I Fiumi di porpora

 I Fiumi di porpora
Voto: 10,0/10

Trama

Il commissario Pierre Niemais (Jean Reno) arriva a
Guernon, un paese vicino a Grenoble nell’Alta Savoia, per
indagare su un misterioso delitto. Il cadavere di uno
studente è stato ritrovato nel bosco con le mani tagliate,
gli occhi strappati e congelato in posizione fetale.
Niemais comincia la sua indagine partendo proprio
dall’università e scopre una realtà alquanto bizzarra: la
direzione dell’università è tramandata di padre in figlio
da generazioni, cosa di cui i membri sono orgogliosi.
Inoltre l’università detiene il controllo sull’ospedale
della zona.

Intanto a Sarzac, un paese qualche km più in là, il
tenente Max Kerkerian (Vincent Cassel) indaga sul furto in
una scuola elementare e sulla profanazione di una tomba.
Kerkerian scopre che la tomba profanata è quella di Judith
Herault, una bambina morta nel 1982, e che nella scuola è
stata rubata proprio la sua scheda personale. Dopo avere
interrogato un vecchio meccanico che gli racconta la
storia di Judith, investita da un camion, Kerkerian
raggiunge la madre della piccola in un convento di suore.
La suora, che da 18 anni vive nel “voto delle tenebre”,
rivela al poliziotto che sono stati i “demoni” a portarle
via la piccola e che questi “demoni” risiedono a Guernon.
Intanto a Guernon Niemais conosce Cherneze, una
studentessa appassionata di “free climbing“ che detesta
l’ambiente elitario dell’università. Il commissario chiede
a Cherneze di accompagnarlo sul luogo in cui è stato
ritrovato il corpo per delle ricerche. Durante la scalata
di un costone i 2 scoprono il cadavere di un altro
studente ibernato e mutilato come il precedente. Niemais
decide di interrogare il medico locale. A casa del medico
scopre il tenente Kerkerian che tenta di forzare la
serratura della porta. Dopo un breve diverbio i 2 entrano
in casa del medico, ma non trovano nessuno. Niemais e
Kerkerian decidono di unire le loro scoperte per risolvere
un enigma che sembra sempre più complicato. Niemais
intuisce che l’assassino, facendogli ritrovare i corpi,
gli sta indicando qualcosa. Una notte i 2 tornano a casa
del medico e lo trovano appeso alla parete e orrendamente
mutilato. Nella casa s’imbattono anche in una figura
incappucciata che sta per sparare a Kerkerian, ma poi lo
risparmia e scappa. Kerkerian lo insegue sotto la pioggia,
ma il misterioso assassino è più veloce e riesce a
sfuggire. Ora le indagini si concentrano sull’ambiente
universitario, ma i sospetti cadono anche su Cherneze.
Mentre Kerkerian, tornato a Sarzac per fare aprire la
tomba di Judith, ha scoperto che la bara della bambina è
vuota, Niemais scopre che il 1° studente morto stava
lavorando a una tesi sulla perfezione del corpo umano,
sulla purezza del sangue e sull’eugenetica, intitolata
appunto “I fiumi di porpora“ (un riferimento alle vene).
Niemais è sempre più convinto che Cherneze sia legata agli
omicidi e decide di farle visita. Sulla strada rivela a
Kerkerian la sua scoperta: l’università è il laboratorio
di un progetto mostruoso. Tramite la “nursery“
dell’ospedale i dirigenti dell’università sostituiscono i
figli dei montanari, considerati sani e puri, con i loro
che, dopo anni di incroci tra consanguinei “eletti”,
nascono malati e “imperfetti”. Arrivati a casa di Cherneze
non trovano nessuno, ma nella cantina scoprono un vero e
proprio museo degli orrori: provette con organi umani e
membra sezionate. Niemais, anche se controvoglia, deve
credere che l’assassina è proprio Cherneze. Il giorno dopo
Kerkerian e Niemais la raggiungono sulla cima di una
montagna per arrestarla e assistono all’ennesimo colpo di
scena: Cherneze ha una sorella gemella. L’assassina è
proprio lei, cioè Judith la bambina creduta morta 18 anni
prima, che, vivendo nascosta e protetta da Cherneze,
uccideva i membri dell’università per fermare i “demoni”
di un progetto mostruoso. Judith ferisce Kerkerian, ma
l’eco degli spari provoca una valanga che sommerge i 4. Il
film finisce con i soccorsi che tirano fuori dalla neve
Kerkerian, Niemais e Cherneze.

Recensione

I films di Mathieu Kassowitz sono come un crescendo
imprevedibile. Ho visto “L’odio“ (1995) e “Amen“ (2002) e
posso dire che questa particolarità è la carta vincente di
Kassowitz. Anche nei “Fiumi di porpora“ si può riscontrare
questo stile inconfondibile. Di per sè la trama è banale,
ma ciò che la rende unica è la struttura su cui è basata.
Un thriller che cresce continuamente e s’intreccia a forma
di DNA. I colpi di scena non permettono allo spettatore di
prevedere il resto del film. Al contrario, questi danno
un’ulteriore spinta al crescendo della trama.

Ottima la scenografia, sia gli interni che gli esterni,
che si sposta dalla montagna coperta di neve alla
biblioteca universitaria, dall’obitorio agli spazi aperti
senza “inciampare” in contrasti particolarmente marcati.
Personalmente preferisco le inquadrature esterne, come
quando il commissario Niemais e Cherneze si arrampicano
sulla parete coperta di neve, dove il regista fa una bella
panoramica della vallata sottostante. Buono anche
l’effetto delle luci nelle scene notturne. Però ci sono
delle piccole incoerenze. Queste si notano in certi
dettagli. Ad esempio, perchè i cadaveri sono mutilati? Qui
Kassowitz non ha pensato che i dettagli non sfuggono allo
spettatore attento e alla fine del film resta il senso di
qualcosa di “insoluto”. Forse questi dettagli sono tornati
in mente a Kassowitz più tardi e li ha buttati
(sommariamente) nella scena in cui Kerkerian e Niemais
scoprono la strana “collezione” in casa di Cherneze.

Per me la pecca più evidente è il contrasto tra i 2
detectives. Kassowitz ha messo a fianco di un Jean Reno
tipicamente “sonnolento” un troppo irascibile Vincent
Cassel. La notevole (e costante) differenza dei
protagonisti si nota fin dall’inizio, anche prima che i 2
s’incontrino. Se devo dire la verità, anche il finale è un
po’ scontato (se vogliamo, anche banale) per un film che
fin dall’inizio punta in alto.

I fiumi di porpora“ resta comunque un ottimo thriller.
Oltre alla scenografia, il film ha una struttura che regge
nonostante le piccole incoerenze. Che sia dovuto a un
qualche talento naturale francese?

Il film ha già un seguito in attesa di essere distribuito,
“Les rivieres pourpres 2: Les anges de l’apocalypse”
(2003), tra l’altro interpretato ancora da Jean Reno. Non
ho idea di come sia il seguito, ma posso dire una cosa?
Per me “I fiumi di porpora“ è un film a cui non serviva il
seguito.

Recensione di Gik25
La regia è molto buona, ma è la sceneggiatura e la
trama il vero punto di forza del film. Il film infatti è
un vero e proprio giallo che piacerà moltissimo agli
amanti dei thriller gotici e dei romanzi gialli classici
più rinomati.
Il montaggio seppur lineare
(rispetta l’ordine temporale) è particolare e rende il
film leggermente difficile da seguire in alcuni punti
(occorre prestare una buona dose di attenzione), ma al
contempo lo rende anche più interessante e fascinoso.
Lo stile del regista e del film
stesso è molto particolare ed è rispettato anche nel
secondo episodio (“I fiumi di porpora 2”) che però è
meno valido di questo per via di una trama in apparenza
più assurda…
I protagonisti della vicenda sono
molto particolari, hanno un carisma tutto loro, e danno
al film un certo grado di alternatività rispetto ai
thriller classici.
In ogni caso, un film splendido,
uno dei migliori thriller degli ultimi tempi, veramente
da non perdere!

Voto: 9,0

Uno dei thriller più belli di tutti i tempi. Paragonabile solo a Seven e a pochi altri. Non perdetevelo, correte ad affittarlo