho manifestato il mio
interesse per il progetto e dopo il successo di Hard Candy ho ricevuto
una telefonata da Sam Raimi ed è iniziata l'avventura.
E' un appassionato di film
dell'orrore?
Sono un appassionato di cinema
più che di film dell'orrore. A mio avviso, tutti i film nascono inizialmente
come storie drammatiche dopodiché vengono inseriti in diversi generi per
aiutare gli studi a venderli e distribuirli. Qualche anno fa c'erano film
considerati "horror" come Scream ma in realtà era solo una maniera per
attirare i fans di quel genere. Ed io non volevo realizzare un film di quel
tipo. Volevo invece fare qualcosa di "dark", di viscerale. Per me un film
dell'orrore è per esempio A Venezia? Un dicembre rosso shocking di
Nicolas Roeg o anche Shining di Stanley Kubrick o La cosa di
John Carpenter. Inoltre adoro l'horror giapponese.
Sembra che in questo film lei
abbia scelto un tono più serio?
Ha ragione, perché volevamo
affrontare il genere in maniera seria ed essere totalmente realistici. Volevamo
trasmettere una sensazione di insicurezza per far sì che il pubblico si
gettasse anima e corpo nell'orrore che vivono i personaggi del film. Seguendo
ognuno di loro si finisce letteralmente all'inferno. Inoltre è stato
interessante perché abbiamo girato in Nuova Zelanda e abbiamo avuto la fortuna
di trovare delle location da far venire i brividi. Il fatto di girare di notte
ha aggiunto un ulteriore strato di orrore al film. Volevo che il film fosse
crudo e inquietante; un film nel quale ti senti stanco tanto quanto mi sono
sentito io a girarlo.
Cosa sono i vampiri?
Diciamo che sono una creazione
culturale. Ci sono persone totalmente pazze che credono che i vampiri siano
potenti ma per me, invece, sono un grande simbolo rispetto alla natura stessa
degli esseri umani. Per quanto riguarda la loro provenienza, diciamo che è
opinione comune che siano in giro da tempo e che per questo abbiano assistito a
tutte le orribili cose delle quali si sono macchiati gli uomini e che quindi
alla fine provano un profondissimo senso di disgusto per il genere umano; di
conseguenza non hanno alcun rimorso a dargli la caccia per cibarsi del loro
sangue.
Mi descriva i vampiri di 30
Days of Night?
Conducono un'esistenza piuttosto
semplice, dove tutto ruota intorno allo "sport" della caccia all'uomo. Sono
giunti alla conclusione che la moralità sia sorpassata e inutile. Questi
vampiri non sono fantasie e non sono affatto avvolti da un alone di
romanticismo. Non fanno l'amore. Sono un branco di cacciatori e non c'è spazio
per l'amore in questo film perché secondo me se i vampiri flirtano con gli
uomini, allora il film non è più spaventoso. Il nostro film è e vuole essere
terrore puro. I nostri vampiri sono intelligenti perché si nascondono dietro il
mito e il folklore che circondano i vampiri e in questa maniera la gente non
sospetta nulla e loro possono colpire ancora più forte ogni volta che decidono
di farlo. E' stato fantastico reinventare il loro aspetto e la maniera in cui
si comportano perché ho avuto una grandissima libertà a giocare con il mio
personale concetto di vampiri.
Quale è stata la difficoltà maggiore nell'adattare i fumetto
al grande schermo?
Diciamo che sono stato molto
fortunato per quanto riguarda gli attori e sono stato fortunato perché ho
trovato persone che desideravano tanto quanto me realizzare il miglior film
possibile. La sfida maggiore è stata quella di restare fedele ai fumetti e
realizzare un film che somigliasse veramente ai libri. E' stato piuttosto
difficile ritrovare quello stile e quella fotografia. Inoltre, non avevamo un
budget tipo quello di 300 e quindi abbiamo dovuto sfruttare al massimo
tutta la nostra creatività. E' stato difficile creare quei vampiri e dare
l'idea che uscissero letteralmente dalle pagine dei fumetti, con gli occhi neri
e i denti affilati. Ci è voluta tanta pratica per ottenere la cosa giusta.
Si è divertito a lavorare con
Josh Hartnett?
E' un attore fantastico, molto
coscienzioso e instancabile. Nel corso degli anni, attraverso i vari ruoli che
ha interpretato, ha mostrato tutta la sua versatilità. Inoltre, è stato
interessante dargli un altro aspetto diverso così che la gente non lo
riconosce. Credo che grazie a questa interpretazione verrà guardato in maniera
diversa. E' sempre interessante prendere un attore bello e trasformarlo nella
creatura che vedrete alla fine. E' stata una sfida ma anche un'esperienza molto
divertente.
Che cosa spera che il pubblico
porterà con se dopo aver visto il film?
Spero che il film li faccia
pensare ma non sono certo io a dirgli a cosa devono pensare. Ognuno prenderà
dal film qualcosa che ha a che fare con la sua visione personale e la sua
comprensione del film. Per me, a livello personale, questo film è una maniera
come un'altra per analizzare la condizione umana e i nostri comportamenti in
quanto società. E' un film sulla nostra paranoia, su come sopravvivere in un
momento di crisi estrema e su come affrontare la morte. Sono argomenti che hanno sempre suscitato il mio interesse.
style='page-break-before:always'>
style='font-size:11.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>Intervita
con STEVE NILES
style='font-size:11.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>
(Sceneggiatore e co-autore dei
fumetti)
In che maniera i suoi vampiri e quelli del film differiscono
da quelli che il pubblico ha visto finora?
Il mio desiderio era quello di
ridefinire l'idea stessa di vampiro e credo che questo sia dovuto al fatto che
li abbiamo in un certo qual modo addomesticati troppo negli ultimi tempi. Oggi,
nei programmi televisivi o nei film, i vampiri non fanno più tanta paura. Anzi addirittura
appaiono come amici o come animaletti domestici. C'è addirittura un vampiro che
fa il detective! E mi sono detto: "Ora basta" Non credo che i vampiri siano
creature romantiche sebbene capisca da dove venga questa percezione, dalle
zanne e dai denti. E allora sono risalito fino alle radici stesse della
leggenda dei vampiri, all'epoca in cui erano considerati solo e semplicemente
delle orribili creature dell'oscurità. I miei vampiri non amano gli esseri
umani e si interessano a loro solo perché rappresentano una fonte di cibo. I
vampiri ci guardano così come noi guardiamo una mucca: per loro siamo una bella
bistecca. Credo che sia veramente terrificante vederli come predatori perché
sono vicino a noi ma ci danno la caccia.
Si diverte a terrorizzare il
pubblico?
Basta guardare un telegiornale
per capire fino a che punto la società nella quale viviamo è basata sulla
paura. Il male esiste e la paura si crea, soprattutto negli Stati Uniti dove è
fortemente incoraggiata. Se guardate un telegiornale, è una sorta di promozione
delle 10 storie più orribili della giornata e tutto questo solo per
spaventarci, per tenerci sotto controllo. Nella nostra società si usa la paura
per controllare le nostre menti. La paura che io amo invece è quella fantastica
dalla quale ti puoi allontanare.
Quale è il messaggio del film?
Il messaggio è soprattutto
divertirsi. Voglio che il pubblico si diverta così come noi ci divertivamo
quando andavamo a vedere i classici film dell'orrore di un tempo. Voglio che
il pubblico esca dalla sala con il cuore che gli batte e la paura negli occhi,
ma non voglio sicuramente ispirare disgusto come capita con quei film
infarciti di orribili scene di sevizie e torture. Odio i film cosiddetti
"horror-porno-e-tortura", a mio avviso non sono affatto film dell'orrore. Per
me 30 Days of Night è esattamente il prototipo del perfetto film
dell'orrore: divertente e comico.
style='font-size:10.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>Intervista
con JOSH HARTNETT
style='font-size:10.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>
(Eben Oleson)
Balzato all'attenzione del
pubblico cinematografico nel 1998 con il film Halloween: 20 anni dopo, Josh
Hartnett è diventato con gli anni uno dei giovani attori più richiesti e di
maggior talento del settore. Da O, versione moderna di "Otello" di
Shakespeare, a Pearl Harbor e da Black Hawk Down a Sin City,
Hartnett ha lavorato con alcuni dei maggiori registi del settore e ha
dimostrato di possedere una grande versatilità.
Che cosa rappresentano i vampiri
per lei?
Sono creature interessanti e
l'idea della loro immortalità è assolutamente intrigante per noi comuni
mortali. Sono una sorta di specchio nel quale guardare noi stessi.
Le piacciono i film dell'orrore?
Tra i miei film preferiti ci sono
titoli quali Lo squalo e Alien. Mi piace l'horror quando dietro
c'è una bella storia, una buona recitazione e delle immagini interessanti.
Inoltre adoro la suspense ma non mi piacciono molto le scene raccapriccianti e
per questo non mi piacciono i film dell'orrore di oggi perché sono
semplicemente un bagno di sangue e non raccontano nulla di interessante. Ma
adoro 30 Days of Night in virtù del suo lirismo, del design e della sua
intensità.
In che maniera 30 Days of
Night è diverso dagli altri film con i vampiri?
E' stato fantastico per me vedere
la direzione presa da David Slade e scoprire che voleva creare dei vampiri
veramente spaventosi e primitivi. Non voleva dei vampiri che recitassero versi
di Baudelaire. Voleva che fossero spaventosi, pericolosi e terrorizzanti. Non
voleva certo dei vampiri sexy come quelli di Intervista con il vampiro.
La cosa che mi è piaciuta di più è stata la curiosità di questi vampiri e il
fatto che guardino gli esseri umani solo come soggetti da osservare prima di
uccidere. Gli esseri umani in questo film sono solo cibo e oggetto di studio
per i vampiri. Di conseguenza, c'era spazio per creare immagini assolutamente
inedite. Con questo film, il pubblico si sentirà trasportato in un mondo che
non potrebbe visitare nella vita di tutti i giorni. E per me è stata
l'occasione per fare qualcosa che non avevo ancora fatto e che forse non farò
più.
E' stato divertente girare questo
film?
Direi di sì. Quando si gira un
film così intenso bisogna essere dell'umore giusto. Interpretare questo
personaggio è stato per me molto interessante perché Eben è totalmente diverso
da tutto quello che ho fatto finora. Alcune scene naturalmente, come quella
nella soffitta, hanno richiesto un atteggiamento più cupo e una maggiore
energia. Ma in linea di massima, ci siamo divertiti molto.
Perché secondo lei il pubblico si
diverte a farsi spaventare da un film?
Viviamo delle vite relativamente
sicure rispetto a come siamo fatti e a quello che potremmo sopportare.
Probabilmente saremmo in grado di reggere un po' più di paura e di pericoli. La
paura rende le persone più consapevoli di loro stesse. In un certo senso le
sveglia e gli da la sensazione che ci sono molte più cose di quelle che
riescono veramente a vedere. La paura agisce ad un livello molto basilare,
quasi primitivo. E' come quando guardi una commedia e senti il bisogno di
ridere. Qui invece senti la necessità di aver paura, di affrontare la paura e
la morte ma di sopravvivere. E' importante tirare fuori le proprie emozioni. A
volte sentiamo il bisogno di piangere e non sappiamo quale sia la vera ragione.
L'orrore aiuta a allentare questa tensione interna.
Come descriverebbe 30 DAYS OF
NIGHT?
Per me è un film drammatico in
stile western; un thriller che parla di isolamento e paura. Parla della natura
umana e di come la natura umana lotti per sopravvivere ad ogni costo. E'
interessante esplorare questa metafora ma al tempo stesso, va anche bene
godersi il film semplicemente per l'azione e l'orrore.
Ha fatto qualche ricerca per
prepararsi al ruolo di Eben Oleson?
Direi di no. Non abbiamo avuto
molto tempo a disposizione per le prove o per parlare con il regista prima di
iniziare a girare. Ma la sceneggiatura era talmente chiara e i fumetti così
vividi che è stato facile capire che cosa avremmo dovuto fare.
Giunto in questa fase della sua
carriera, cosa la spinge a recitare, cosa la inspira?
Innanzitutto non sono mai soddisfatto
di quello che faccio e cerco sempre di migliorare la mia recitazione. Voglio
continuare a crescere e a migliorare. Lavorare con dei grandi registi è la
maniera migliore per crescere come attore. Per tanto tempo ero terrorizzato
all'idea di apparire stupido sullo schermo ma adesso non ho più simili
preoccupazioni. Oggi penso a ciò di cui ha bisogno il personaggio affinché il
pubblico creda nella mia interpretazione. Direi che sono spinto dalla paura e
presto molta più attenzione al regista con il quale devo lavorare mentre prima
ero più interessato al ruolo e non consideravo gli altri elementi.
Come è stato lavorare con questo
regista, David Slade?
Mi piace l'approccio di David.
Era molto interessato a far si che i personaggi entrassero in contatto tra di
loro e lavorassero insieme per creare le dinamiche giuste affinché il pubblico
si sentisse coinvolto. Mi piace anche il suo approccio per quanto riguarda la
musica e l'uso dei suoni. La colonna sonora è assolutamente fenomenale perché i
picchi non corrispondono ai momenti di massima paura, come succede
generalmente, ma arrivano un po' dopo in maniera del tutto insolita e restano
con te. E' stato fantastico lavorare con un regista così creativo e
instancabile.
Quale è stata la notte più
memorabile della sua vita finora?
Probabilmente risale a quando ero
bambino ed i miei genitori mi portavano in vacanza in uno chalet vicino al lago
Minnesota. Trascorrevamo li le nostre estati, e ci restavamo per delle intere
settimane. Lì potevamo correre per i boschi di notte e spaventarci a morte, tra
cugini e amici. Adoravo l'idea di essere terrorizzato e di scappare per i
boschi senza sapere quale direzione prendere. E' un ricordo ancora molto vivido
nella mia memoria. Era bellissimo e romantico perché il cielo era sempre pieno
di stelle e la notte si riempiva di lucciole. Era quasi magico.
style='font-size:11.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>Intervista
con MELISSA GEORGE
style='font-size:11.0pt;font-family:"Comic Sans MS";color:windowtext'>
(Stella Oleson)
Melissa George ha debuttato in
grande stile interpretando una famosa soap opera australiana, Home and
Away. La serie televisiva si è rivela un'ottima palestra e le ha fatto
toccare con mano il successo internazionale visto che è stata poi venduta in
Inghilterra, Francia, Norvegia, Svezia, Israele e altri territori. Ormai
semi-trapiantata ad Hollywood, si è fatta strada interpretando tra gli altri Derailed
con Clive Owen, The Amityville Horror con Ryan Reynolds e il film di
David Lynch Mulholland Drive. Inoltre ha avuto dei piccoli ruoli nelle
serie televisive Alias e Friends. In 30 Days of Night
continua la sua ascesa nei panni di una formidabile protagonista che combatte
contro una banda di orrendi vampiri e che tenta di sopravvivere fino al ritorno
della luce del sole.
Che cosa rappresentano i vampiri
per lei?
In questo film vedrete un genere
di vampiri totalmente diverso. Non ho mai visto vampiri così sul grande schermo
prima d'ora. Uccidono senza alcun scrupolo morale. Uccidono per mangiare e
questo è piuttosto insolito. Non vogliono riprodursi, anzi sono un gruppo
piuttosto elitario. Inoltre sembrano quasi umani anche se non completamente e
hanno dei denti molto affilati. Anche i loro occhi sono spaventosi e non
possiedono un'anima. Siamo tutti affascinati dai vampiri e per me rappresentano
la seduzione e l'istinto animalesco. Inoltre hanno a che fare con l'assenza di moralità
e con l'idea di poter vivere più di 500 anni.
Come è andata sul set durante le
riprese del film?
Non è successo nulla di veramente
spaventoso durante le riprese e l'atmosfera è stata molto rilassante e
divertente. Ma sono state giornate molto intense perché giravamo soprattutto
di notte e faceva piuttosto freddo. Soprattutto alla fine, per la scena nella
quale sono in un'automobile cappottata. E' stato piuttosto stancante.
Come descriverebbe il suo
personaggio nel film?
Direi che è una donna forte, non
necessariamente una donna manesca o energica ma è una donna in grado di
combattere per ciò in cui crede e che sa difendersi come un uomo. Il film
parla anche del concetto di sacrificio. Eben (Josh Harnett) si sta scarificando
per le persone che ama e questo è un qualcosa che purtroppo non accade nelle
nostre società egoiste; la nozione di dare tutto a qualcun altro, di dare anche
la propria vita per gli altri. E' un potentissimo simbolo d'amore, una specie
di Giulietta e Romeo ?
Che cosa la spaventa di più nella
vita reale?
Ho paura dei serpenti a sonagli,
e di recente ne ho trovato uno nel mio giardino ed è stata un'esoperienza
terrificante! Ma non ho paura dei vampiri. So che non verranno mai a bussare
alla mia porta!
Crede negli eventi paranormali?
No, ho bisogno di vedere per
credere. Sono molto pragmatica.
Perché secondo lei il pubblico
ama i film dell'orrore?
I film dell'orrore sono un'ottima
maniera per liberarci delle nostre angosce; è una specie di catarsi. Guardare
un film dell'orrore ti fa sentire vivo perché devi guardare in faccia i tuoi
demoni, e devi liberarti delle paure interiori. Questo film somiglia molto ai
fumetti ai quali è ispirato, del tipo di 300 o Sin City. 30 Days of
Night non è un tipico film dell'orrore.
Come è stato lavorare con Josh
Hartnett?
Fenomenale. E' un ragazzo
fantastico e abbiamo passato quattro mesi a ridere come pazzi. Si è preso cura
di me. E quando hai una sceneggiatura fantastica e un protagonista come lui, è
tutto più facile. E poi girare in Nuova Zelanda è stato molto divertente. Adoro
Auckland dove abbiamo girato gran parte del film. La gente è meravigliosa e
gentile e il paese è fantastico. Ho amato molto anche le scene d'azione che ci
sono nel film e non mi sono annoiata mai, neanche per un attimo.
Le piace viaggiare?
Sì, moltissimo. Vivo tra Buenos
Aires in Argentina, e New York. Inoltre vado spesso a Los Angeles per incontri
di lavoro e ogni tanto faccio visita alla mia famiglia in Australia. Come la
mia amica Naomi Watts, trascorrerò parecchio tempo a New York in questi giorni.
E' un'appassionata del genere
horror?
Mi è piaciuto Nosferatu
naturalmente, ma mi piacciono soprattutto i film di Kar Wai Wong o di Pedro
Almodovar. In ogni caso, sono una fan sfegatata di questo film, di 30 Days of
Night, perché è originale e interessante.
Quali sono i suoi progetti per il
futuro?
Ho avuto un anno piuttosto pieno
e nei prossimi mesi mi vedrete ovunque. Sarò in Music Within con Ron
Livingston per la regia di Steven Sawalich. E poi in Waz con Selma Blair
e Stellan Skarsgard. Girerò anche un film d'azione a Berlino con John Cusack
per la regia di Jan De Bont intitolato Stopping Power. Sono stata
piuttosto fortunata ad avere tanto lavoro perché mi piace lavorare. Adoro
perdermi totalmente nel lavoro.